Faito Doc Festival, tornano il cinema e il Doc Camp tra i boschi dei Monti Lattari: film, workshop e musica dal 18 luglio
Corriere della Sera - Cultura

Faito Doc Festival, tornano il cinema e il Doc Camp tra i boschi dei Monti Lattari: film, workshop e musica dal 18 luglio

Mercoledì 1 luglio 2026
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Otto giorni di documentari, incontri, laboratori e visioni dal mondo a 1200 metri d'altitudine, oltre 50 film selezionati da 20 paesi, autori internazionali, arte e concerti fino al 26 luglio

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Faito Doc Festival, tornano il cinema e il Doc Camp tra i boschi dei Monti Lattari: film, workshop e musica dal 18 luglio

di Mirko Labriola

Otto giorni di documentari, incontri, laboratori e visioni dal mondo a 1200 metri d'altitudine, oltre 50 film selezionati da 20 paesi, autori internazionali, arte e concerti fino al 26 luglio

Cinema, natura e comunità: otto giorni di documentari, incontri, laboratori e visioni dal mondo a 1200 metri d’altitudine, oltre 50 film selezionati da più di 20 paesi, autori internazionali, laboratori, arte, concerti, yoga e tanti altri momenti di condivisione nel cuore del Parco dei Monti Lattari: è la ricetta della diciannovesima edizione del Faito Doc Festival, in programma dal 18 al 26 luglio.

«In un mondo che ci isola sempre di più, siamo ancora capaci di fare comunità?», è l’interrogativo che muove la fitta programmazione della stagione: il Monte Faito si fa laboratorio a cielo aperto, il cinema tiene insieme incontri, storie, ospiti internazionali, mostre e musica. Il tema del Festival fondato nel 2007 da Nathalie Rossetti e Turi Finocchiaro, «comunità», respira come una ferita aperta, in quest'anno segnato da guerre, polarizzazioni, disinformazione, isolamento e tanto più sul Monte Faito dopo l'immane tragedia della funivia si fa necessario, resistenza, rielaborazione e ripartenza.  E il documentario è il linguaggio giusto per avvicinare confini culturali e sociali, che al Faito convergono fisicamente, senza mediazioni. 

I film che raccontano il mondo

La competizione internazionale dei lungometraggi è un viaggio nelle fragilità e nelle resistenze. Rashid, l'enfant de Sinjar di Jasna Krajinovic segue lo sguardo di un giovane yazida sopravvissuto all'ISIS sospeso tra la voglia di fuggire e il peso delle memorie. Con Dans Leur Monde, Isabelle Rey si addentra nel territorio dolce e fragile dell'anzianità.

E conL'Ancre, Jen Debauche attraverso gli occhi magnetici di Charlotte Rampling ci porta dentro una comunità di cura dove la fragilità psichica viene accolta e i legami diventano un'ancora contro l'abisso della solitudine. 

Dal Senegal, Mamadou Khouma Gueye firmaLiti Liti: racconto intimo e politico sul legame con sua madre e sulla scomparsa del loro quartiere a Dakar, tra sviluppo urbano, giustizia sociale e memoria collettiva.

Accanto ai lungometraggi, la competizione internazionale dei cortometraggi allarga la visione su migrazioni, diritti umani e resistenza, con lavori  provenienti da Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Titoli come Pour Cristiany Fernandes, À Vol d'Oiseau, O Rio de Janeiro Fica Lindo e Al Basateen intrecciano storie personali e narrazioni universali, chiedendoci: come abitiamo il mondo? E come impariamo a stare insieme?

Lo sguardo italiano

Il Festival riserva uno spazio speciale al cinema del reale del nostro Paese. Fra i titoli, in Tempo di Attesa, Claudia Brignone racconta la maternità come un passaggio che nessuna dovrebbe attraversare da sola, un promemoria tenero e necessario. 

Con Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza, Erika Rossi trasforma il teatro in occasione di emancipazione: un luogo dove normalità e diversità si incontrano e scontrano, restituendo dignità a ciò che la società chiama "errore". In Napoli Felix, Alessia Maturi e Maria Reitano raccontano come Felice Pignataro e poi sua moglie, Mirella La Magna, hanno trasformato la periferia est partenopea in un cantiere di resistenza culturale e civile, sviluppando fattivamente un'idea di comunità intesa come pratica quotidiana di cura e riscatto, e del fare rete, come atto poetico e dunque politico.  E se la resistenza ha bisogno di gioia, allora la Murga di Napoli farà tremare il Faito col suo ritmo travolgente. La tradizione carnevalesca sudamericana – nata come voce di strada e grido collettivo – diventa qui danza, colore, partecipazione. Un corteo di corpi e tamburi che salirà tra gli alberi del Monte, invitando tutti a ballare.

Oltre lo schermo: formazione, arte e partecipazione

La metà delle proiezioni è accompagnata dalla presenza di registi, produttori e protagonisti, offrendo occasioni dirette di dialogo e confronto.

Cuore della formazione è il V Pitching Faito Doc – "Ali per la Creazione", realizzato con SABAM, SCAM e ZaLab col patrocinio SIAE. Sei autrici e autori selezionati svilupperanno i propri progetti accompagnati da professionisti: più che un tutoraggio, una residenza di scrittura fondata sul dialogo tra emergenti e affermati. La presenza di ZaLab «rafforza la vocazione del Festival come luogo di ricerca e crescita per le nuove generazioni di cineasti». Gli operatori del settore potranno anche partecipare a un incontro professionale con Noël Magis, direttore di screen.brussels, dedicato alle opportunità di sviluppo e sostegno internazionale per il cinema documentario. 

A valutare le opere, cinque giurie che riflettono lo spirito partecipativo del Festival: la Giuria Internazionale dei Magnifici (professionisti del cinema da diversi Paesi), la Giuria Internazionale Giovani, e tre giurie popolari che coinvolgono i residenti de Il Camino, i partecipanti del Faito Doc Camp e i giovani dell'Associazione Il Melograno APS – Circolo Legambiente Penisola Sorrentina per la Competizione Nazionale.

E per tutti, tornano Docs for Kids, la rassegna dedicata a bambini e famiglie; il Cinema muto in musica; e la particolarmente significativa collaborazione con il Centro terapeutico-riabilitativo Il Camino, coinvolto in una giuria ma anche nella realizzazione della scenografia "Una Comunità in Cartapesta",   laboratorio curato da Anna Pallotta che intreccia creatività e inclusione.

Mostre, incontri e passeggiate 

Il Festival propone inoltre un ricco percorso espositivo: le fotografie di Salvatore De Stefano dedicate al laboratorio di cartapesta de Il Camino; i reportage di Thérèse Di Campo sulle comunità del Marocco e del Congo; quelli di Alessia Capasso sul Montenegro; e tra gli artisti, Franco Massa, pittore autodidatta di Moiano che reinventa i grandi maestri inserendo nei loro dipinti i volti del suo paese, sviluppando un originale racconto visivo di e comunità; e ancora, le opere dell'artista belga Sophie Veys, del disegnatore messicano Max Hermosillo, mostre di grafica, writing e street art con Dom Cuomo e l'artista peruviana Nayla Martinez.

Il cuore del Festival è sempre la Casa del Cinema, un chapiteau immerso nel bosco che ospita proiezioni e incontri. Attorno, il Faito Doc Camp – spazio di accoglienza e partecipazione realizzato con l'associazione Gli Amici della Filangieri – dove spettatori, artisti, studenti e volontari condividono per una settimana esperienze artistiche, pratiche di yoga e meditazione con Annamaria De Gennaro e Bernard Stevens, idee, visioni e musica dal vivo.

Le passeggiate naturalistiche tornano nel programma assieme a concerti e performance, il festival prevede anche una camminata finale dal Monte Faito a Pimonte, dove il pubblico potrà assaporare le specialità culinarie locali e ascoltare un concerto di musicisti pimontesi.

Ma prima, tra gli incontri, quelli con le associazioni SOS Mediterraneo, lo Spartak San Gennaro di Napoli, Oltre il Guscio e "Una e centomila" contro il femminicidio. Ogni film diventa così un'occasione per interrogarsi e riflettere tutti insieme.  Per nove giorni il Monte Faito diventa dunque  laboratorio di comunità a cielo aperto dove cinema, arte, natura e relazioni umane dialogano continuamente; e da tempo quella del Faito Doc è una comunità temporanea, che ogni estate si ritrova sulla montagna per fare due conti al mondo, ogni volta con occhi diversi, qualsiasi cosa accada. Un po' come il villaggio scozzese della fiaba cinematografica Brigadoon riappare d'estate coi suoi propositi intatti: il cinema non è solo spettacolo ma ascolto, condivisione e crescita.

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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 20:58)

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