La gelosia di oggi figlia del «delitto d'onore»
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La gelosia di oggi figlia del «delitto d'onore»
di Diego De SilvaNell’ampia casistica dei reati commessi da minorenni di cui veniamo a sapere dai media, un movente che ricorre spesso nei fatti di sangue è la gelosia. È di pochi giorni fa, per dirne una, la notizia di un trentenne gambizzato per un emoji alla foto di una ragazza. Un emoji, capito? Quelle faccine idiote (de)pensate per esprimere emozioni e stati d’animo, che fanno un effetto simile a quello degli applausi registrati delle sit-comedy americane degli anni 80.
A parte un paio di domandine preliminari a cui risponderanno gli inquirenti (com’è che lo sparatore – un ragazzo di una ventina d’anni o poco più, – era in possesso di una pistola? Chi gliel’ha data? Come si spiega questa facilità che tanti ragazzi, anche minorenni, hanno nel procurarsi un’arma da fuoco e portarsela in giro come fosse una IQOS?), salta agli occhi una contraddizione accecante fra la precocità sessuale delle giovani generazioni, l’attitudine a sperimentare, la genderfluidità, la non-binarietà e tante altre categorie di cui abbiamo avuto conoscenza in tempi recenti, e la sopravvivenza di un sentimento bacucco e rimbambito come la presunzione di usucapione di un’altra persona.
D’accordo, si tratta di un male autoimmunitario che tutti noi, in varie gradazioni, abbiamo subito o subiamo. Purtroppo la gelosia ce l’abbiamo di default, e non è colpa nostra se la parte più rozza e deficiente che pure ci costituisce è incastonata nel campionario biologico; ma è pur vero che possiamo perimetrarla, controllarla e addirittura soffocarla, con quel minimo di empatia che c’impedisce di farci cani da guardia dell’altro, violentandone la libertà. Ma quello che impressiona, specie davanti a reati di sangue, è quanto questa sottoclasse di sentimento (perché di sottoclasse si tratta) abbia mantenuto le sue caratteristiche estreme e retrograde anche in generazioni che, nell’ambito delle relazioni affettive, sono state capace di evoluzioni finanche scandalose rispetto al benpensantismo di cui era appunto figlia la gelosia di un tempo, che fondava, per esempio, il delitto d’onore (quell’art. 587 del codice penale fascista che riduceva la pena per chi uccideva non solo il coniuge, ma anche la figlia e addirittura la sorella alla scoperta di una «illegittima relazione carnale») e, più in generale, una mentalità che, in fondo come in superficie, ammetteva l’assetto poliziesco delle relazioni sentimentali, matrimoniali in particolare.
Questa plateale contraddizione in termini generazionali è una delle tante controindicazioni dei tempi disgraziati che stiamo attraversando; e che dimostra quanto si possa essere allo stesso tempo tecnologicamente evoluti e culturalmente analfabeti, tanto che viene da chiedersi a cosa serva tanta sapienza digitale se poi non si capisce niente della vita.
A sabato prossimo.
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