Ucraina nell’Ue: la data che serve
Per il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys, fonte anche dell'esperienza del suo Paese, sarebbe opportuno indicare il 2030 come data per l'ingresso di Kiev nell'Unione. Questo non significa automaticamente l'ingresso, ma iniziare ad avere un chiaro percorso e, come europei, essere pronti
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Ucraina nell’Ue: la data che serve
Paolo Lepri | 12 giugno 2026Per il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys, fonte anche dell'esperienza del suo Paese, sarebbe opportuno indicare il 2030 come data per l'ingresso di Kiev nell'Unione. Questo non significa automaticamente l'ingresso, ma iniziare ad avere un chiaro percorso e, come europei, essere pronti
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L’Ucraina nell’Ue? Bisogna «fissare una data», sostiene il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys, ricordando quanto è avvenuto per il suo Paese all’inizio del nostro secolo. Anche nelle relazioni internazionali, insomma, l’esperienza insegna. Indicare il 2030, a suo parere, è la cosa migliore. Questo non significa garantire a Volodymyr Zelensky l’ingresso di Kiev nell’Unione tra quattro anni, perché tutto dipende sia dalla stessa Ucraina, chiamata a fare le riforme necessarie, sia dall’andamento dei negoziati. «Ma noi europei — è il senso suo ragionamento — dobbiamo dire che siamo pronti».
Le parole di Budrys, riportate nei giorni scorsi da Politico, arrivano in un momento chiave. Siamo alla vigilia dell’apertura – il 15 giugno a Lussemburgo – della prima serie di capitoli negoziali della marcia di avvicinamento dell’Ucraina all’Ue. Un importante Consiglio europeo è in programma poi in settimana. Conclusa l’era dei veti dell’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán il teorico della «democrazia illiberale» (che ha sempre bloccato anche l’avvio delle trattative di adesione), questo è il momento opportuno per lanciare un segnale politico sul dossier dell’allargamento. «Non è semplicemente un processo burocratico — scrive The Economist — ma uno strumento geopolitico per un continente che appare vulnerabile tra grandi potenze più predatrici».
Ascoltiamolo, quindi, il ministro lituano (quarantacinque anni, molto vicino al presidente Gitanas Nauseda del quale è stato Consigliere per la sicurezza nazionale), un uomo destinato probabilmente a sopravvivere alla crisi di governo che si è aperta nei giorni scorsi. È il rappresentante di una nazione ben cosciente della minaccia rappresentata dalla Russia e, alla luce di tale minaccia, delle questioni decisive legate all’adesione dell’Ucraina all’Ue. Andare troppo in fretta può essere problematico, ma le preoccupazioni non devono diventare pretesti per i rinvii. Servono impegni per guardare con determinazione al futuro. Il messaggio che arriva da Vilnius, come sintetizza ancora Politico, è che «l’incertezza rischia di minare sia gli sforzi riformatori dell’Ucraina sia la credibilità geopolitica dell’Unione europea». Uno scenario, questo, da evitare ad ogni costo.
12 giugno 2026
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