Maestranze cultura, la guida turistica: «Con laurea e master ti offrono 800 euro lordi»
Corriere della Sera - Cultura

Maestranze cultura, la guida turistica: «Con laurea e master ti offrono 800 euro lordi»

Sabato 13 giugno 2026
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Alice Battistella, 35 anni: «A un certo punto sei costretto a fare una scelta tra la professione che avresti sempre voluto fare e la necessità di pagare l’affitto»

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Maestranze cultura, la guida turistica: «Con laurea e master ti offrono 800 euro lordi»

di Vera Mantengoli

Alice Battistella, 35 anni: «A un certo punto sei costretto a fare una scelta tra la professione che avresti sempre voluto fare e la necessità di pagare l’affitto»

Ora un lavoro ce l’ha, ma non dimentica l’incubo degli anni passati, a cercare di sopravvivere nel settore culturale. Venerdì allo sciopero della cultura c’era anche Alice Battistella, 35 anni, oggi guida turistica.

Battistella, ci racconta il suo percorso di studi?
«Ho concluso la triennale in Storia dell’arte a Ca’ Foscari e la magistrale a Udine. Dopo ho seguito un master in Educazione museale. Ho provato per qualche anno a lavorare nei musei e nelle fondazioni, ma poi mi sono resa conto che era impossibile. Ho trovato lavoro nel turismo come guida».

Dove ha lavorato?
«In appalto alla Biennale, all’M9, alla Scala Contarini del Bovolo e per cooperative che lavoravano per altre istituzioni, come la Fondazione Querini Stampalia. Quando ho finito gli studi mi sono proposta come educatrice museale, ma presto mi sono resa conto delle problematiche».

Quali?
«Se non hai un contratto puoi prendere fino a nove euro lordi all’ora, senza tutele, garanzie, costretto ad aprire partita Iva o, peggio ancora, a lavorare a chiamata. La categoria di educatori al patrimonio non ha un codice Ateco fino al 2025. Non essendo ufficialmente una figura riconosciuta, si è dovuto lottare anche solo per farsi riconoscere, da qui anche il nome “Mi riconosci?” del movimento per denunciare la condizione di precari della cultura».

Quindi come si viene inquadrati?
«La carenza di organico e di volontà portano a esternalizzare queste professioni attraverso cooperative o multiservizi che non fanno contratti specifici per la professione che svolgi, ma generici e quindi hai uno stipendio da fame».

Ad esempio?
«Quaranta ore alla settimana per 800 euro lordi al mese. Dove vai con questi soldi? Anche solo andare a vivere da soli diventa impossibile».

Diventa impossibile fare progetti.
«A un certo punto sei costretto a fare una scelta tra la professione che avresti sempre voluto fare e che hai pure studiato per realizzarla e la necessità di pagare l’affitto. Io poi sono orgogliosamente veneziana e qui è tutto ancora più caro e si può arrivare a doversene andare. Da questo punto di vista per me la scelta del turismo è stata quasi obbligata: mi ha dato la possibilità di stare nella mia città e di avere uno stipendio».

Come si sente ora?
«Ho un lavoro, ma sono qui a manifestare perché non è un sistema giusto. Ci sono persone preparatissime, con master e esperienza, che guadagnano 500 euro. E questo sistema riguarda tutti gli ambiti: archivi, biblioteche, mondo dello spettacolo, chi più ne ha più metta, tutti accomunati dall’essere lavori culturali non pagati come un vero lavoro».

Ma a Venezia ci sono tantissime istituzioni culturali.
«Infatti. In una città come Venezia i musei sono servizi essenziali, ma provo rabbia se penso che chi entra a Palazzo Ducale paga 35 euro non sapendo che poi magari il personale di guardiania e altri operatori dei Musei Civici prendono un quarto di quel costo. Eppure quando queste istituzioni devono dire quanto incassano i soldi ci sono, ma non per i lavoratori».

Cosa la ha spinta a scendere in piazza?
«Sono consapevole di parlare da privilegiata, ma sento rabbia per le ingiustizie di un settore che costringono troppe persone a cambiare vita o ad avere mille lavori per sopravvivere. Bisogna lottare perché la dignità lavorativa sia di tutti. Faccio attivismo per me, per chi vive nel precariato, per chi ha paura di esporsi perché vessato dai datori di lavoro. Non mi sono dimenticata di quello che ho passato io e non voglio che si ripeta per chi verrà dopo».

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13 giugno 2026 ( modifica il 13 giugno 2026 | 15:59)

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