Remigrazione. La soluzione ultima
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Remigrazione. La soluzione ultima
di Fortunato CerlinoLo ammetto: sono un fanatico della remigrazione. Quando ne sentii parlare ‘a primma vota fu come una rivelazione. Un’idea nuova, finalmente fondata sulla saggezza, sull’obiettività, sulla logica. Per anni ci hanno raccontato, per giustificare ‘o burdello in cui ci troviamo, che le culture si mescolano, che gli esseri umani migrano da quando esistono. Tutte fesserie. La verità è che ognuno se ne deve stare a casa sua! Lessi di tutto sull’argomento, approfondendone ogni aspetto, ogni sfumatura. Cominciai dall’Europa. Mi sembrava evidente che chiunque non appartenesse all’Europa dovesse essere rimandato al proprio luogo d’origine. Bisognava salvaguardare l’identità europea, la sua unicità, la sua irripetibile specificità. Ma più riflettevo, più capivo che l’Europa era un concetto troppo vago. ‘Nu portoghese e un finlandese hanno davvero così tanto in comune? No. E allora capii che il vero problema era l’Italia. L’Italia agli italiani! Ma bastarono poche settimane per accorgermi che anche quella formula era piena di contraddizioni. Pecché un piemontese dovrebbe stare nello stesso contenitore culturale di un siciliano? E così affinai il concetto. La Campania ai campani! Ma poi osservai meglio. Un abitante del Cilento e uno di Napoli parlano davvero la stessa lingua? Hanno le stesse tradizioni? Lo stesso carattere? Ma neanche lontanamente! Allora la risposta era evidente. Napoli ai napoletani. Finalmente la purezza, la coerenza. Ma anche Napoli, guardandola bene, era un’entità astratta. Che cosa hanno in comune Scampia e Chiaia? Forcella e Posillipo? Il Vomero e i Quartieri Spagnoli? Assolutamente nulla. Bisognava avere il coraggio di andare fino in fondo. Toledo ai toledani! Ma anche via Toledo era troppo vasta. Ogni strada ha anime diverse, ogni palazzo contiene mondi incompatibili. Ridussi così il campo al mio palazzo, ma al primo piano viveva una famiglia di Fuorigrotta, al secondo ‘na vedova di Pianura, al terzo uno studente indiano. Al quarto una coppia mista di anziani: lui di Torino, lei di Salerno. Era evidente che non potevano appartenere alla stessa comunità. Mi concentrai sul pianerottolo, ma di fronte a noi abita ‘na signora di Portici con due cani di razze diverse e ‘nu gatto che non si è mai capito a che specie appartenga. Entrai quindi nel mio appartamento pensando di aver finalmente trovato il luogo dell’appartenenza assoluta. Niente! Una moglie (per giunta di San Giorgio), due figli di età, sesso e idee diverse, sempre in conflitto. Persino il cane sembrava avere opinioni incompatibili con le mie. Compresi che la fede nella remigrazione imponeva scelte ancora più radicali. Io. Solo io. Finalmente il mio territorio coincideva con la mia persona. Ero giunto alla purezza. O almeno così credevo. ‘Na sera, mentre ero seduto da solo nel silenzio, scoprii qualcosa di terribile. Dentro di me abitava qualcun altro. Una voce. Un dubbio. Un pensiero che non coincideva perfettamente con gli altri. ‘Nu straniero. Un immigrato clandestino della coscienza. Dovevo espellerlo! Cominciai tagliando via un braccio. Poi una gamba. Poi ‘na recchia. Ridussi il territorio da difendere, ma il nemico continuava a nascondersi dentro di me. Segai per metà l’intero corpo, eppure continuavo a trovare zone contaminate, presenze estranee. Mi vivisezionai con scrupolo amministrativo, con rigore burocratico, con amore patriottico. Alla fine rimase soltanto un occhio.
«Eccolo. Sono finalmente io». Pensai.
Ma anche l’occhio era troppo abitato. Lo schiacciai, riducendolo a materia biologica, a cellule. Ma erano tutte diverse tra loro! Alcune producevano energia, altre trasportavano informazioni, altre ancora svolgevano funzioni differenti. Una società multiculturale in miniatura. Intollerabile. Ne conservai una sola. L’essenza della mia appartenenza, la mia patria definitiva! Fu allora che scoprii una verità ancora più inquietante. Anche una cellula è un organismo che contiene membrane, nucleo, mitocondri. Allora decisi di spingermi oltre. Arrivai al Dna! Ma poi scoprii che parti del mio patrimonio genetico provengono da antichi virus entrati nei corpi dei miei antenati milioni di anni fa. Virus! Immigrati clandestini microscopici! E non era finita. Scoprii che quei mitocondri che lavorano dentro ogni mia cellula, sono discendenti di antichissimi batteri stranieri che, miliardi di anni fa, si so’ installati dentro altre cellule e non se ne sono più andati. Abusivi! Occupanti! Invasori! Più scavavo nella mia identità, più trovavo tracce di altri. Pesci, rettili, mammiferi, batteri, funghi. Persino una banana condivide con me una parte del patrimonio genetico. ‘Na banana! Mi venne quasi un collasso patriottico. Provai allora a scendere ancora più in basso. Agli atomi. Niente! Gli atomi che compongono il mio corpo sono stati parte di alberi, oceani, animali, vulcani. Alcuni hanno attraversato ‘e dinosauri, altri so’ passati per il sangue di sconosciuti, altri ancora hanno viaggiato nello spazio per miliardi di anni prima di arrivare a me. Una mescolanza senza controllo, un’immigrazione continua, universale! A quel punto capii che il problema era più grande. L’universo stesso era un gigantesco traffico di frontiere aperte. Le stelle esplodevano disseminando materia ovunque. I pianeti si formavano mescolando frammenti provenienti da luoghi diversi. Nessuno era veramente a casa propria.
Ma io non mi arrendo! Continuo ancora oggi a scavare, dividere, separare ed espellere. A rimpatriare. Prima o poi la troverò al mia entità minima, indivisibile. Solo allora sarò finalmente il solo abitante della mia nazione. L’unico membro della mia irripetibile comunità etnica, culturale, spirituale e politica.
Vai a tutte le notizie di Napoli
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania
12 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Vincenzo Comunale porta la Stand Up Comedy a Castel Sant'Elmo
Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?
ScriviciIscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione