David Hockney, un camaleonte non mimetico
L'11 giugno il pittore britannico è scomparso all'età di 88 anni. Qui un ritratto dello scrittore Covacich, a partire da una foto di Hockney col collega Lucian Freud
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David Hockney, un camaleonte non mimetico
di Mauro CovacichL'11 giugno il pittore britannico è scomparso all'età di 88 anni. Qui un ritratto dello scrittore Covacich, a partire da una foto di Hockney col collega Lucian Freud
Questo articolo è tratto da «la Lettura» #697 del 6 aprile 2025.
Ricordo un ritratto di David Hockney fatto dal suo amico Lucian Freud che ho visto al museo Correr di Venezia a una mostra di più di vent’anni fa. In quel quadro Freud, con la sua solita capacità maieutica — o forse, dato il nonno, dovrei dire psicoanalitica — coglie e porta in luce l’indole recondita dell’amico: non proprio inquietudine, piuttosto un’irrequietezza mal dominata, lo sguardo di un uomo che non trova pace. Di quel ritratto è stata scattata anche una foto (sopra) nello studio dell’autore, con i due amici che posano guardando in camera: Freud fiero in piedi, ancora con un grembiule legato alla cintura e vari stracci ammucchiati attorno, Hockney seduto nella stessa identica posa del quadro, ma con uno sguardo diverso, più controllato. Foto nata quasi a dimostrare, contro sé stessa, che serve la mano di un pittore per far emergere la verità di un volto. È un lavoro che richiede del tempo, non essendo un evento bensì un lungo processo di estrazione. Solo trascorrendo delle ore a capire quegli occhi, a interrogarli con il pennello, Freud ha potuto rivelarne l’irrequietezza e fissarla sulla tela.
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In effetti David Hockney è irrequieto anche da vecchio e non ha mai smesso di cambiare. Nessun artista ha mantenuto vive dentro di sé la stessa curiosità e la stessa spinta alla ricerca. Per tutta la vita ha cercato (e trovato) nuove forme espressive che fossero adeguate alla sua volontà di cambiamento, al suo inarrestabile impulso a rinnovarsi, restando però sempre linguisticamente coerente, ovvero riconoscibile nella sua voglia di sperimentare. Questa attitudine camaleontica è tutto fuor che un desiderio di adeguazione all’ambiente circostante. Semmai, se esiste in natura un simile animale, si tratta di un camaleonte non mimetico, un camaleonte che cambia colore proprio per distinguersi dallo sfondo e fare un altro piccolo passo verso un mondo nuovo. Dai primi lavori di eco espressionistica alla Pop Art delle piscine californiane, al Cubismo dei collage multifocali, agli studi sulla prospettiva, alla passione per il teatro, fino alle nature morte su tablet, tutto in una sola vita.
Mi torna in mente la mostra di Parigi alla Fondation Pierre Bergé-Ives Saint Laurent nel 2011, lo scalpore di quegli iPad appesi alle pareti, l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità elettronica, l’immagine diventata quasi solo idea della mente, tutta l’immediatezza del gesto primitivo senza il filtro dei materiali, ma con la manualità intatta degli antichi disegnatori su cera. Solo fantasia, immaginazione e polpastrelli: basta scaricare il software, giusto qualche rudimento e si sta già dipingendo. C’era ovviamente chi gridava alla morte della pittura. Lui però all’intervistatore della Bbc rispondeva: «Ma quale nostalgia? Avere la possibilità di realizzare questi lavori direttamente su supporti digitali è un grande vantaggio. Significa poter fare a meno dell’acqua, dei colori, dei pennelli, e soprattutto della seccatura quotidiana di dover pulire tutto a fine giornata».
C’è chi come Lucian Freud ha passato la vita a dipingere ritratti, sempre e solo esseri umani indagati in un lungo processo di conoscenza. C’è chi come Francis Bacon (l’altro amico del terzetto) ha sempre e solo sfigurato quei corpi, mostrando che la morte si sconta vivendo. E c’è chi come David Hockney ha trovato a ogni nuova stagione un modo diverso per comunicare, a noi che lo ammiriamo, la sua irrefrenabile gioia di vivere.
12 giugno 2026 ( modifica il 12 giugno 2026 | 13:55)
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