Non si resta insieme per «gratitudine» se non è scattata la cosiddetta chimica
Corriere della Sera - Cultura

Non si resta insieme per «gratitudine» se non è scattata la cosiddetta chimica

Domenica 14 giugno 2026
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La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Pesciolina e ForteForte

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Non si resta insieme per «gratitudine» se non è scattata la cosiddetta chimica

di Candida Morvillo

La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Pesciolina e ForteForte

Cara Candida, ho 27 anni e da otto mesi frequento un uomo che, a detta di chiunque mi conosca, sarebbe il fidanzato ideale. È gentile, educato, intelligente, affidabile. Ha un buon lavoro, una bella famiglia, amici che gli vogliono bene. Quando sono con lui sto tranquilla. Mi accompagna all’aeroporto alle sei del mattino senza lamentarsi, si ricorda le cose che gli racconto, mi porta il tè quando sono influenzata. Non gioca, non sparisce, non crea drammi. Eppure c’è un problema enorme: non riesco a innamorarmi. Continuo a chiedermi cosa ci sia di sbagliato in me. Perché lui non ha nulla che non vada. Il punto è che quando siamo insieme mi sento bene, ma raramente emozionata. Sono felice di vederlo, ma non mi manca quando non c’è. Quando mi bacia, mi piace. Ma non sento quella specie di corrente che ho sentito altre volte. Le mie amiche mi dicono che sono immatura, che confondo l’amore con l’adrenalina e che ormai dovrei sapere che gli uomini affidabili non crescono sugli alberi. Mia madre sostiene che sto cercando il difetto per paura di essere felice. Io non lo so. So solo che mi sento in colpa. Perché lui si sta affezionando e io continuo a sperare che prima o poi succeda qualcosa dentro di me. A volte penso che l’amore sia una scelta e che dovrei decidere di amarlo. Altre volte penso che se dopo otto mesi sto ancora aspettando una scintilla, forse quella scintilla non arriverà mai.
Pesciolina
 
Cara Pesciolina, l’amore non è un premio che si assegna alla persona più meritevole, è anzitutto un incontro di anime che si riconoscono per motivi a noi insondabili. Lui può essere gentile, affidabile, presente, affettuoso. Ma nessuna di queste qualità obbliga il tuo cuore a innamorarsi. Se c’è una domanda che può aiutarti a capire come comportarti è questa: sei sicura di non essere una di quelle persone che scambiano la pace per noia e l’inaffidabilità per emozione? Chiediti quali sono state le tue esperienze finora. Che tipo di persone ti hanno fatto sentire le farfalle nella pancia? Sei mai incappata in amori tossici, in relazioni conflittuali e burrascose oltre il ragionevole? Puoi dire con onestà che non ti lasci affascinare dai tipi più difficili, scostanti, «maledetti»? Se la tua storia sentimentale è costellata di amori sbagliati, allora, il problema c’è e va affrontato. Se invece, i precedenti sono nella norma, semplicemente non è scattata la cosiddetta «chimica». Non restare per gratitudine. Sarebbe un torto a lui e a te e, alla lunga, non funzionerebbe. Si può essere una persona splendida e non essere la persona giusta.

Autonomia non significa tenersi tutto dentro

Cara Candida, ho 34 anni e un compagno che amo molto. Abbiamo una discussione ricorrente. Lui dice che non gli permetto di essermi vicino. Sostiene che faccio tutto da sola, che non gli chiedo mai aiuto e che questo lo fa sentire inutile. In parte ha ragione. Se ho un problema, cerco di risolverlo. Se sono preoccupata, tendo a pensarci da sola. Se sto male, aspetto che passi. Non lo faccio per sfiducia nei suoi confronti. È che sono fatta così da sempre. Sono cresciuta in una famiglia in cui ognuno si arrangiava e chiedere aiuto era quasi considerato un segno di debolezza. Così ho imparato a cavarmela. Lui invece vorrebbe essere coinvolto in tutto. Se ho una difficoltà sul lavoro, vorrebbe saperlo. Se sono triste, vorrebbe che glielo dicessi. Qualche mese fa ho avuto un problema di salute che si è risolto senza conseguenze, ma lui ci è rimasto male perché gliene ho parlato solo dopo aver già fatto visite ed esami. Mi ha detto: «A volte ho l’impressione che tu non abbia bisogno di me». La verità è che io ho bisogno di lui. Solo non nel modo in cui lui vorrebbe. Mi piace sapere che c’è. Mi rassicura la sua presenza. Ora però comincio a chiedermi se non sia io a sbagliare. Se la mia indipendenza sia diventata una forma di chiusura. Oppure se sia lui a confondere l’amore con il bisogno di sentirsi indispensabile. Candida, una donna deve imparare a chiedere più aiuto o un uomo deve accettare di non essere sempre necessario ?
ForteForte
 
Cara ForteForte, conosco molte donne «alfa» che non hanno bisogno di niente e di nessuno e credo di esserlo stata anch’io. Ma ho imparato a mie spese che indossare la corazza anche dentro una relazione è una fatica controproducente perché esclude e allontana chi ci ama. Molte di noi sono state educate a essere autonome, indipendenti, capaci di cavarsela da sole. Ed è una fortuna. Ma autonomia non significa tenersi tutto dentro. L’amore è uno dei pochi luoghi della vita in cui mostrare una debolezza non è una colpa: è un invito. Quando non condividi una preoccupazione, una paura o perfino un problema di salute, non stai dimostrando forza. L’amore esiste anche per dividere i pesi dell’anima e le incombenze della quotidianità. È quel piccolo miracolo per cui uno più uno non fa due, ma molto di più, perché le risorse si moltiplicano. Però si moltiplicano solo se vengono messe in comune. Se tieni tutto sulle tue spalle, lui finirà inevitabilmente per sentirsi un ospite della tua vita invece che il tuo compagno.

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14 giugno 2026 ( modifica il 14 giugno 2026 | 08:04)

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