Andrea Tenna: «Mio fratello Paolo mi ha insegnato a rendere concreti i sogni. Ho scritto un libro sull'Ai, che esalta ma può azzerare la fantasia»
Corriere della Sera - Cultura

Andrea Tenna: «Mio fratello Paolo mi ha insegnato a rendere concreti i sogni. Ho scritto un libro sull'Ai, che esalta ma può azzerare la fantasia»

Domenica 14 giugno 2026
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Il cofondatore di Cometa Studios: «Bisogna avere il massimo controllo sull'intelligenza artificiale ma preservando la bellezza della fatica, delle idee, del sudore e del lavoro»

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Andrea Tenna: «Mio fratello Paolo mi ha insegnato a rendere concreti i sogni. Ho scritto un libro sull'Ai, che esalta ma può azzerare la fantasia»

di Fabrizio Dividi

Il cofondatore di Cometa Studios: «Bisogna avere il massimo controllo sull'intelligenza artificiale ma preservando la bellezza della fatica, delle idee, del sudore e del lavoro»

Andrea Tenna con il fratello Paolo, scomparso nel 2019

«Ai, Ai, Ai». Non è lo slogan di un celebre spot, ma il titolo di un «Manuale d’Istruzioni» (AmazonKindle) ironico, godibile e all’insegna del «dubbio costruttivo» su uno dei più impattanti temi della contemporaneità. Lo ha scritto Andrea Tenna, cofondatore con Gabriele Moretti di Cometa Studios nonché fratello del compianto Paolo (ad di Fip e consigliere di amministraziona di Fctp, scomparso nel 2019), che esplora con approccio ampio e originale l’universo dell’intelligenza artificiale.

Da dove nasce l’idea di questo libro?

«Con una battuta, tutto inizia dalla serie Supercar che guardavo da bambino. Sembrava un sogno avere un’auto che rispondesse a un orologio, guidasse da sola e con cui poter perfino dialogare; e oggi, tra smartwatch, guida autonoma e Ai, si è realizzato un po’ di tutto questo. Però, c’è anche un lato oscuro, perché non parliamo con un amico, ma con realtà che rispondono a precise policy aziendali».

È su questa «via di mezzo» che riflette nel libro?

Andrea Tenna

«Ho avuto l’esigenza di scaricare a terra una serie di esperienze accumulate negli anni nel mondo della pubblicità, della comunicazione e della creatività, partendo da quando avevo 25 anni e mio fratello Paolo portò me e i miei quattro scalcagnati compagni di musica da una cantina a un contratto per la Columbia Sony Music per lavorare con Boosta dei Subsonica. In pochi anni, l’Ai ha ribaltato tutte le regole con cui ero abituato a lavorare, mettendo in discussione l’atto creativo nella sua essenza».

È davvero a rischio?

«Mi sono chiesto che fine ha fatto la fatica necessaria a comporre una canzone, costruire un videoclip e ideare una campagna quando c’è un’Ai così efficiente che, pur in maniera inebriante, azzera gli sforzi dell’immaginazione. Di fronte a questo, ho provato un senso di vuoto derivante dal rischio della privazione dell’umanità. Se non usi precauzioni, il pericolo di eliminare l’anima a un progetto è sempre più presente».

Dunque, si può mediare tra anima e tecnologia?

«Qualcuno ha detto: “Non voglio che l’intelligenza artificiale crei la mia arte mentre io sto lavando i piatti; voglio che sia lei a lavare i piatti, mentre io posso finalmente dedicarmi alla mia arte”. Questo mi ha fatto riflettere sulla necessità di avere il massimo controllo su un’invenzione paragonabile a quella del fuoco o dell’elettricità senza snaturarci, ma preservando la bellezza della fatica, delle idee, del sudore e del lavoro».

A questo proposito, la presentazione del corto «Anche per te» alle Gallerie d’Italia diretto da Luca Ribuoli e di cui lei è Ai Director sembra esemplare. Com’è andata?

«È stata una sfida che Michele Coppola, grande amico di Paolo, ha accettato. Partendo da 40 foto dell’archivio Publifoto di Intesa San Paolo, Ribuoli ha scritto una storia sugli 80 anni dal primo voto alle donne in Italia e l’Ai ha generato un vero e proprio cortometraggio. Unica regola? Far vincere la storia e non l’intelligenza artificiale. Chi l’ha visto si è commosso perché i sentimenti devono sempre dominare sugli “strumenti”. E mi lasci aggiungere che mentre lo realizzavo pensavo a due persone: a mio papà che mi raccontava che nel 1946 sua madre gli diceva di fare attenzione alle bombe inesplose e, ovviamente, a Paolo».

Quale sarebbe stato il suo commento?

«“Wow, facciamone subito un altro!”. Battute a parte, voglio ricordare il giorno in cui Paolo era a Roma nelle sue ultime ore su questa terra. Era in predicato di entrare nel board dell’lstituto Luce: non conosco i dettagli, ma so che aveva già intravisto in quel gigantesco archivio storico un patrimonio dalle enormi potenzialità. Lui era in anticipo su tantissime cose e dell’Ai si sarebbe innamorato; ma sono altresì convinto che sarebbe stato molto attento sul controllo e sull’uso etico di questa tecnologia».

Cosa le ha lasciato Paolo?

«Non tanto qualche abito di Jack Emerson o la tavola da snowboard, ma la sua capacità di dedicare tempo e risorse alle passioni per poi concretizzarle. Il coraggio di scrivere questo libro mi mancava, ma l’ho terminato grazie alla sua lezione: quella di saper perseguire fino in fondo i propri sogni». 

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14 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 10:52)

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