All’origine dei murales, l’arte di strada dialoga con le pareti cinquecentesche della dimora storica
Corriere della Sera - Cultura

All’origine dei murales, l’arte di strada dialoga con le pareti cinquecentesche della dimora storica

Venerdì 12 giugno 2026
3 visualizzazioni

Trento, nelle sale di Castel Caldes l’esposizione «Da Warhol a Banksy: pop e street icons in Val di Sole»

Garlasco, Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l'affidamento in prova

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

All’origine dei murales, l’arte di strada dialoga con le pareti cinquecentesche della dimora storica

di Veronica Tuzii

Trento, nelle sale di Castel Caldes l’esposizione «Da Warhol a Banksy: pop e street icons in Val di Sole»

Nelle sale di Castel Caldes ci sono pareti che sembrano uscite da un murale di Shepard Fairey-Obey. Solo che sono lì da cinquecento anni. I motivi damascati, geometrici e floreali, che rivestono la galleria del maniero, realizzati per la famiglia Thun, hanno lo stesso andamento ritmato delle decorazioni che fanno da sfondo alle opere dell’artista e illustratore statunitense. E quando poco più in là compare una sua stampa, il dubbio dura un istante: dove finisce l’affresco e dove comincia la street art?
L’esposizione «Da Warhol a Banksy: pop e street icons in Val di Sole», allestita fino al 20 settembre nella fortezza trentina e curata da Giuseppe Pizzuto, Alessandro Casagrande e Cristina Collettini, percorre con 90 opere la nascita dell’arte urbana, dai graffiti «illegali» degli anni Settanta fino alla consacrazione museale.

Ma la narrazione che sorprende è un’altra: dalle bombolette spray ai pennelli dei garzoni rinascimentali e viceversa. L’idea alla base della mostra è semplice: «Raccontare come la street art - spiegano i curatori - affondi le radici in tecniche decorative antiche». Per decorare rapidamente e a costi contenuti intere stanze, i giovani apprendisti del Cinquecento usavano maschere di carta oleata o pergamena, così come i writer di oggi preparano lo stencil in studio prima di «colpire» il muro. Fogolino, assieme al fratello Matteo, fu tra i grandi protagonisti di questa stagione decorativa in Trentino, utilizzando massicciamente la tecnica dello stencil per finte tappezzerie, grottesche e motivi ripetuti: la medesima ossessione per la serialità di Andy Warhol o Shepard Fairey.

Organizzata dall’Apt Val di Sole in collaborazione con Deodato Arte, col supporto scientifico e allestitivo del museo, la rassegna occupa i tre livelli della domus murata. Il viaggio comincia nella galleria, dove una «Obey Star» introduce il tema del doppio sguardo. Compaiono un katagami giapponese ottocentesco per decorare i kimono, piccoli stencil in rame e un raro modello circolare in piombo del 1868. Accanto i cuscini creati da Banksy per il progetto londinese Gross Domestic Product ma anche lavori di Eric Drooker e John Fekner. Si sale e ad aprire la strada c’è Warhol con le sue celebri «Marilyn» e le «Campbell’s Soup», a ricordare come la riproducibilità introdotta dal padre della Pop Art abbia preparato il terreno di un’arte accessibile a tutti. Keith Haring compare con «Fiorucci Wall», Invader coi suoi mosaici pixelati; Mr. Brainwash col suo ottimismo pop e il mantra «Life is Beautiful».

La stanza clou ha due nomi: Banksy e Blek Le Rat. C’è la «Girl with Balloon», i topi, le scimmie, i manifesti contro la guerra. C’è soprattutto il confronto tra l’artista più famoso del mondo e quello che lui considera il proprio maestro. «Banksy ha più volte detto che ogni volta che pensava di avere avuto un’idea scopriva che Blek l’aveva realizzata dieci anni prima», ricorda Casagrande. Le creazioni di Add Fuel ispirate agli azulejos portoghesi sembrano fatte apposta per abitare Castel Caldes, con gli azzurri delle ceramiche in continuità con i pattern dei fregi sulle pareti dagli stessi toni. «Attraversando gli ambienti, la presumibile dissonanza tra arte di strada e dimora nobiliare, tra gesto ribelle e decorazione, sparisce», rimarca Collettini, direttrice del Castello del Buonconsiglio. C’è spazio pure per gli autori italiani. Ci sono gli Orticanoodles, tra le voci più riconosciute della scena nazionale, ma anche il duo Sten Lex, pionieri della tecnica dello stencil poster, e Mr. Savethewall. E non finisce qui. Il dialogo si allarga fino a Trento, dove il Buonconsiglio accoglie l’opera «Peak A Boo» di Mr. Brainwash, un bambino e un cane che guardano oltre un muro. Così, tra stencil rinascimentali, azulejos reinventati e icone della cultura pop, emerge quanto le immagini abbiano una memoria lunga: cambiano gli strumenti, i contesti, le superfici, dalle rocche ai vagoni, ma resta la stessa urgenza di lasciare un’impronta indelebile sul mondo.

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Trento

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino

12 giugno 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Trento, il video: impugna un tombino e lo usa come ariete per sfondare la porta del bar tabacchi e rubare i Gratta&Vinci

Le immagini dalla telecamera di sicurezza che ha ripreso l'assalto

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo