Immigrazione, remigrazione, la domanda più scomoda
Tasso di disoccupazione, popolazione attiva e propaganda
Immigrazione, remigrazione, la domanda più scomoda
di Ferruccio de Bortoli | 3 luglio 2026Tasso di disoccupazione, popolazione attiva e propaganda
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Se negli anni Settanta o Ottanta del secolo scorso ci avessero detto che avremmo avuto in futuro un tasso di disoccupazione del 5 per cento, come quello appena registrato dall’Istat, avremmo gridato al miracolo della sostanziale piena occupazione. Era il periodo della grande inflazione, degli effetti delle crisi petrolifere e
della paura esistenziale, ancestrale, della disoccupazione di massa. Uno spettro che non c’è più. Le aziende non lamentano solo la scarsità di competenze sul mercato del lavoro ma anche l’impossibilità di trovare persone da formare.
Il minimo storico della disoccupazione è spiegato anche con il fatto che il tasso si calcola sulla popolazione attiva. Ed è qui il punto. Il tasso di occupazione è leggermente sceso in maggio al 63 per cento - pur rappresentando sempre un indubbio successo del governo che può vantarsi di aver creato più di un milione di posti di lavoro - ma gli inattivi continuano a crescere. E hanno raggiunto il 33,6 per cento della popolazione, al massimo dell’Europa. E sono soprattutto aumentati tra i giovani e le donne, non nelle coorti più
anziane. Veronica De Romanis su La Stampa, da pochi giorni diretta da Antonio Di Rosa, analizza questo terzo d’Italia statisticamente inattivo formato da persone non solo ai margini del mercato del lavoro, ma spesso anche coinvolte in lavori familiari e di cura. Oltre naturalmente a tutto l’universo del nero.
Bisognerebbe conoscere di più questa parte formalmente inattiva, anche per ragioni demografiche, del Paese. E dare risposte soprattutto ai giovani, alcuni dei quali appaiono scoraggiati, favorire l’impiego femminile, innalzare i livelli di istruzione e formativi. Ovviamente questo terzo d’Italia «inattivo» sembra dare un appiglio, anche se sottile, a tutta la propaganda sulla remigrazione e sui limiti all’immigrazione. Ma in un’Italia anziana, che ha più
badanti che dipendenti del Servizio sanitario nazionale, ci si dovrebbe chiedere quanti italiani siano disposti a fare lavori, oggi quasi totalmente appannaggio degli immigrati, che una volta facevano i loro genitori e avi. Solo risposte sincere.
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3 luglio 2026, 12:00 - modifica il 3 luglio 2026 | 12:05
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