Giugno brilla in tempi oscuri
Abbiamo trovato molti modi di consolarci — dalla musica alla tavola, dalle compagnie all’aperitivo — e li usiamo tutti, con metodo. Se lo fanno i neo-anziani come me, passi. Ma i nuovi italiani non sentono il rumore del futuro?
Giugno brilla in tempi oscuri
Beppe Severgnini | 13 giugno 2026Abbiamo trovato molti modi di consolarci — dalla musica alla tavola, dalle compagnie all’aperitivo — e li usiamo tutti, con metodo. Se lo fanno i neo-anziani come me, passi. Ma i nuovi italiani non sentono il rumore del futuro?
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«Quando una manciata di ingegneri-imprenditori controlla contemporaneamente i cavi sottomarini, i satelliti, i sistemi di pagamento, i flussi di informazione e i modelli linguistici che strutturano il pensiero collettivo, non gestisce più un’industria: tiene le redini di un nuovo ordine mondiale».
Un’affermazione così, in una bella domenica italiana di giugno, può provocare un’alzata di spalle. Lo capisco. Abbiamo trovato molti modi di consolarci — dalla musica alla tavola, dalle compagnie all’aperitivo — e li usiamo tutti, con metodo. Se lo fanno i neo-anziani come me, passi. Ma i nuovi italiani non sentono il rumore del futuro? Dovranno viverci, ed è bene sappiano cosa si sta preparando per loro.
La citazione iniziale viene da un’intervista di Carlo Bordoni ad Asma Mhalla, autrice di «Resistere ai tempi oscuri» (Einaudi). Libro inquietante, quindi utile. Questa studiosa franco-tunisina, classe 1984, ci ricorda come il più sofisticato dei tecnocrati americani, Peter Thiel, ispirandosi al blogger Curtis Yarvin, non abbia più fiducia nella democrazia liberale. La considera «un sistema esaurito, fondamentalmente inefficace, che dev’essere sostituito da una nuova governance sovrana gestita come un’impresa».
Volete continuare a preoccuparvi? Leggete «L’illuminismo oscuro» (Rizzoli) di Arnaud Miranda, giovane ricercatore di Sciences Po a Parigi. Spiega come, dietro l’idolatria verso le libertà individuali, negli Usa si stia progettando una nuova società elitaria, gerarchica, maschilista. E aggiunge: ««Un aspetto decisivo della neoreazione risiede nel suo carattere tecnofuturista, che si scontra con la tecnofobia tipica dei reazionari».
Lo vediamo anche in Italia. L’iperdestra nostrana è diffidente verso la tecnologia: la utilizza, ma non la ama. Se scavate nella formazione culturale dei suoi rappresentanti trovate J.R.R. Tolkien, non Peter Thiel; Julius Evola, non René Girard. Lo stesso Roberto Vannacci, che ha messo «Futuro» nel nome della ditta, non guarda avanti eccitato. Guarda indietro commosso.
P.S. La spettacolare quotazione di Space X a Wall Street, prova della fiducia miracolistica degli investitori in Elon Musk, sembra il momento perfetto per ricordare certe cose.
13 giugno 2026
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