L'attrice Sara Lazzaro ha scelto Venezia per vivere: «Ma è una città fragile, dobbiamo impegnarci tutti. La politica? Bisogna esporsi»
Corriere della Sera - Cultura

L'attrice Sara Lazzaro ha scelto Venezia per vivere: «Ma è una città fragile, dobbiamo impegnarci tutti. La politica? Bisogna esporsi»

Lunedì 15 giugno 2026
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L’artista padovana al cinema con la commedia «Smart Working» è molto attiva anche sui social: «Le elezioni? Sinceramente speravo in un cambiamento. Il problema della casa qui è serio»

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L'attrice Sara Lazzaro ha scelto Venezia per vivere: «Ma è una città fragile, dobbiamo impegnarci tutti. La politica? Bisogna esporsi»

di Sara D'Ascenzo

L’artista padovana al cinema con la commedia «Smart Working» è molto attiva anche sui social: «Le elezioni? Sinceramente speravo in un cambiamento. Il problema della casa qui è serio»

Il ruolo di Laura in Smart Working di Svevo Moltrasio, accanto a un inedito Maccio Capatonda - tremendamente serio! - rappresenta un po’ uno spartiacque per Sara Lazzaro, 41 anni, nata in provincia di Padova ma da anni veneziana, arrivata a diciotto anni di carriera: «In questo momento mi piace avere un approccio diverso, avere un po’ più di scelta e magari ambire a ruoli un po’ piu grandi. La commedia mi apre spesso le braccia, ma sto cercando di ricalibrare dove voglio andare». Per il momento, dunque, è in sala nei panni di Laura, una donna che sta per avere il secondo figlio, aspirante scrittrice, alla quale viene rivolta una proposta per certi versi indecente: fingersi l’autrice di un libro che non ha scritto.

Lazzaro, questa Laura sembra fin troppo buona...
«Quello che voleva il regista, autore anche della sceneggiatura, è che fosse davvero molto buona, genuina, entusiasta, soprattutto all’inizio. La commedia parte con ritmi molto brillanti, colori saturi, poi piano piano si insinuano delle dinamiche che spesso non si vedono in certi film. Vuole fare le cose giuste e ha una grande moralità, soprattutto se poi vedi in scena persone come la sua amica che si comporta totalmente in un altro modo, senza troppi scrupoli».

Tratta un tema cruciale: quello del lavoro.
«C’è sia una riflessione sociale, sul lavoro, sia una sulla coppia. Il lavoro appare come lo viviamo oggi: non è più umano, non ha più il bioritmo dell’umano, con stipendi sono fermi agli anni ’90 e costo della vita e inflazione alle stelle. Questo crea disagio per cui anche formule come lo smart working, che ha rivoluzionato le vite delle persone, sia analizzato sotto diversi punti di vista».

Anche nel cinema le cose non vanno benissimo.
«Il cinema è un’industria che non è a compartimenti stagni, la crisi di un settore ha effetto domino su tutti gli aspetti produttivi. La difficoltà di non avere fondi genera poche sceneggiature, lavorano sempre gli stessi attori. Tutti siamo coinvolti. Ho colleghi, non solo attori, ma truccatori, tecnici, elettricisti che sono a casa, persone incredibili con un talento eccelso che sono in affanno. Nel mio caso specifico ci sono stati progetti in cui eravamo tutti pronti e ora c’è l’incertezza se si potrà girare o no. Io mi ritengo molto fortunata o privilegiata, sono emersa in diciotto anni di lavoro, e negli ultimi sei anni ho lavorato ininterrottamente. Ora vedremo».

Sui social lei non fatica a esporsi, sia sulla Palestina, sia su Venezia, la sua città.
«In questo ultimo anno in diversi festival c’è stato un grande dibattito su Israele e anche con la Biennale Arte. Ho apprezzato il discorso a Cannes di Almodóvar: l’essere umano ha valenza politica perché cittadino, dal greco polis. E questo implica essere attivo, partecipare alla creazione della società, ora come mai è necessario un nostro farci avanti. Ho molta difficoltà con chi dice che non è politico o esperto di geopolitica: neanche io lo sono, ma davanti a cose come la Palestina, il Congo, il Sudan, il blackout dall’otto gennaio in Iran, l’embargo a Cuba, bisogna far sentire la propria voce per far capire che si è solidali. Preferisco espormi!».

E su Venezia? Che ne pensa del nuovo sindaco Venturini?
«Un po’ speravo in un cambiamento per una città in cui vivo da tre anni, nella quale ho studiato e che amo tantissimo. Ho un sacco di amici qui che sono attivi con la cultura e noto la fatica soprattutto da residente del centro storico per l’overturism. Questa è una città estremamente fragile, non ci sono case in cui vivere, ogni due case una è un b&b: è una questione che bisogna cominciare a trattare in modo veramente più attivo per tutelare la cittadinanza. Speravo in un cambiamento perché ho visto una città molto affaticata, anche dal punto di vista culturale. La mia speranza è che il sindaco che tenga a mente tutta una serie di questioni che grazie alla campagna elettorale sono emerse».

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