Romano Montroni, il libraio che ha fatto leggere l'Italia: «Intellettuale e garzone, quell'asta di dischi di Roberto Roversi racconta tutto di lui»
È scomparso a 86 anni, dopo una lunga malattia. Il principe dei librai bolognesi: che aveva dato una dimensione nazionale alle Librerie Feltrinelli e poi aveva fatto delle Librerie Coop un luogo insostituibile della cultura non solo cittadina, con rassegne, incontri e approfondimenti
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Romano Montroni, il libraio che ha fatto leggere l'Italia: «Intellettuale e garzone, quell'asta di dischi di Roberto Roversi racconta tutto di lui»
di Marco MarozziÈ scomparso a 86 anni, dopo una lunga malattia. Il principe dei librai bolognesi: che aveva dato una dimensione nazionale alle Librerie Feltrinelli e poi aveva fatto delle Librerie Coop un luogo insostituibile della cultura non solo cittadina, con rassegne, incontri e approfondimenti
Le scarpe più grosse di Bologna. A sostenere il gran cervello fino. Trentasei Tricker’s comprate da Dante De Paz negli anni, come quadri e libri, ora custodite in una scarpoteca-biblioteca per raggiunti limiti di età dei piedi numero 48-50: con i calzini bianchi, i pantaloni un poco corti come Jacques Tati di cui sembrava il fratello possente e capelluto, Romano Montroni ha scalato le pietre e la cultura di Bologna, d’Italia, di belle fette di mondo.
Ha insegnato l’immortalità dei libri, da quando alla Feltrinelli li mise sugli scaffali di copertina non nei seriosi dorsi. Primo in Italia, forse al mondo quando la lettura andava in crisi per la tv. «Non sono un intellettuale — si celebrava — Mi piace la manualità dei libri». Montroni è la reclame di chi si fatto da sé. Come gli operai diventati padroni anche delle puzze al naso altrui.
Figlio di una famiglia che doveva solo lavorare e non poteva leggere libri, ha cominciato da magazziniere-ragioniere mancato alla Rizzoli dove ora c’è Benetton, è andato in Feltrinelli a Milano da commesso, a 26 anni lo hanno rispedito a Bologna ad aprire in piazza Ravegnana. Non ha mai dimenticato, delle origini, delle tendenze e controtendenze ha fatto lezione. Per poveri e ricchi.
Ancora adesso, superati gli 80, si era messo a studiare come fare una scuola di popolo per librai nella Valle dei Libri, straordinaria idea messa in piedi da Gian Giacomo Schiavi e Lanfranco Vaccari, giornalisti, pensionati, inventori di bellezze continue come lui, ultima la prima «libreria diffusa» al mondo sulle colline e nelle vallate piacentine, migliaia di volumi salvati dal macero, molti rari, tutti regalati e distribuiti in piccole librerie monotematiche in borghi storici.
A Praga in vacanza nel 1981 conobbe una traduttrice d’italiano e il marito fotografo, epurati dopo la Primavera di Dubcek. Lo invitarono in una casa piccolissima, bagno all’esterno, si accorse che avevano fame di libri che non arrivavano più, in un paese fermo al Sartre comunista.
Tornato a Bologna cominciò a spedir loro casse colme di volumi, senza sapere se riuscivano ad arrivare attraverso le censure, fino a una telefonata in codice dopo un paio d’anni. In contemporanea sempre a Praga riuscì ad entrare all’Opera, giacca e cravatta obbligatori, con un immenso montone in cui spuntava una sciarpa cravattona: finì invitato dal primo violino, nel mondo era pagato in dollari e abitava in una splendida casa cubista.
Piera Tampieri, la moglie, libraia che ha sempre letto molto di più, gli ha fatto da guida, come quando lei dirigeva la Feltrinelli International. Nella casa prima al Fossolo poi nell’antica via Petroni, fra i libri, nelle confessioni private e nelle cene con i grandi (le foto e i nomi che spuntano alla Feltrinelli e all’Ambasciatori, libreria Coop da lui inventata, sono farine progressive del suo sacco), nelle gare di ballo, abilissimi dal valzer al rock’nd’roll.
Romano Montroni e Piera hanno dominato il ’68, quando gli studenti rubavano negli eskimo volumetti sulla rivoluzione e il «Paint your cop», hanno superato il ’77 quando li minacciavano come «spie del Pci» sulla porta dell’università in rivolta, hanno portato i libri alla Festa dell’Unità quando i colleghi librai li volevano bruciare («vedrete, sarà tutta pubblicità alla lettura e agli acquisti»), hanno lasciato gestire ad altri velocità ed innovazioni tecnologiche.
Quando andò all’asta la collezione di dischi di Roberto Roversi, Romano organizzò la vendita all’Ambasciatori, dove spuntarono pezzi unici. «Il ragazzo del muro della morte» è un Gianni Morandi del ‘ 66-67.
«Non ce l’ha neanche lui questo 45 giri» fece Lucio Dalla, che batteva il martelletto.
Montroni alzò la mano, se lo comprò lui. Girava in sala sussurrando agli intellettuali tirchi: «Comprate un disco, vanno in beneficenza». «E tu compraci il giradischi» era il cinico ritornello.
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