Angelo Bergamotti, il falconiere più famoso d'Italia che parla con i rapaci: «La mia un'arte controcorrente, che insegna a vivere con la natura»
Corriere della Sera - Cultura

Angelo Bergamotti, il falconiere più famoso d'Italia che parla con i rapaci: «La mia un'arte controcorrente, che insegna a vivere con la natura»

Giovedì 11 giugno 2026
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Il suo lavoro, oltre che negli spettacoli di falconeria, viene impiegato in aeroporti, porti, impianti industriali e discariche attraverso il "bird control", il sistema naturale utilizzato per allontanare specie problematiche

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Angelo Bergamotti, il falconiere più famoso d'Italia che parla con i rapaci: «La mia un'arte controcorrente, che insegna a vivere con la natura»

di Guido Tortorelli

Il suo lavoro, oltre che negli spettacoli di falconeria, viene impiegato in aeroporti, porti, impianti industriali e discariche attraverso il "bird control", il sistema naturale utilizzato per allontanare specie problematiche

Quando un falco si stacca dal guanto e sale nel cielo, Angelo Emilio Bergamotti, 38 anni, non sa mai esattamente cosa accadrà nei secondi successivi. È il principio stesso della falconeria: affidarsi a un animale che resta libero. Un'arte antica, resa celebre nel XIII secolo da Federico II di Svevia, che accompagna la vita del falconiere originario di Colobraro (Matera) fin da quando era bambino. Da 31 anni vive accanto ai rapaci e da loro ha imparato una lezione semplice: «La natura non si controlla, si comprende».

In un'epoca in cui il rapporto tra uomo e fauna selvatica è sempre più al centro del dibattito pubblico, Bergamotti osserva il fenomeno da una prospettiva diversa: oggi è considerato uno dei falconieri più conosciuti d'Italia e dedica la propria vita a falchi, aquile, poiane, gufi e barbagianni, trasformando una passione nata da bambino in una professione che lo porta a lavorare in tutta la penisola.

Tutto è iniziato grazie a un rapace ferito. «Il primo amore non si dimentica mai – racconta -. Mio padre portò a casa un rapace debilitato che aveva una zampa rotta. Aveva bisogno di cure e fu il primo animale che ebbi l'opportunità di conoscere davvero. È nato tutto da lì».

Da quella scoperta infantile alla professione il passo non è stato immediato. Gli anni passano, la curiosità cresce, fino all'incontro che cambia il suo destino. Durante una manifestazione dedicata alla falconeria assiste a un'esibizione che lo lascia insoddisfatto. «Avevo già una base venatoria e conoscevo il mondo della falconeria - spiega -. Quel giorno vidi dei rapaci esibirsi in un modo che non mi convinse. Pensai che il pubblico meritasse di vedere cosa significa davvero un falco che vola esprimendo le proprie capacità naturali. Da quell'intuizione è nato il mio spettacolo, oggi conosciuto in tutta Italia».

Oggi collabora con oltre quaranta rapaci. Un rapporto intenso che, però, non ha nulla a che vedere con quello che si instaura con gli animali domestici. «Molti parlano di fedeltà, ma è un errore - specifica -. Un rapace non è un cane e non sviluppa un legame affettivo nello stesso modo. Restano animali primitivi e mantengono intatta la loro natura selvaggia. Il rapporto si costruisce sul rispetto e sulla fiducia reciproca».

Tra tutti gli animali incontrati nella sua carriera, ce n'è uno che ricorda più di ogni altro. «Era un ibrido tra falco pellegrino e falco sacro - evidenzia -. Aveva problemi alle ali ed era stato praticamente scartato. Per sei mesi non ottenni alcun risultato e avevo quasi perso le speranze. Poi qualcosa cambiò. Da un giorno all'altro iniziò a volare e diventò uno dei falchi più forti ed efficienti che abbia mai avuto».

Dietro il fascino dei voli e delle dimostrazioni, però, c'è una quotidianità scandita da ritmi che pochi immaginano. Bergamotti trascorre fino a quindici ore al giorno accanto ai suoi animali e, per questo, ha trovato un modo tutto suo per mantenere equilibrio e lucidità. «Per disintossicarmi dai rapaci - aggiunge - vado nell'orto. È una parola che può far sorridere, ma quando trascorri così tanto tempo con animali diversi, devi riuscire a mantenere la mente lucida. Le prime ore della giornata le dedico alla terra. Prima ancora di entrare nell'orto libero alcuni degli animali più territoriali e loro mi girano attorno mentre lavoro. Poi tornano nelle voliere e comincia la giornata».

Per lui la falconeria non rappresenta solo spettacolo o tradizione. Oggi il suo lavoro viene impiegato anche negli aeroporti, nei porti, negli impianti industriali e nelle discariche attraverso il «bird control», il sistema naturale utilizzato per allontanare specie problematiche. «Questo metodo è più conosciuto rispetto al passato - osserva -, ma viene anche giudicato con superficialità. Molte persone si improvvisano falconieri senza avere una preparazione adeguata. Per ottenere risultati non basta mostrare un falco. Bisogna saperlo far lavorare. Gli altri uccelli devono percepire la presenza reale di un predatore. Solo così si può modificare il loro comportamento».
Per Bergamotti la falconeria rappresenta molto più di una professione.Dal 2010 questa pratica è riconosciuta dall'Unesco come patrimonio culturale immateriale dell'umanità, un traguardo che considera fondamentale. 

«È stato un riconoscimento importantissimo - sottolinea -. Ha permesso a una tradizione antichissima di essere riconosciuta come patrimonio culturale della collettività. Oggi Federico II, che elevò la falconeria ad arte nobile, sarebbe orgoglioso di vedere come continuiamo a custodirla e proteggerla».

Dopo oltre tre decenni trascorsi accanto ai rapaci, la lezione più importante resta quella ricevuta dalla natura. «Per comprenderla bisogna viverla - conclude -. Molte dinamiche della nostra esistenza si possono capire soltanto immergendosi davvero nell'ambiente naturale. Oggi viviamo in un mondo sempre più veloce e tecnologico. La falconeria è un'arte controcorrente. Molti la giudicano senza conoscerla, senza sapere che c'è una cultura antica fatta di rispetto e conoscenza. Forse proprio per questo continuo a praticarla. Perché mi ricorda ogni giorno il valore della libertà».

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