Verona Opera Festival, la Traviata balla il Cancan: per una notte l’Arena è Parigi
Prima sold out per il nuovo allestimento in collaborazione con il Moulin Rouge a 80 anni dal debutto dell'opera nel 1946
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Verona Opera Festival, la Traviata balla il Cancan: per una notte l’Arena è Parigi
di Camilla BertoniPrima sold out per il nuovo allestimento in collaborazione con il Moulin Rouge a 80 anni dal debutto dell'opera nel 1946
Nelle foto piccole, in alto: da sinistra il sindaco di Verona Damiano Tommasi, la sovrintendente Cecilia Gasdia, il presidente di Confindustria Verona Giuseppe Riello. Sotto il giornalista Beppe Severgnini con Billy Costacurta e Martina Colombari. A destra, una scena della nuova Traviata (foto Sartori)
Il Moulin Rouge con il suo French Cancan ha fatto irruzione sulle scene del Verona Opera Festival e dell’opera annoverata tra le più amate, a suo tempo scandalosa e rivoluzionaria, la più rappresentata al mondo: La Traviata. La tempesta di vento che ha danneggiato l’altra sera le scene, poco prima che si desse il via alle prove generali della nuova Traviata areniana, non ha fermato la prima di venerdì sera, in replica sabato (ancora pochi posti disponibili) e per tredici serate fino al 12 settembre. Maestranze al lavoro serrato, e le scene di Juan Guillermo Nova sono state ripristinate a tempo record, the show must go on.
Sold-out a 80 anni dalla prima Traviata in Arena
La 103esima edizione del Festival si è aperta in un’Arena sold out, raccolta in religioso silenzio di fronte all’immagine di Traviata sconfitta dal male, il tragico epilogo da cui la storia si riavvolge in flashback. Alte (e ripagate) le aspettative per la regia dello scozzese Paul Curran, con la direzione del cast e dei complessi artistici di Michele Spotti (fino ad agosto, poi di Francesco Ivan Ciampa). L’inedito connubio con il Moulin Rouge, che ha fatto spellare le mani agli spettatori, risponde al desiderio di celebrare gli 80 anni dalla prima di Traviata in Arena che fu nel 1946, appena subito la guerra, e venerdì sera l’opera, nel suo dodicesimo allestimento areniano, segnava la 153esima rappresentazione.
La vicenda è tratta dalla Signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, a sua volta ispirata alla vera esistenza di Alphonsine Plessis. La storia d’amore della donna che, investita dal giudizio e dalle convenzioni sociali, si ribella al suo destino per riappropriarsi della sua dignità, toccava da vicino Verdi e la sua relazione con GiuseppinaStrepponi, compagna di una vita dopo che rimase vedovo.
I precedenti illustri
La Traviata di Curran ha dovuto fare i conti con precedenti illustri: rappresentata anche in tempo di Covid con le scenografie digitali, dopo quella firmata da Hugo De Ana nel 2011, arrivò quella di Zeffirelli del 2019, dove l’emozione fu amplificata dalla scomparsa del regista a pochi giorni dalla prima a cui presenziò Mattarella con la figlia. «La storia di Violetta sembra ancora attuale – ha detto Curran -. Viene giudicata dalla stessa società che dipende da lei, è ammirata in pubblico, ma ritenuta immeritevole di dignità in privato». E se Zeffirelli rimase ancorato alla tradizione, qui si tenta un bilancio tra tradizione e innovazione.
Sfilata di attori e ministri
L’aspettativa serpeggiava fin dall’aperitivo che ha preceduto l’opera nei giardini di piazza Bra: «Come avrà fatto il regista a mettere insieme due mondi così diversi come l’opera e il Cancan», si chiedeva Diego Dalla Palma che la Traviata la vide alla Scala con la Callas. Tra gli attori, Elena Sofia Ricci aspettava di tornare in Arena dopo tanti anni, dai tempi in cui veniva a recitare al Teatro Romano, emozionata l’attrice Rocio Munoz Morales, alla sua seconda volta in Arena. Con loro anche Violante Placido, Cristiana Capotondi e Martina Stella, e poi la pattinatrice Arianna Fontana, atleta dai record di medaglie olimpiche, il comico, attore e youtuber, Tommaso Cassissa, il poliedrico Paolo Stella, l’attore Alessandro Preziosi. Ma c’erano anche lo scrittore e giornalista Beppe Severgnini e lo storico dell’arte e divulgatore Jacopo Veneziani. Il mondo della politica era rappresentato dai veronesi Lorenzo Fontana, presidente della Camera, e Gianmarco Mazzi, nominato ad aprile ministro al Turismo, e da Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Protagonista il Moulin Rouge
Doppio il debutto in Arena per questa nuova produzione: sono nuovi all’anfiteatro romano scaligero sia il regista che la giovane soprano Martina Russomanno (Livorno, 1998) che ha incassato lo scorso anno, nelle stesse vesti di Violetta, una standing ovation all’Opera du Rhin. Compare il Moulin Rouge fin dal primo atto, ma qui tristemente bruciato in ricordo dell’incendio che divampò nel 1915, distrutto come la vita di Violetta. Nella seconda scena, la sua presenza, accanto all’elefante in stucco che divenne emblema del locale dal 1889, si fa esplosiva e trascina il pubblico nella scoppiettante atmosfera della Parigi di primo ‘900, dritti nella Belle Époque con il suo balletto simbolo. «La stessa Parigi del libretto – ha detto ancora il regista - rivive qui in scena negli anni ‘10 del ‘900. Un periodo di straordinaria energia, bellezza e liberazione. Ma dietro il glamour, l’edonismo, lo spettacolo e l’eccesso, esistevano profonde divisioni sociali e solitudine personale. Un contrasto molto vicino al mondo emotivo de La Traviata, opera che alla fine diventa profondamente intima: la storia di una giovane donna alla ricerca di amore, libertà e dignità nel poco tempo che le resta».
Le voci in scena
Venerdì sera nei panni di Alfredo era il tenore azero Yusif Eyvazov, al debutto in questo ruolo, che ha già duettato con Russomanno «Libiamo ne’ lieti calici» in occasione della serata «Italia love Unesco» del 5 giugno scorso. Sabato invece i due protagonisti saranno Gilda Fiume, già applaudita come Violetta in Arena, e Galeano Salas, mentre Russomanno e Eyvazov toneranno il 20 giugno. A dare voce a Violetta saranno poi VasilisaBerzhanskaya e Rosa Feol. Per Alfredo si susseguiranno Francesco Meli, Enea Scala, René Barbera e i tenori Antonio Poli e Adam Smith, al loro esordio in Anfiteatro. La prima sera Amartuvshin Enkhbat era nelle vesti di Germont padre, seguiranno i baritoni Youngjun Park, Ludovic Tézier, Luca Salsi e il giovane Mihai Damian, fresco vincitore di Operalia 2025, al debutto in Arena.
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12 giugno 2026
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