Le parole del volo: Locatelli contro Marinetti
Sul «Corriere della Sera» del 14 agosto 1929 il transvolatore delle Ande scrisse un articolo sull’uso appropriato e il giusto significato dei molti termini «del cielo». Sottolineando il limite di chi affronta l’aspetto linguistico senza essere stato tra le nuvole, in polemica con Filippo Tommaso Marinetti e il suo «dizionario aereo italiano»
DOMENICA 14 GIUGNO 2026
Le parole del volo: Locatelli contro Marinetti
Sul «Corriere della Sera» del 14 agosto 1929 il transvolatore delle Ande scrisse un articolo sull’uso appropriato e il giusto significato dei molti termini «del cielo». Sottolineando il limite di chi affronta l’aspetto linguistico senza essere stato tra le nuvole, in polemica con Filippo Tommaso Marinetti e il suo «dizionario aereo italiano»
di GIOVANNI CAPRARAIl 14 agosto 1929 il «Corriere della Sera» pubblicò un articolo di Antonio Locatelli,insolito per la natura dell’autore, che scatenò una polemica sulle pagine del giornale addirittura con Filippo Tommaso Marinetti, illustre protagonista del Futurismo. Locatelli era già un personaggio noto soprattutto per un’impresa di cui era stato protagonista dieci anni prima. Nel 1919 riuscì a sorvolare con il suo aereo di legno e tela la Cordigliera delle Ande volando a 6.500 metri d’altezza e atterrando a Viña del Mar, presso Valparaiso. Prima ancora dell’eccezionale traversata,Locatelli aveva anche fatto parte della squadriglia di Gabriele D’Annunzio seminando i volantini su Vienna. Entrò quindi temporaneamente in Parlamento e poi diresse la «Rivista di Bergamo», la città delle sue origini.
In quel periodo fu coinvolto dalla passione per il linguaggio usato in aviazione e scrisse per il «Corriere» un articolo nel quale, in una forma molto accattivante, suggeriva l’uso appropriato e il giusto significato di molte «parole del cielo». Prese spunto dal Primo dizionario aereo italiano scritto da Filippo Tommaso Marinetti e Fedele Azari esaminando numerosi termini come evoluire e navigare o cabrare e picchiare, suggerendo, ad esempio, al posto di questi ultimi di utilizzare impennare e tuffare. Si scagliò contro l’utilizzo di termini inglesi invitando a impiegare la lingua italiana, per cui invece di Looping si doveva scrivere «cerchio della morte».
Alla fine della sua proposta, amareggiato, sottolineava il limite di chi affronta l’aspetto linguistico senza essersi prima immerso tra le nuvole. Con una precisazione: «Coloro che scrivono di aeronauticasenza avere lo stato di grazia che deriva dal volo, difficilmente raggiungono l’effetto... Il linguaggio letterario è meno legato di quello tecnico alle formule ed ha il compito di collegare l’ala allo spirito». E una nota di speranza in conclusione: «Sarà certamente un poeta a dettare legge in questo campo, concretando in una nuova forma di bellezza l’aspirazione umana al volo e alle altezze siderali».
Quando Marinetti lesse l’articolo si sentì offesonon essendo lui un pilota. Così mandò una lunga lettera al «Corriere», subito ovviamente pubblicata, per replicare con toni decisi al trasvolatore delle Ande entrando in polemica, e contestando alcune sue scelte. Doveva prima di tutto tutelare la priorità letteraria del suo Dizionario senza accettare o condividere alternative linguistiche. E nel difenderlo scrisse: «Creando il dizionario aereo occorreva, come abbiamo fatto, raccogliere, selezionare e definire, tenendo a freno la fantasia e spazzando via l’erudizione con una raffica di vento dell’elica».
La proposta di Antonio Locatelli rimase nell’aria come una delle tante discussioni sul voloche allora accendevano la fantasia grazie alle trasvolate che animavano sempre di più i cieli dell’epoca. Allo scoppio della guerra con l’Etiopia, Locatelli partì per un raid con tre aerei ma durante una sosta notturna l’equipaggio fu assalito dai cadetti etiopi della scuola militare di Olettà. Nello scontro, incendiarono i velivoli e uccisero tutti gli italiani, Locatelli compreso. La triste fine del «linguista aereo» rimarrà nota come l’eccidio di Lechemti.
Nell'immagine: Antonio Locatelli (Bergamo, 19 aprile 1895 - Lechemti, 27 giugno 1936).
Su «la Lettura» #759 disponibile in edicola e in questa App, Giovanni Caprara affronta il rapporto tra il «Corriere della Sera» e le scienze. Il testo prosegue l'iniziativa sui 150 anni del quotidiano, uscito per la prima volta con la data 5-6 marzo 1876.
13 giu 2026 | 20:49
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