A Palazzo Cavallerini Lazzaroni la personale «Intuitive Force» del pittore rumeno Ioan Sbârciu
Fino al 12 luglio l'esposizione presenta una selezione di opere di medie e grandi dimensioni, concepite come un viaggio visivo in cui la pratica pittorica dialoga con le tradizioni della letteratura e del pensiero filosofico
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A Palazzo Cavallerini Lazzaroni la personale «Intuitive Force» del pittore rumeno Ioan Sbârciu
di Andrea CelestiFino al 12 luglio l'esposizione presenta una selezione di opere di medie e grandi dimensioni, concepite come un viaggio visivo in cui la pratica pittorica dialoga con le tradizioni della letteratura e del pensiero filosofico
Dall’ 11 giugno al 12 luglio, gli storici spazi di Palazzo Cavallerini Lazzaroni a Roma ospitano la mostra personale «Intuitive Force» del celebre pittore rumeno Ioan Sbârciu. L'esposizione presenta una selezione di opere di medie e grandi dimensioni, concepite come un viaggio visivo in cui la pratica pittorica dialoga con le tradizioni della letteratura e del pensiero filosofico. Non semplici riferimenti dotti, ma vere e proprie strutture attive della sua pratica artistica.
La scelta della sede non è casuale: la connessione tematica tra arte e pensiero scritto si integra perfettamente negli spazi del Palazzo, che ospita anche una storica libreria al piano terra. A livello subconscio, Ioan Sbârciu opera attraverso intuizioni archetipiche e figurazioni simboliche che emergono come sedimentazioni profonde di immaginari letterari e filosofici, di introspezione e analisi della realtà. Sul piano razionale, la sua ricerca si sviluppa in costante dialogo con le teorie di Umberto Eco e Giorgio Agamben, con la filosofia poetica di Lucian Blaga, oltre che con il confronto diretto con il filosofo Aurel Codoban e il poeta Ion Mureșan. Nel decennale della scomparsa di Umberto Eco, la mostra assume una rilevanza ancora più profonda, mettendo in luce le straordinarie affinità tra il pensiero del grande intellettuale italiano e la figura di Sbârciu.
Sul piano formale, la pittura di Sbârciu si colloca al confine tra figurazione e astrazione, fondandosi sul segno come elemento centrale della costruzione visiva. In questa prospettiva, l’opera dialoga con il pensiero di Eco, secondo cui il senso nasce dall’interpretazione dei segni all’interno di sistemi aperti. La pittura di Sbârciu diventa così espressione plastica del concetto di “opera aperta” coniato da Eco, in cui il significato non è mai definitivo ma si sviluppa come possibilità in espansione. All’interno di questo processo, lo spettatore è chiamato a compiere un’attività che Eco chiama “abduttiva creativa”: a partire dai segni visivi, formula ipotesi interpretative, costruendo progressivamente il senso dell’opera. Un'altra chiave di lettura della pratica dell’artista è offerta dal pensiero di Giorgio Agamben e dalla sua riflessione sul concetto heideggeriano di "Aperto", incentrato sulla distinzione tra l'uomo e l'animale e sulla capacità di accedere direttamente alla natura profonda delle cose.
La pittura di Sbârciu si confronta con questa condizione primordiale costruendo paesaggi che non sono semplici vedute naturali, bensì topografie interiori in cui riaffiorano memoria ancestrale, animalità, mito e materia. “Intuitive Force” celebra la pittura come spazio d'incontro tra materia e pensiero.
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15 giugno 2026 ( modifica il 15 giugno 2026 | 11:00)
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