I Gaznevada tornano in piazza Verdi: «Suoniamo per voi, sarà un concerto che riassume ciò che abbiamo attraversato in tutti questi anni»
Corriere della Sera - Cultura

I Gaznevada tornano in piazza Verdi: «Suoniamo per voi, sarà un concerto che riassume ciò che abbiamo attraversato in tutti questi anni»

Mercoledì 1 luglio 2026
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Stasera il gruppo bolognese torna in Piazza Verdi dopo quarant'anni: le parole di Ciro Pagano, il Robert Squibb della band

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I Gaznevada tornano in piazza Verdi: «Suoniamo per voi, sarà un concerto che riassume ciò che abbiamo attraversato in tutti questi anni»

di Andrea Tinti

Stasera il gruppo bolognese torna in Piazza Verdi dopo quarant'anni: le parole di Ciro Pagano, il Robert Squibb della band

I Gaznevada in concerto stasera al BOtanique

I Gaznevada tornano dopo 40 anni in Piazza Verdi grazie alla programmazione di BOtanique, nel suo continuo pellegrinaggio per la città. Un concerto gratuito (ore 21.30) che potrebbe riportare le lancette indietro nel tempo. Ciro Pagano, il Robert Squibb della band, c’era fin dall’inizio. 

Si può parlare di una seconda giovinezza per i Gaznevada? 
«Temo che la giovinezza sia una sola, per la musica, per i progetti e per noi umani. Si può, però, parlare di un nuovo percorso, ripartito mettendo in comune le nostre esperienze professionali e personali, mie e di Marco (Bongiovanni ndr) e proseguito attraverso una serie di eventi incoraggianti e costruttivi». 

Lo spettacolo che portate in scena oggi è più concerto o djset? 
«È sempre difficile definire la musica e la sua rappresentazione dal vivo. Posso dire che quello che stiamo portando in giro è la sintesi di tutto ciò che abbiamo attraversato in questi lunghi anni. Per essere concreti: non ci sono chitarre elettriche e batterie, ma non ci sono neppure playlist mixate. Quindi non è né un concerto né un dj set. Possiamo chiamarlo performance, live set, oppure, semplicemente, i Gaz dal vivo». 

In scaletta proponete anche brani che vi hanno formato e influenzato a livello artistico? 
«Tutti abbiamo una colonna sonora che ci ha formati, accompagnati e in qualche modo perseguitati nel corso della vita. Alla Traumfabrik c’era sempre un giradischi acceso dove giravano Ramones, Suicide, Bowie, DAF, Velvet Underground, Eno, Moroder. Pezzi seminali per la nostra formazione e abbiamo deciso di riproporli adattandoli alle atmosfere di oggi». 

Qual è il brano dei Gaz di cui va più fiero? 
«I.C. Love Affair: è il primo tentativo riuscito di fare un brano interamente elettronico, ha segnato una rottura profonda con il periodo precedente e soprattutto è talmente trasversale che ancora oggi viene suonato. Molti lo considerano anticipatore della house music, ma in realtà fu composto alla fine del 1982, decisamente troppo presto per parlare di house». 

Se oggi avesse 20 anni si getterebbe ancora nelle fauci della musica? 
«Ne ho quasi 70 e sono ancora qui. Direi proprio di sì». 

I Gaznevada si possono considerare dei sopravvissuti ad un periodo, diciamo, turbolento? 
«Siamo stati fortunati. Per il resto rimando a chi avrà voglia e curiosità di guardare la nostra storia raccontata in Going Underground». 

È rimasto soddisfatto della riuscita del film che racconta la storia dei Gaz?
«Totalmente. La regista Lisa Bosi ha colto l’essenza di quegli anni attraverso la nostra storia. Non era semplice: è una vicenda ruvida e ogni racconto richiede un punto di vista — da lontano può sembrare comica, da vicino diventa drammatica. Lisa ha trovato una chiave visionaria che abbiamo tutti apprezzato e condiviso. Personalmente avevo sempre evitato racconti di quel periodo perché spesso morbosi, politicizzati o nostalgici. Qui, invece, c’è stata la giusta interpretazione». 

Una volta a un live sentii i musicisti dire: «Andiamo e suoniamo per noi, per divertirci, per stare bene». I Gaznevada per chi suonano? 
«Al contrario, noi suoniamo per far appassionare e divertire il pubblico e questa cosa, quando succede, ci fa stare bene».

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