Sciopero dei lavoratori della cultura: «Grazie a loro vive il nostro territorio. Le professionalità devono essere pagate»
Corriere della Sera - Cultura

Sciopero dei lavoratori della cultura: «Grazie a loro vive il nostro territorio. Le professionalità devono essere pagate»

Sabato 13 giugno 2026
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L'assessore regionale Valeria Mantovan: «Quando si parla di esternalizzazioni il tema non riguarda soltanto il lavoro ma la qualità stessa dell’offerta»

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Sciopero dei lavoratori della cultura: «Grazie a loro vive il nostro territorio. Le professionalità devono essere pagate»

di Gloria Bertasi

L'assessore regionale Valeria Mantovan: «Quando si parla di esternalizzazioni il tema non riguarda soltanto il lavoro ma la qualità stessa dell’offerta»

La cultura, intesa come luoghi fisici (monumenti, musei, biblioteche, parchi archeologici) e di produzione (Biennale, Arena, Fenice, ad esempio) è parte fondamentale dell’attrattività del Veneto. E la Regione, con le deleghe alla Cultura (oltre che all’Istruzione) all’assessora Valeria Mantovan proprio sull’aspetto culturale punta.

Mantovan, la cultura è alimentata da un «esercito» di lavoratori. Da professionisti a guardia sale, passando da restauratori, elettricisti: di cultura si può vivere?
«Il Veneto è conosciuto nel mondo per le sue città d’arte, i teatri, i musei, le ville venete e i suoi paesaggi culturali. Ma dietro questa straordinaria ricchezza ci sono persone. La cultura vive grazie al lavoro quotidiano di migliaia di professionisti, dagli operatori museali ai restauratori, dai tecnici agli artigiani, fino a chi garantisce l’apertura e la sicurezza dei luoghi. Per questo la risposta è sì: di cultura si può vivere. E aggiungo: la cultura fa vivere i territori. Genera occupazione, alimenta il turismo, crea innovazione e rafforza l’identità delle comunità. È una filiera economica a tutti gli effetti, oltre che un patrimonio civile. Il compito delle istituzioni è accompagnare questa crescita, creando le condizioni affinché il lavoro culturale sia sempre più qualificato, riconosciuto e sostenibile. Per il Veneto la cultura non è un costo, ma un investimento strategico sul futuro di comunità e territorio».

Eppure, sono sempre più frequenti le polemiche per le esternalizzazioni dei servizi, per paghe troppo basse. Cosa potrebbe fare la Regione?
«Le criticità che emergono nel settore culturale non vanno sottovalutate. Quando si parla di esternalizzazioni o retribuzioni non adeguate, il tema non riguarda soltanto il lavoro, ma la qualità stessa dell’offerta culturale. Perché non può esserci cultura di qualità senza lavoro di qualità. La Regione non ha competenze dirette sulla disciplina dei contratti o dei salari, che spettano allo Stato e alla contrattazione collettiva. Tuttavia, può svolgere un ruolo importante nel rafforzare la filiera culturale: investendo nella formazione, sostenendo la crescita delle organizzazioni culturali, promuovendo l’innovazione e valorizzando le professionalità del settore. Un altro elemento decisivo è la conoscenza. Per costruire politiche efficaci servono dati affidabili: per questo abbiamo sostenuto l’Osservatorio regionale sulla cultura, realizzato insieme alle università Ca’ Foscari e Iuav, che ci permette di comprendere meglio le trasformazioni del settore e orientare gli interventi pubblici sulla base di evidenze concrete».

Molto si regge sul volontariato: sembra che si pensi che la cultura sia un hobby. Serve un cambiamento di prospettiva?
«Il volontariato rappresenta una risorsa preziosa e storicamente fondamentale per la vita culturale delle comunità, soprattutto in una regione come il Veneto, dove il tessuto associativo è ricco e dinamico. Tuttavia, non possiamo pensare che la cultura si regga esclusivamente sulla buona volontà delle persone. La cultura è certamente passione e partecipazione, ma è anche lavoro, competenza e professionalità: riconoscere pienamente il lavoro culturale significa investire nella formazione, favorire la crescita delle competenze e creare condizioni sempre più stabili e sostenibili per chi opera nel settore. Il volontariato e la professionalità non sono in contrapposizione, ma devono integrarsi in modo equilibrato. Come Regione intendiamo continuare a sostenere un ecosistema culturale capace di valorizzare sia l’impegno civico sia il lavoro di chi, nella cultura, costruisce il proprio percorso professionale».

Accennava all’Osservatorio sul lavoro culturale. Qual è il suo obiettivo?
«Dotare il Veneto di uno strumento stabile di conoscenza e analisi del sistema culturale regionale, capace di fornire dati aggiornati e supportare le politiche pubbliche. Crediamo infatti che la cultura non sia soltanto un patrimonio da tutelare, ma anche un motore di sviluppo, innovazione e competitività per i territori. Il progetto amplia il tradizionale monitoraggio dello spettacolo dal vivo e osserva l’intero ecosistema culturale: dal cinema ai musei, dagli spazi culturali indipendenti alle industrie creative, fino alle opportunità legate a Milano-Cortina 2026. L’obiettivo finale è duplice: conoscere meglio il settore e le sue professionalità e mettere a disposizione di istituzioni e operatori strumenti concreti per programmare interventi sempre più efficaci».

Che risposte dare ai tantissimi giovani (il 63% under 38 per lo più donne) impiegati a vario titolo nel mondo culturale che però si destreggiano tra cooperative, partite iva, somministrazione e non arrivano a fine mese?
«Il fatto che il 63% degli operatori culturali abbia meno di 38 anni e che vi sia una forte presenza femminile è un dato che guardiamo con grande fiducia. Significa che la cultura è un settore vivo, capace di attrarre energie nuove, creatività e competenze qualificate. Il compito delle istituzioni è accompagnare questa vitalità e trasformarla sempre più in opportunità professionali stabili e di qualità».

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