Il mal di denti e l'isolamento
Corriere della Sera - Cultura

Il mal di denti e l'isolamento

Domenica 14 giugno 2026
3 visualizzazioni

Pubblichiamo l'incipit di «Diario della guerra al maiale», romanzo distopico di Adolfo Bioy Casares (Buenos Aires, 1914-1999; nella foto) che uscì in Argentina nel 1969 e ora torna in libreria per Sur nella nuova traduzione di Francesca Lazzarato (pp. 221, euro 18, dal 17 giugno): i giovani scatenano una feroce guerra nei confronti degli ultracinquantenni. Una metafora che regge il tempo.

Lunedì 15 giugno 2026

Il mal di denti e l'isolamento

Pubblichiamo l'incipit di «Diario della guerra al maiale», romanzo distopico di Adolfo Bioy Casares (Buenos Aires, 1914-1999; nella foto) che uscì in Argentina nel 1969 e ora torna in libreria per Sur nella nuova traduzione di Francesca Lazzarato (pp. 221, euro 18, dal 17 giugno): i giovani scatenano una feroce guerra nei confronti degli ultracinquantenni. Una metafora che regge il tempo.

di ADOLFO BIOY CASARES


Lunedì 23-mercoledì 25 giugno 
Isidoro Vidal, noto nel quartiere come don Isidro, dal lunedì precedente quasi non usciva dalla sua stanzané si faceva vedere. Non c’è dubbio che diversi inquilini, e soprattutto le ragazze della sartoria installata nella stanza di fronte, ogni tanto lo sorprendessero fuori dal suo rifugio. All’interno di quell’affollato edificio le distanze erano considerevoli, e per arrivare al bagno bisognava attraversare due cortili. Confinato in camera sua e in quella attigua del figlio Isidorito, si ritrovò dunque separato dal mondo. Il ragazzo, con la scusa del sonno arretrato (lavorava come custode nella scuola serale di avenida Las Heras), aveva l’abitudine di smarrire il giornale che il padre aspettava con ansia e continuava a dimenticare la promessa di portare la radio dall’elettricista. Privato di quel vetusto apparecchio, Vidal sentiva la mancanza delle quotidiane «chiacchierate davanti al caminetto» di un certo Farrell, indicato dall’opinione pubblica come il capo occulto dei Giovani Turchi,movimento che ha brillato come una stella fugace nella nostra lunga notte politica. Davanti agli amici, che detestavano Farrell, lo difendeva sia pur tiepidamente; deplorava, è vero, gli argomenti di quel caporione, più astiosi che ragionevoli; ne condannava le calunnie e le menzogne, ma non nascondeva l’ammirazione per le sue doti di oratore, per il tono caldo di quella voce così nostrana e, proclamandosi obiettivo, riconosceva a lui e a tutti i demagoghi il merito di far prendere coscienza della loro dignità a milioni di paria. 

Responsabili di quell’isolamento – troppo prolungato per non essere dannoso – furono un vago mal di denti e l’abitudine di portarsi una mano alla bocca.Una sera, mentre tornava dai bagni in fondo all’ultimo cortile, fu colto di sorpresa da una domanda: «Che cosa le succede?».
Scostò la mano e guardò perplesso il suo vicino Bogliolo, che effettivamente lo aveva salutato. Vidal si affrettò a rispondere: «Niente, signore». 
«Come, niente?», protestò Bogliolo, la cui espressione, a osservarlo bene, aveva qualcosa di strano. «Perché si porta la mano alla bocca?». 
«Un dente. Mi fa male. Non è nulla», rispose sorridendo. 

Vidal era piuttosto piccolo, magro, con i capelli che cominciavano a diradarsi e uno sguardo triste, che diventava dolce quando sorrideva.Il gradasso tirò fuori un taccuino dalla tasca, scrisse un nome e un indirizzo, strappò la pagina e gliela consegnò, spiegando: «Un dentista. Ci vada oggi stesso. La rimetterà a nuovo». 

Quel pomeriggio, Vidal andò all’ambulatorio.Sfregandosi le mani, il dentista gli spiegò che a una certa età le gengive si rammollivano internamente, come fossero di creta, e che adesso, per fortuna, la scienza disponeva di un pratico rimedio: l’asportazione di tutta la dentatura, sostituita con un’altra più efficiente. Dopo aver menzionato una cifra complessiva, l’uomo si dedicò alla paziente macelleria; sistemò infine molari e denti sulla carne tumefatta, e disse: «Può chiudere la bocca». Una cosa cui si opponevano il dolore, i corpi estranei e soprattutto l’avvilimento provocato dal confronto con lo specchio. 

Il giorno dopo, Vidal si svegliò con malessere e febbre.Suo figlio gli consigliò di tornare dal dentista: ma lui non voleva più saperne di quell’individuo. Rimase a letto, malato e depresso, e durante le prime venti ore non si azzardò neppure a prendere un mate. La debolezza accrebbe la malinconia; la febbre gli offriva il pretesto per starsene in camera e non farsi vedere. 

Mercoledì 25 giugno decise di mettere fine a quella situazione. Sarebbe andato al caffè, a giocare la solita partita a carte. Si disse che la sera era il momento migliore per affrontare gli amici. Quando entrò nel caffè, Jimi (Jaime Newman, un figlio di irlandesi che non sapeva una parola di inglese; alto, biondo, roseo, di sessantatré anni) lo salutò con questo commento: «Te lo invidio quel tritatutto».   
(© Adolfo Bioy Casares, 1969, and Heirs of Adolfo Bioy Casares; © SUR, 2026)

Su «la Lettura» #759, disponibile in edicola e in questa App, la nuova traduzione di «Diario della guerra al maiale» di Adolfo Bioy Casares è recensita da Romana Petri. 

14 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 20:54)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo