Dentro il Palavela, l'edificio simbolo di Italia 61 dalle molte vite. Il progetto, i Giochi del 2006 e il film cult «The italian Job»
Icona dell'Esposizione internazionale del Lavoro, rilanciato dal pattinaggio sul ghiaccio alle Olimpiadi invernali, oggi è un polo dello sport. Come nacque la «vela» dei record
Garlasco, Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l'affidamento in prova
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Dentro il Palavela, l'edificio simbolo di Italia 61 dalle molte vite. Il progetto, i Giochi del 2006 e il film cult «The italian Job»
di di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi<br>Icona dell'Esposizione internazionale del Lavoro, rilanciato dal pattinaggio sul ghiaccio alle Olimpiadi invernali, oggi è un polo dello sport. Come nacque la «vela» dei record
Con la sua grande volta, non è soltanto l’emergenza monumentale che più impressiona i visitatori dell’Esposizione internazionale del Lavoro del 1961, in occasione del Centenario dell’Unità d’Italia. Di Italia 61 il Palazzo a Vela (o semplicemente Palavela) rimane l’edificio più iconico, simbolo eloquente dell’espansione che Torino viveva nel secondo dopoguerra e di un’architettura che proprio in quegli anni incontrava l’ingegneria nel segno della sperimentazione e dell’innovazione. Quello che vediamo oggi è però il risultato della trasformazione subita in vista dei Giochi olimpici invernali del 2006. Pur snaturandolo, ne ha esaltato l’aspetto spettacolare della vela che lo chiudeva allora e lo ricopre oggi.
Palavela di Torino: la storia. Quando era il Palazzo della Moda
Il Palavela originario, su progetto degli architetti Annibale Rigotti e del figlio Giorgio e frutto dei calcoli strutturali di Nicolas Esquillan e di Franco Levi, viene realizzato lungo l’allora corso Polonia (ora corso Unità d’Italia), al centro dell’area riservata a Italia 61. Nasce come Palazzo della Moda, necessaria estensione dello spazio espositivo di Torino Esposizioni per il Salone mercato dell’abbigliamento (Samia), organizzato annualmente dall’Ente Moda, e nel 1961 accoglie la grande mostra Stile Moda Costume.
Una volta stupefacente
Al pubblico di allora (ben 6 milioni di visitatori paganti per l’intera Esposizione), così come all’attuale, l’edificio appare stupefacente per la virtuosistica «vela» che lo riveste, originata dall’intersezione di tre volte riunite a crociera e costituita da due solette precompresse di soli 6 cm di spessore collegate da nervature, con un’intercapedine di 1,18 metri riservata agli impianti. Lo spazio circolare sottostante, completamente vuoto, copre una superficie di 13300 mq (con un diametro di 130 metri e un’altezza in chiave di 29) delimitata da tre gigantesche vetrate, capolavoro di ingegneria strutturale. Il progetto di Rigotti padre e figlio guarda a grandi esperienze internazionali come l’auditorium progettato da Eero Saarinen per il Massachusetts Institute of Technology (1954) a Boston e del Cnit di Parigi, sorto nel 1958 alla Défense di Parigi con i calcoli strutturali di Nicolas Esquillan, poi chiamato come consulente proprio per il Palavela.
Poco utilizzato
La mostra Stile Moda Costume, allestita da Augusto Cavallari Murat, Roberto Gabetti, Aimaro Oreglia e Giorgio Raineri e aperta dal 9 giugno al 24 settembre 1961, lascia il posto prima all’edizione autunnale del Samia, poi a eventi discontinui nei decenni successivi, negando quello che era stato un presupposto fondamentale dell’intera Italia 61: realizzare «opere durature e utilizzabili in avvenire», come raccomandato fin dal 1956 dall’allora sindaco Amedeo Peyron.
Il Palavela e l'Italian Job
Un’occasione di grande visibilità internazionale è data dal film The Italian Job (1969), con Michael Caine, imperdibile per la scena dell’inseguimento di Mini Cooper sulla volta dell’edificio (così come nei vecchi cortili del centro, la scalinata della Gran Madre e nel Po).
I Giochi Olimpici del 2006
Nel 1983 ospita la grande retrospettiva di Alexander Calder, allestita da Renzo Piano, ma i decenni successivi sono per lo più nel segno del sottoutilizzo e del degrado. Almeno fino a quando il Palavela viene individuato come sede delle gare di pattinaggio di figura e short track in occasione dei Giochi Olimpici invernali del 2006. L’edificio si trasforma, con modalità che non soddisfano tutti: scompaiono le grandi vetrate e la vela rimane il grande ombrello sotto cui Arnaldo De Bernardi e Gae Aulenti realizzano il nuovo palasport, nella forma di volumi parallelepipedi verniciati di rosso cinabro, il colore di Torino 2006.
La rinascita nel segno dello sport
Oggi il Palavela è sede di occasionali eventi sportivi e non solo, ma è anche quotidianamente utilizzato per gli allenamenti di pattinaggio sul ghiaccio, da atleti sia dilettanti sia agonisti di livello internazionale. Qui è cresciuta la torinese Giada Russo, giunta fino alle Olimpiadi del 2018 in Corea, e qui si allenano Daniel Grassl, bronzo a squadre per l’Italia a Milano Cortina 2026, e Tomas Guarino, che alle recenti Olimpiadi ha invece rappresentato la Spagna. Tutti guidati dall’allenatore e coreografo torinese Edoardo De Bernardis (Ice Club Torino), già collaboratore di Carolina Costner nel 2010. Fuori dalla pista, tutt’attorno al Palavela sorge un parco con le memorie dell’Esposizione del 1961, tra cui il laghetto e i pilastri residui della monorotaia. Attraversava la fiera fino al Palazzo del Lavoro, capolavoro di Pier Luigi Nervi, oggi degradatissimo. Tutti monumenti eloquenti dell’incapacità attuale di gestire il patrimonio edilizio della contemporaneità. Ne riparleremo.
LEGGI ANCHE«L'edificio più odiato di Torino». La storia del «Palazzaccio» di piazza San Giovanni e il dilemma: abbatterlo, abbellirlo o nasconderlo?di di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi
Giardini sui balconi, il Lingotto si rifà il look con il condominio «Greenline»: 7 piani con 36 alloggi in classe A. Prenotato già il 55% delle casedi Chiara Sandrucci
Alessandro Antonelli come Gaudì: nasce la Rete dei capolavori dell'architetto piemontese tra la Mole e San Gaudenzio, da Torino a Novaradi Gianfranco Raffaelli
Dentro il grattacielo di Renzo Piano a Torino: la serra bioclimatica e il mistero dell’altezza (inferiore alla Mole)di Alessandro Martini e Maurizio Francesconi
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
13 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA