«Quote rosa» e diritti conquistati
Corriere della Sera - Cultura

«Quote rosa» e diritti conquistati

Domenica 14 giugno 2026
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Alcuni parlamentari di Futuro Nazionale hanno chiesto di abbassare il numero dei posti da riservare alle donne nelle liste elettorali, alzando dal 60 al 65 per cento il tetto in vigore per la prevalenza di un sesso

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«Quote rosa» e diritti conquistati

Elvira Serra | 14 giugno 2026

Alcuni parlamentari di Futuro Nazionale hanno chiesto di abbassare il numero dei posti da riservare alle donne nelle liste elettorali, alzando dal 60 al 65 per cento il tetto in vigore per la prevalenza di un sesso

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La faccia ce l’ha messa una donna, Laura Ravetto, recente acquisto di Futuro nazionale, che ha presentato un emendamento alla legge elettorale con i colleghi di partito Emanuele Pozzolo, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello per ridimensionare le «quote rosa». Ravetto e gli altri chiedono di abbassare il numero dei posti da riservare alle donne nelle liste elettorali, alzando dal 60 al 65 per cento il tetto in vigore per la prevalenza di un sesso. Al nostro Marco Cremonesi, sul Corriere, la deputata ha spiegato che «i seggi devono andare ai migliori, a prescindere dal genere». Altrimenti, di questo passo, «oltre alle quote rosa dovremo fare quelle per le minoranze etniche, o quant’altro». E, signora mia, chissà dove andremo a finire.

Al mondo al contrario, come minimo, quello su cui ha costruito la sua fortuna il generale Roberto Vannacci, il quale, per inciso, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, sul tema ha voluto specificare che la proposta di ridimensionamento di genere fosse sua, sia mai passasse il messaggio sbagliato di una donna con idee proprie (per quanto avvilenti). Si potrebbe aggiungere molto. Ma qui faccio solo un ripasso striminzito, prendendo in ordine sparso spunti dal nuovo saggio di Serena Dandini scritto per Einaudi, Paura non abbiamo.

Il 25 giugno del 1946, ottant’anni fa, varcarono il portone del Parlamento 21 madri costituenti: erano il 3,7 per cento del totale (556). Bianca Bianchi, per dirne una, la socialista soprannominata dai giornalisti «la biondissima», era stata eletta con 15.000 voti: più del doppio del capolista Sandro Pertini. Alle Politiche successive, nel 1948, le donne elette sono 49 su 978, con l’incidenza che sale al 5,01 per cento (le senatrici sono appena 4). Soltanto nel 1963 entra in vigore la legge 66 che consente alle donne di accedere alle carriere pubbliche e a tutte le professioni. Teresa Noce, che fece parte della Commissione dei 75 che lavorò al testo della nostra Costituzione (5 donne su 75), raccontò di aver chiesto lei di entrarci: «Se no, mica mi ci mettevano. Le cose, bisogna prendersele per forza». In definitiva. Al generale Vannacci, che considera un’offesa per le donne essere favorite per il genere e non per il merito (ci perdoni, ma quello non è mai stato in dubbio), non poteva rispondere meglio Lilli Gruber: «Si offenda lei. Se ci vengono garantiti i nostri diritti, noi non ci offendiamo».

14 giugno 2026

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