Il conto personale in difesa delle donne
«Una donna, un lavoro, un conto corrente» promosso dal «Corriere della Sera» discusso in Commissione al Senato
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Il conto personale in difesa delle donne
Rita Querze | 1 luglio 2026«Una donna, un lavoro, un conto corrente» promosso dal «Corriere della Sera» discusso in Commissione al Senato
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«Una donna, un lavoro, un conto corrente». È un programma essenziale quello dell’alleanza promossa dal Corriere per promuovere equità e crescita, due fattori che — ormai dovremmo averlo capito — vanno avanti a braccetto. Siamo partiti in punta di piedi a fine 2024. Ora il progetto può contare sul supporto di Confindustria, Confcommercio, Federmeccanica, Federchimica, Assotelecomunicazioni. E delle rappresentanze del mondo bancario: Abi e Federcasse. Anche Cgil, Cisl e Uil sono appena salite a bordo. D’altra parte il mondo della produzione — imprese e lavoratori — lo sanno: senza le donne l’Italia resta inchiodata a una crescita dello «zero virgola».
Partiamo dal lavoro. Molto c’è ancora da fare perché la libertà di lavorare per le donne sia nei fatti e non solo scritta sulla carta. Oggi 47 donne su cento non lavorano. Le 53 che lavorano hanno paghe orarie in media più basse del 17,4% nel settore privato. Inoltre, sono più spesso nelle condizioni di doversi adattare a contratti a termine e part time involontario. Siamo a un bivio: o mettiamo a disposizione nidi, tempo pieno a scuola, sgravi per gli aiuti domestici e un’organizzazione del lavoro più flessibile a misura di persone con carichi familiari, o si torna indietro. Il rischio di tornare indietro è forte. Basta vedere il moltiplicarsi sui social delle giovani influencer che propongono il modello della «mantenuta realizzata»: non lavoro perché il mio compagno mi mantiene e io sono felice di dedicare a lui tutto il mio tempo. Troppo facile liquidare questi post come semplici provocazioni per attirare l’attenzione sul web.
Veniamo al secondo punto, il conto corrente. Secondo Bankitalia le donne che non hanno un conto, né personale né cointestato, sono il 16%. Un’indagine condotta dal Museo del Risparmio con Episteme evidenzia come il 33% delle donne che hanno un conto in realtà non ha libero accesso alla sua gestione perché è cointestato e di tutto si occupa il padre, il fratello, il marito, il compagno. Tirando le somme, quindi, il 44% delle donne non ha un’autonomia finanziaria. D’altra parte se una su due non lavora e quelle che lavorano hanno entrate basse e intermittenti, la rinuncia al conto corrente personale è nelle cose. Segnaliamo infine che oggi in Italia lo stipendio può essere pagato sul conto corrente di una persona diversa dal lavoratore.
Quindi ci sono anche donne che si fanno accreditare i loro compensi sul conto corrente di qualcun altro.
Ma qualcosa si sta muovendo. In commissione permanente Finanze e Tesoro del Senato si sta discutendo un disegno di legge che, tra le altre cose, introduce l’obbligo di versare gli stipendi al lavoratore o alla lavoratrice su un conto corrente personale, non cointestato. Sarebbe un importante passo avanti. Non solo per le donne ma anche per gli uomini: non si può escludere che i lavoratori maschi, in condizioni estreme di ricatto, possano essere «convinti» a versare la retribuzione sul conto corrente di un terzo. La commissione sta procedendo in sede redigente, cosa che fa pensare a un iter accelerato. Non possiamo che auspicare un sostegno bipartisan a questo tipo di intervento. D’altra parte i passi avanti sul fronte dell’equità uomo-donna sono sempre stati fatti facendo prevalere un’analisi pragmatica dei problemi su una impostazione ideologica e di bandiera.
Va però sottolineato un punto. Le donne con buone posizioni lavorative il conto personale ce l’hanno già, se il testo diventasse legge sarebbero quelle con stipendi più bassi e precari a trovarsi ad aprirne uno. Sarebbe meritorio da parte delle banche fornire agevolazioni e costi di tenuta conto più bassi a questa nuova clientela. Non è forse questo il modo più concreto e tangibile di mettere a terra la responsabilità sociale?
Da parte nostra continueremo a promuovere la nostra alleanza «Una donna, un lavoro, un conto». Grazie al supporto delle associazioni di rappresentanza dei produttori, sono 26 le aziende che hanno aderito, diffondendo tra le lavoratrici e i lavoratori gli ideali del progetto e un decalogo sulla gestione del conto corrente. Ma della rete fanno parte anche 14 associazioni non profit e 54 banche e istituti di pagamento con iniziative per supportare (anche con costi più bassi) la clientela femminile. Ovviamente l’alleanza è aperta, ogni nuova adesione è benvenuta. Per informazioni e adesioni, https://eventi.corriere.it/una-donna-un-lavoro-un-conto/
1 luglio 2026
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