La tragedia infinita dei profughi interni
Almeno 82,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vivere in condizioni precarie a causa di conflitti e catastrofi naturali
La tragedia infinita dei profughi interni
Paolo Lepri | 15 maggio 2026Almeno 82,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vivere in condizioni precarie a causa di conflitti e catastrofi naturali
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«Gli sfollati interni rappresentano il “punto cieco” delle crisi umanitarie perché sono ancora più dei rifugiati», dice Xiao-Fen Hernan, canadese, dirigente dell’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), l’istituto di ricerca creato dall’organizzazione non governativa indipendente Norwegian Refugee Council che si occupa di fornire protezione e assistenza ai profughi nel mondo. «Il loro numero — aggiunge — è raddoppiato nell’ultimo decennio».
Il rapporto dell’Idmc che Xiao-Fen Hernan ha coordinato invita a ragionare sui numeri di questa contabilità dell’orrore e ci spinge a non dimenticare i luoghi in cui «l’inferno dei viventi» è più inferno, rovesciando le parole di Italo Calvino in Le città invisibili. Almeno 82,2 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vivere in condizioni precarie a causa di conflitti e catastrofi naturali. Non era mai successo in passato, come è invece accaduto nel 2025, che le vittime delle guerre superassero quelle delle sciagure naturali. Un sorpasso sul bordo dell’abisso.
L’aumento degli spostamenti forzati trova la sua spiegazione nel fatto, scrive El País , che le guerre «si stanno sempre più internazionalizzando e colpiscono le grandi citta». «I numeri sono più alti perché nelle città c’è una maggiore concentrazione di persone e servizi e la distruzione delle infrastrutture ha un forte impatto in un’intera nazione», osserva Xiao-Fen Hernan sul quotidiano spagnolo citando quanto avvenuto a El Fasher, ultima roccaforte dell’esercito sudanese nel Darfur, o a Goma, nella Repubblica democratica del Congo, caduta con il suo milione di abitanti nella mani dei ribelli del movimento M23.
Meno «lontana», la distruzione di Gaza, dove — come riferisce L’Osservatore Romano — «il 90% della popolazione ha dovuto abbandonare ripetutamente la propria casa o il proprio rifugio, spesso dopo aver perso familiari e gran parte dei propri averi». I campi profughi attualmente sono circa 1.600. La Bbc racconta che due ragazze, Farah e Tala Mousa, hanno brevettato un metodo per costruire mattoni con le macerie. Una storia che commuove, ma non induce alla speranza. Perché anche la speranza, in questo angolo del mondo, non ha per il momento nessuna ragione di sopravvivere.
15 maggio 2026
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