Addio a Luisa Muraro, la signora delle donne
La filosofa e pedagogista avrebbe compiuto 86 anni il 14 giugno, resta tra le più autorevoli figure del femminismo italiano. Laureata alla Cattolica, fu tra le fondatrici, nel 1975, della Libreria delle donne di Milano
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Addio a Luisa Muraro, la signora delle donne
di Marco PersicoLa filosofa e pedagogista avrebbe compiuto 86 anni il 14 giugno, resta tra le più autorevoli figure del femminismo italiano. Laureata alla Cattolica, fu tra le fondatrici, nel 1975, della Libreria delle donne di Milano
Oggi avrebbe compiuto 86 anni Luisa Muraro, filosofa, pedagogista, tra le figure più autorevoli del femminismo italiano, morta ieri nella sua Milano. A darne notizia è stata la Libreria delle donne di Milano, di cui fu tra le fondatrici e le principali animatrici, con un messaggio pubblicato sui social. «Una grande maestra», la definiscono le donne della Libreria.
«Lo è stata per i suoi studenti, dalla scuola media all’Università di Verona, dove ha insegnato tanti anni e dove ha dato vita, con altre, alla comunità filosofica Diotima; per le donne e gli uomini che l’hanno letta e ascoltata; per chi ha avuto la fortuna di pensare con lei». La morte di Muraro arriva poco più di un anno dopo quella di un’altra storica fondatrice della Libreria, Lia Cigarini.
Nata nel 1940 a Montecchio Maggiore, Vicenza, Muraro a Milano si era laureata alla Cattolica. Dopo gli anni dell’insegnamento e dell’impegno nei movimenti delle donne, contribuì alla nascita della Libreria, aperta nel 1975 in via Dogana e divenuta uno dei luoghi simbolo del femminismo italiano ed europeo.
Tra i primi ricordi arrivati dopo la notizia della scomparsa c’è quello della scrittrice e saggista Lea Melandri, compagna di percorso nei primi anni del femminismo milanese. Sui social, Melandri ricorda di avere conosciuto Muraro ancora prima della stagione femminista, all’inizio degli anni Settanta, durante il lavoro con lo psicoanalista Elvio Fachinelli attorno all’esperienza pedagogica de L’erba voglio. «Dopo il decennio degli anni Settanta, una divergenza sulle posizioni del femminismo ci ha allontanate, senza per questo interrompere un dialogo critico alla distanza», scrive Melandri. Un passaggio che racconta bene la storia del femminismo italiano: una vicinanza politica e intellettuale che non ha escluso differenze profonde. Eppure, osserva Melandri, «il filo conduttore della lunga storia che abbiamo condiviso non è mai venuto meno».
14 giugno 2026
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