Bergamo, sesso e potere secondo Francesco De Grandi al Drawing Hall. L'omaggio al film di Tinto Brass
Corriere della Sera - Cultura

Bergamo, sesso e potere secondo Francesco De Grandi al Drawing Hall. L'omaggio al film di Tinto Brass

Venerdì 12 giugno 2026
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A Grassobbio la mostra intitolata «Salon Kitty». L'artista: «Questo rapporto fra i poteri totalizzanti e la predazione sessuale è ancora vivo»

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Bergamo, sesso e potere secondo Francesco De Grandi al Drawing Hall. L'omaggio al film di Tinto Brass

di Federico Fumagalli

A Grassobbio la mostra intitolata «Salon Kitty». L'artista: «Questo rapporto fra i poteri totalizzanti e la predazione sessuale è ancora vivo»

Un’opera di Francesco De Grandi esposta al Drawing Hall

Sfacciata e dolcissima. Irriverente e formato famiglia. I contrasti abitano, e benissimo si sposano, nella mostra del palermitano Francesco De Grandi, a cura di Gabriele Lorenzoni. «Salon Kitty», il titolo omaggia l’omonimo film di Tinto Brass del 1976, apre oggi (12 giugno) a The Drawing Hall (fino all’11 luglio). Ai suoi tre fondatori, tutti artisti visivi ma portatori autentici di declinazioni espressive differenti – il fotografo Walter Carrera, il regista Marco Marcassoli, l’artist-star Andrea Mastrovito –, il coraggio non è mai mancato. A cominciare dall’idea di aprire, a Grassobbio in un capannone industriale, uno spazio interamente dedicato al disegno italiano contemporaneo.

Gli ambienti espositivi sono due, adiacenti. Il primo è, per soggetti e dimensioni, certamente deflagrante. E di conseguenza, da copertina. Il visitatore viene accolto da un giovane priapo. La divinità dell’istinto sessuale, nuda (stivali a parte) e in erezione, occupa una grande parete bianca. Sull’altra, in ideale armonia con il ragazzo, c’è una donna inginocchiata in preghiera. Anche lei è senza vestiti (calzature a parte). Mentre una danza macabra, ritratta secondo tradizione, conferisce la sensazione di un eterno e inesorabile movimento. Eros e thanatos, per restare in ambito mitologico, bussano alla porta. Ed è evidente quanto il mito, sempre rimandi al presente.

«Il rapporto tra il sesso e il potere — spiega De Grandi — risuona moltissimo nel nostro contemporaneo. Questo rapporto fra i poteri totalizzanti e la predazione sessuale è ancora vivo. Priapo è archetipo della fecondità e qui viene declinato in maniera innocente. La mia idea — continua l’artista — era mostrare in che modo qualcosa di assolutamente naturale, finisca poi per trasformarsi in una folle corsa di zombi a cavallo che sparano all’impazzata».

Senza tradire il tratto, la seconda sezione presenta una natura inquieta e personalissima. Tanto che i disegni, spesso cristologici, collocati uno accanto all’altro quasi a formare una parete di ex voto, «non sono in vendita, li tengo per me. Ma provo tanta gioia a esporli qui a The Drawing Hall, un posto pieno di amore». Di amore e di memoria sono pieni questi lavori di piccolo formato, ricavati da «un vecchio libro ricco di illustrazioni e foto, una specie di manuale di medicina che girava a casa mia e apparteneva a uno zio. Quando è mancato — racconta De Grandi —, me ne sono appropriato e ho cominciato a lavorarci sopra. Aspettavo di farlo da anni». Il richiamo alle origini è evidente, ben oltre il ristretto nucleo famigliare. Viene in mente il cult Cinico TV, dei suoi concittadini Ciprì e Maresco: «Abbiamo vissuto il medesimo orizzonte culturale della Palermo Anni 80. Condivido il loro immaginario».

Si torna alla sessualità, con il ciclo di serigrafie realizzato «partendo da vecchi calendari erotici». Questi lavori sono in vendita, sotto forma di una donazione a The Drawing Hall. Difficile dire non ne valga la pena. Se non altro per la vacuità dell’ esperimento. Viene spontaneo chiedere ai padroni di casa Marcassoli e Mastrovito, se tutta questa nudità esibita rischi di imbarazzare qualcuno fra i visitatori. La risposta è condivisa. «Chi viene a Drawing Hall ha in genere un approccio all’arte differente, più aperto rispetto alla media. Comunque, il sesso non l’unico soggetto. Tutto acquisisce un senso».

Da Papa Leone a Tinto Brass il tragitto non è breve. E nemmeno blasfemo. Ma è percorribile soltanto dai grandi artisti. Lo è Andrea Mastrovito, di rientro a Bergamo da Barcellona. La Sagrada Familia, appena visitata dal pontefice, ospita il suo «Agnus Dei». Mastrovito chiosa: «Un onore grandissimo. Io insieme al Papa e ai reali, a guardare la mia opera».

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