Il «six-seven» che parla a tutti e non dice nulla
Corriere della Sera - Cultura

Il «six-seven» che parla a tutti e non dice nulla

Domenica 14 giugno 2026
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Il «six-seven» che parla a tutti e non dice nulla

di Aldo Grasso | 14 giugno 2026

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Se il postmoderno ha celebrato la fine delle grandi narrazioni ideologiche, il nostro tempo ha compiuto un passo ulteriore: ha trasformato il nulla in un linguaggio condiviso. Lo dimostra il fenomeno «six-seven», il gesto virale che milioni di ragazzi ripetono con entusiasmo e che non significa praticamente niente.

Una mano sale mentre l’altra scende, in modo alternato. Nessun messaggio, nessuna rivendicazione, nessuna visione del mondo. Eppure, proprio qui risiede la sua forza. La mimica funziona perché non comunica un contenuto, ma un’appartenenza. È la password di una comunità che si riconosce nella ripetizione stessa del gesto. Più viene imitato, più perde significato; più perde significato, più diventa universale.

E che sorpresa vedere che il meme è arrivato fino a papa Leone XIV, che per la terza volta lo ha riproposto davanti ai giovani, come riconoscimento di un linguaggio generazionale! Del resto, ogni momento ha avuto i propri codici: slogan, canzoni, simboli. Il nostro ha scelto il «six-seven», per ora.

C’è qualcosa di filosofico in tutto questo? Secoli trascorsi a cercare il senso delle cose, per scoprire infine che il vero collante sociale può essere un segno privo di senso. Il «six-seven» è forse il gesto più sincero del nostro tempo: una forma vuota nella quale ciascuno può mettere ciò che desidera. Anche niente.

14 giugno 2026

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