Patrimoniale, l'eterno ritorno di una proposta elettorale inutile
Patrimoniale, l'eterno ritorno di una proposta elettorale inutile
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(SOLINAS)
Caro direttore,
perché la campagna elettorale per le politiche è partita così presto? È normale parlare ora di un’eventuale patrimoniale per i super ricchi? Non si rischia l’effetto saturazione per l’elettore? Che poi l’Imu sulle seconde case o la Tari o le altre tante tasse non sono già un surrogato di patrimoniale? Che poi come sarà lo scenario internazionale tra un anno conta assai per le politiche 2027.Marco Sostegni di Vinci
Caro direttore,
è noto che parlare di “patrimoniale” spaventa gli italiani anche perché si parte da un assioma sbagliato: si considera ricco chi in realtà non lo è. Infatti, la nostra tassazione generale sembra individuare come ricco chi ha un reddito tra i 75 e 100 mila euro lordi concettualmente importi da “ceto medio”. Una patrimoniale in Italia finirebbe per interessare esclusivamente solo il ceto medio mentre i grandi capitali in qualche modo “schermati” sotto forma di società non verrebbero minimamente toccati. Forse i miliardi di euro andrebbero cercati presso i tanti evasori che nel nostro paese sono ancora tanti.Luca Testera Pardi
Cari Sostegni e Pardi,
Sul tema della patrimoniale si assiste all’eterno ritorno di un dibattito propagandistico: serve solo a spaventare gli italiani e non porta mai a nulla. D’altra parte, questo Paese di tutto ha bisogno tranne che di nuove tasse. Sarebbe meglio concentrarsi nell’impresa di farle pagare a chi le evade. Lo ha già spiegato molto bene, sul Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli: i grandi capitali non conoscono frontiere e di fronte a una tassazione sgradita se ne vanno via all’istante, quelli medi e piccoli (anche se la tassazione non li riguardasse) si sentirebbero subito minacciati da qualcosa che ritengono ingiusto (in particolare i proprietari di case). Il risultato per le casse pubbliche e per l’equità sociale? Zero. In compenso la questione serve a provocare, nell’anno che manca alle elezioni, dibattiti tormentati. Moltiplicherà le spaccature politiche (basta guardare alle tante posizioni diverse dentro il cosiddetto Campo largo, con Giuseppe Conte paladino del no alla misura) e concentrerà la discussione su qualcosa che alla fine si rivelerà irrilevante. Buttare il tempo in vista del voto è un delitto. Il Paese avrebbe bisogno di un’agenda con pochi punti qualificanti su crescita, innovazione, sanità e salari; agenda che dovrebbe stare a cuore sia al governo che all’opposizione. In un mondo sopraffatto da tensioni globali e guerre dovrebbe essere considerato un obbligo. Evidentemente non è così.
15 giugno 2026
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