Accademia Olimpica, statuto di svolta: adesso si apre ai giovani e ai «non veneti»
Nuove regole per aumentare la partecipazione, in forte calo. Abolite anche le classi d’insegnamento
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Accademia Olimpica, statuto di svolta: adesso si apre ai giovani e ai «non veneti»
di Andrea PravatoNuove regole per aumentare la partecipazione, in forte calo. Abolite anche le classi d’insegnamento
Scorrendo i quasi cinquecento anni di storia dell’Accademia Olimpica il 2026 avrà tutti i crismi per essere ricordato come un anno rivoluzionario. Si è concretizzato l’acquisto di Palazzo Angaran e a inizio dicembre entreranno in vigore il nuovo statuto e il nuovo regolamento (quest’ultimo sarà definito nei prossimi mesi). E diversi cambiamenti dello statuto non sono di certo ritocchi lessicali all’interno del microcosmo dell’antica istituzione culturale che promuove la cultura nel territorio. Tra le novità dell’ordinamento ne spiccano due: vengono abolite sia le classi d’insegnamento (istituite nel XIX secolo), sia i vincoli territoriali per l’accesso. Le modifiche sono frutto di un lavoro che da gennaio del 2025 impegna un’apposita Commissione Statuto formata da consiglio di presidenza e due membri per ogni classe d’insegnamento.
L’operazione statuto, fortemente voluta dal presidente dell’Accademia, Giovanni Luigi Fontana, ha portato a inizio giugno alle votazioni per l’approvazione. Il nuovo testo ha incassato un ampio consenso: l’85,35 per cento dei 198 accademici votanti (su 225 aventi diritto) si è espresso a favore. Gli astenuti sono stati l’11,11 per cento, mentre i contrari si sono fermati al 3,54 per cento. A guidare il lavoro della commissione è stata l’esigenza dell’Accademia di rispondere alle sfide della contemporaneità ma anche la necessità arginare alcune criticità riscontrate come gli squilibri nella composizione del corpo accademico, la scarsa partecipazione alla vita dell’istituzione e la volontà di favorire progetti multidisciplinari. Oggi tra i 253 accademici l’età media è di circa 66 anni e quasi l’80 per cento sono uomini.
Nasce quindi la categoria degli Accademici Junior che è riservata agli under 35(massimo 20 componenti) mentre viene eliminata la categoria dei fuori ruolo. Sempre sul fronte dell’inclusione viene introdotto un meccanismo destinato a favorire una maggiore presenza femminile: in caso di parità di voti nelle elezioni interne sarà eletto il candidato appartenente al genere meno rappresentato. Per evitare che il titolo si riduca a una semplice onorificenza i nuovi ingressi avverranno inizialmente come accademici corrispondenti. Solo chi dimostrerà un’effettiva partecipazione alla vita dell’istituzione (che oggi accusa un tasso di partecipazione sotto al 5 per cento) potrà poi diventare accademico ordinario. La nascita in provincia di Vicenza o la residenza da almeno tre anni in Veneto non saranno più vincolanti ma diventeranno criteri preferenziali in fase di accesso al corpo accademico.
Le tre classi d’insegnamento, dove vengono divisi per saperi gli accademici in Lettere ed Arti, Scienze e Tecnica e Diritto, Economia e Amministrazione, vengono abolite e sostituiti con 11 ambiti disciplinari in via di definizione per favorire la multidisciplinarità. Senza classi e relativi presidenti, presidente e consiglio di presidenza avranno più potere? «No», spiegano alcuni illustri accademici. Entra in gioco un nuovo organo, il consiglio Accademico che porterà invece a una «redistribuzione del potere». Sarà formato da 6 a 9 accademici nominati dal Consiglio di presidenza e avrà il compito di strutturare la programmazione culturale.
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2 luglio 2026
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