Che mestiere fai? Il solleticatore di ratti. Un progetto fotografico per spiegare la felicità
Il Fotofestival Lenzburg, in Svizzera, ha ospitato, «Happy Pills», il progetto del fotografo Paolo Woods e del giornalista Arnaud Robert: scatti di farmaci, sostanze e rimedi, per riflettere sulla nostra idea di benessere
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Che mestiere fai? Il solleticatore di ratti. Un progetto fotografico per spiegare la felicità
di Nicola CamponovoIl Fotofestival Lenzburg, in Svizzera, ha ospitato, «Happy Pills», il progetto del fotografo Paolo Woods e del giornalista Arnaud Robert: scatti di farmaci, sostanze e rimedi, per riflettere sulla nostra idea di benessere
©︎ Paolo Woods & Arnaud Robert
Un mestiere: il solleticatore di ratti. È uno dei punti di partenza più strani per una mostra fotografica ma, forse tra i più efficaci, per entrare nel mondo di Happy Pills; un progetto del fotografo Paolo Woods e del giornalista Arnaud Robert, presentato al Fotofestival Lenzburg (Svizzera), che si è svolto dal 9 maggio al 7 giugno.
Un topo che ride. Una mano che lo sfiora. Ecco la gigantografia che ha subito attirato la mia attenzione. Sembra una battuta, ma il «professional rat tickler» esiste davvero. In alcuni studi scientifici, i ratti vengono solleticati per osservare le loro reazioni al piacere. Un’immagine quasi assurda, ma che introduce bene il tema di Happy Pills: oggi proviamo a misurare la felicità, a studiarla e, a volte, anche a modificarla grazie alla medicina. Il progetto, come lo presenta il festival, parte da un’idea tanto semplice quanto scomoda: la felicità è diventata quasi un dovere, e la chimica uno dei modi con cui proviamo a raggiungerla.
Woods e Robert hanno viaggiato per anni in svariati Paesi del mondo. Un lungo viaggio collezionando scatti di «happy pills»: farmaci, sostanze e rimedi. A coppie in vacanza, famiglie, anziani e coloro che si prestavano alla ricerca, veniva chiesto di mostrare le loro medicine. Azione tanto facile quanto scomoda. Quando qualcuno mostra le proprie medicine, non mostra solo degli oggetti. Mostra una fragilità. Una paura. Un segreto custodito. Dietro ogni confezione c’è una storia. Come quella di una ragazzina americana spinta dalla famiglia ad assumere farmaci ogni giorno per regolare l’umore... quando invece, forse, sta solo vivendo «quell’età strana» chiamata pubertà. O quella di un gigolò professionista che, pur essendo in ottima forma, dipende dalla pillola blu per garantire le sue prestazioni.
Una fotografia del progetto «Happy Pills» ©︎ Paolo Woods & Arnaud Robert
Ed è da queste storie che, da spettatore, il progetto mi ha toccato. A un certo punto ho smesso di guardare medicinali. I pensieri correvano verso il modo in cui cerchiamo di correggere la vita quando diventa troppo pesante, troppo lenta, troppo instabile, troppo poco performante.
Happy Pills diventa così qualcosa di più di una raccolta fotografica. Diventa una serie di domande sulla nostra idea di benessere: quanto dura la felicità? Il tempo di una compressa, di una notte? Un farmaco può davvero dare felicità? Piccole confezioni che promettono sollievo, equilibrio, energia, sonno e desiderio. Quanto di questo dipende dal corpo, quanto dalla mente, quanto dalle persone che abbiamo accanto, dai luoghi in cui viviamo, dalle paure che riusciamo a tenere a bada? Happy Pills è così un rompicapo elementare e impossibile allo stesso tempo.
14 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Addio a Tom Stoppard, grande drammaturgo inglese
Morto a 88 anni lo sceneggiatore di 'Shakespeare in Love'