Fiorito, Izzo e Laporta: il Litorale Domizio nello sguardo di tre fotografi
Corriere della Sera - Cultura

Fiorito, Izzo e Laporta: il Litorale Domizio nello sguardo di tre fotografi

Giovedì 2 luglio 2026
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«Ri-conoscere» è il titolo di una mostra che si apre all’Archivio di Stato di Caserta, nella Sala Maria Amalia e nella Sala Maria Carolina del Palazzo Reale

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Fiorito, Izzo e Laporta: il Litorale Domizio nello sguardo di tre fotografi

di Melania Guida

«Ri-conoscere» è il titolo di una mostra che si apre all’Archivio di Stato di Caserta, nella Sala Maria Amalia e nella Sala Maria Carolina del Palazzo Reale

Qui sopra uno scatto di Izzo; in alto a destra di Laporta e in basso di Fiorito

Da quand’era chiamato il litorale «californiano» fino al declino segnato da un vero disastro ambientale, il litorale domizio testimonia un ruolo fondamentale nella storia del casertano. 
Da Pozzuoli fino alla foce del Garigliano, passando per Licola, Varcaturo, Castel Volturno e Baia Domizia, circa 60 chilometri di costa attraversano alcuni dei luoghi più emblematici e riconoscibili. Un territorio di bellezza straordinaria barbaramente violata nel tempo.
«Ri-conoscere il litorale domizio. Il riscatto di un territorio con un passato di confine», è il titolo della mostra che stasera, alle 18, inaugurerà all’Archivio di Stato di Caserta, nella Sala Maria Amalia e nella Sala Maria Carolina del Palazzo Reale. 

Lo sguardo attento di Gianni Fiorito, Giovanni Izzo e Salvatore Laporta, tre fotografi di talento, per il racconto visivo, curato da Mario Laporta, di un’area che ha vissuto momenti di grande entusiasmo progettuale per poi scivolare in quella fase di progressivo declino, caratterizzata da gravi criticità ambientali, tra cui lo smaltimento illecito di rifiuti tossici provenienti da diverse parti del Paese e dall’estero. 
Oggi, dopo le bonifiche, si è tentato di riprendere i progetti di sviluppo turistico e ambientale che non sono mai stati abbandonati dalla parte sana della popolazione. 

La mostra raccoglie circa 90 fotografie, organizzate in dittici e polittici, che documentano le trasformazioni paesaggistiche, sociali e culturali di un perimetro complesso ampiamente testimoniato da una copiosa documentazione d’archivio, che giunge sino alla seconda metà del XX secolo per offrire al pubblico uno strumento di riflessione sul passato e sulle possibili prospettive di riscatto e rigenerazione del litorale. 
Nel patrimonio documentario mancano però testimonianze della vita di quel territorio nella seconda metà del secolo scorso, quando è stato oggetto di interventi massicci e invasivi dal punto di vista urbanistico e paesaggistico. La fotografia può colmare quel «vuoto di memoria» grazie al ritrovamento di una raccolta di immagini del periodo dagli anni ’60 ai ’70 inoltrati.

«L’adesione a Strategia Fotografia col progetto “Ri-conoscere il litorale domizio” – afferma la direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta Fortunata Manzi - ha un obiettivo fondamentale: stimolare la riflessione sulle trasformazioni di un territorio e stimolare l’azione civica per la loro promozione e il loro riscatto».
Restituendo la complessità di un territorio, gli autori ci mostrano i cambiamenti che il paesaggio naturale ed antropico hanno attraversato in una sorta di continuo conflitto tra sfruttamento e sostegno delle risorse naturali dell’area, confrontandosi con una ricchissima collezione fotografica degli anni ’60 del secolo scorso. 

Gianni Fiorito, grazie al suo lavoro impegnato nei set e sulle location cinematografiche, interpreta il paesaggio con uno sguardo narrativo e visivo che richiama l’immaginario del cinema, evidenziando atmosfere e scenari sospesi tra realtà e rappresentazione; fa da contraltare Giovanni Izzo, memoria storica del territorio, che concentra la propria ricerca sull’archeologia edilizia e sull’evoluzione architettonica del luogo, documentando le trasformazioni urbane e le stratificazioni che hanno segnato il litorale nel corso dei decenni. Salvatore Laporta, usa il suo sguardo di cronista ricercatore, sviluppando un racconto attento alla dimensione sociale, dando voce alle comunità e alle dinamiche umane che abitano questi luoghi, tra memoria, criticità e possibilità.

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