Due «partiti» nel governo sulla data delle Politiche: elezioni in primavera oppure urne in autunno?
I calcoli politici e la variabile del voto in altri Paesi Ue
Due «partiti» nel governo sulla data delle Politiche: elezioni in primavera oppure urne in autunno?
di Francesco Verderami | 15 maggio 2026I calcoli politici e la variabile del voto in altri Paesi Ue
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Un pezzo di Europa andrà al voto l’anno prossimo. Insieme a Paesi come Francia, Spagna, Polonia, ci sarà anche l’Italia. Ma sulla data emergono linee di pensiero diverse nel governo.
A confrontarsi sono due schieramenti trasversali nel centrodestra: c’è il partito che propone di «bruciare i tempi» per andare alle urne in primavera, e il partito che punta a «comprare tempo» per arrivare solo in autunno all’appuntamento. Ogni opzione è figlia di una diversa valutazione politica. Ma non riuscendo a calcolare le variabili internazionali — i cui effetti potrebbero influire sul risultato — i due blocchi sono costretti a limitare le loro analisi sulle questioni interne.
L’idea di andare al voto tra maggio e giugno conta su autorevoli esponenti di FdI e di Forza Italia, secondo i quali sarebbe preferibile accomunare le Politiche alla «difficile tornata» delle Amministrative del 2027 così da evitare l’eventuale «onda lunga» a favore del Campo largo nella successiva sfida per il governo. All’opposto c’è chi, come il leader della Lega Matteo Salvini, ritiene necessario evitare l’election day che potrebbe produrre un effetto trascinamento dai test locali a quello nazionale.
Per capire su quale periodo ricadrà la scelta c’è già oggi un elemento indicativo: il destino della legge elettorale. Se il Parlamento non dovesse riformare il sistema di voto è certo che si andrebbe alle urne in primavera «per ragioni di interesse nazionale», come spiegano dall’entourage della premier. Con il Rosatellum infatti sarebbe alta l’ipotesi del pareggio e dunque potrebbe servire tempo per formare il governo: in quel caso, con le elezioni in autunno, il nuovo esecutivo avrebbe margini ridotti per varare la Finanziaria e farla approvare dalle Camere entro il 31 dicembre. Il nuovo modello di voto all’esame del Parlamento consegnerebbe invece una maggioranza certa già all’apertura delle urne, e i ritmi più rapidi renderebbero meno impegnativo il corso della legge di Bilancio.
È chiara allora la linea di Giorgia Meloni, che confida di garantirsi questa prospettiva: potrebbe così tenere il gioco aperto (quasi) fino all’ultimo senza doversi esporre. Ma un simile schema imporrebbe — secondo una fonte accreditata — «una preventiva preparazione in termini di accordi politici nel centrodestra e in termini di contenuti nell’azione di governo». Traduzione: servirebbe un patto con i leader alleati e un’agenda programmatica per «non tirare a campare» nel finale di legislatura. E soprattutto sarebbe necessario fare entrambe le cose in tempi rapidi, visto che il 2027 è domani.
Ed ecco il punto. L’andazzo nella coalizione e nel governo segnala contrasti (quasi) quotidiani tra ministri, sortite incomprensibili di primedonne senza lustrini, inciampi inaspettati sui conti pubblici, che messi insieme alimentano la propensione della presidente del Consiglio a diffidare di tutto e di tutti. Con il conseguente «ma chi me lo fa fare» con cui conclude i suoi ragionamenti. Perché è vero che le servirebbe «un orologiaio» a cui delegare il compito di tenere in sincronia quotidianamente i meccanismi di governo: una cabina di regia, insomma, che però è resa impraticabile — per dirla con Antonio Tajani — dalle «sensibilità diverse» nella coalizione. A partire dalla competizione tra Forza Italia e Lega.
Un calendario per «comprare tempo» ci sarebbe. È allo studio un progetto di legge non meglio definito che incontrerebbe il plauso delle organizzazioni di categoria. E le verrebbe consigliato di valorizzare i risultati ottenuti con il Pnrr. In più c’è chi le fa notare che nonostante la botta referendaria «non c’è stato un crollo di consensi». E nonostante i sondaggisti mettano in evidenza il trend negativo nei loro report, le viene suggerito di notare come «senza Vannacci e con Azione fuori dal Campo largo» la sfida per Palazzo Chigi resti «apertissima». Perché, come ha confidato Ignazio La Russa a un senatore, «il pessimismo si respira nel palazzo non nel Paese».
Intanto, mentre ha in animo di concentrarsi soprattutto sui dossier nazionali, Meloni chiede sia portata a compimento entro l’estate la legge elettorale. Così da avere in mano per il 2027 le due opzioni: voto in primavera o in autunno. Poi si vedrà se qualcuno riuscirà a farle cambiare idea, e scegliere di «comprare tempo» invece di «bruciare i tempi».
LEGGI ANCHELegge elettorale, chi vincerebbe le elezioni con lo Stabilicum? Ecco gli scenari (con Calenda e Vannacci decisivi)di Cesare Zapperi
Elly Schlein: «Quello di Meloni è un governo rinchiuso nel Palazzo. Ora vogliono il confronto? Dai salari alla sanità lo hanno sempre negato»di Maria Teresa Meli
L’ossessione della politica per l’ombra dei poteri forti: governi tecnici, intese e congiuredi Roberto Gressi
«Sì ai cambi, ma no agli inciuci»: dalle preferenze al premio, le «chiavi» per un’intesa nella maggioranzadi Paola Di Caro
Proporzionale, addio collegi e premio di maggioranza. A quali partiti conviene cambiare la legge elettorale?di Adriana Logroscino
15 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimi pubblicatiRoma e il ponte con gli Usa. Quando Pechino chiedeva «consigli» a Palazzo Chigi
Venerdì 8 maggio 2026Da Conte a Schlein, perché il Campo largo «tifa» per Meloni sulla legge elettorale
Venerdì 24 aprile 2026E ora Salvini fa inversione a U e si «allontana» dal presidente Usa. E punta sulla piazza del 18
Venerdì 10 aprile 2026
La cautela necessaria sui tassi
Venerdì 15 maggio 2026 di Sergio HarariIl prezzo della longevità
Venerdì 15 maggio 2026 di Paolo Di StefanoUomini e topi: se le distopie diventano attualità
Venerdì 15 maggio 2026 di Paolo LepriLa tragedia infinita dei profughi interni
Venerdì 15 maggio 2026 di Ernesto Galli Della LoggiaL’occasione storica per l’Europa
Giovedì 14 maggio 2026 di Mauro MagattiIl futuro che rischiamo di perdere
Giovedì 14 maggio 2026 LEGGI TUTTIMannarino vince il premio Peppino Impastato, sul palco emoziona il pubblico cantando il singolo "Paura"
Il cantautore romano premiato per i messaggi "positivi" dell'ultimo album "V"
La politica, dietro le quinte: i protagonisti e le loro mosse analizzati ogni settimana nella rubrica di Francesco Verderami
Settegiorni di Francesco Verderami giorno per giorno: