Enrico Galiano, uno dei dieci insegnanti più influenti d'Italia: «Un periodo ho smesso ma perdevo qualità nella scrittura. L'odio di Agassi per il tennis è una lezione per gli studenti»
Al Celebrazioni «Sei un mito! Scopri chi sei attraverso i miti greci», la lezione-spettacolo del divulgatore : «Seguivo Luciano De Crescenzo e mi rapiva. La nostra professione non ha il giusto riconoscimento ed è a rischio burnout»
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Enrico Galiano, uno dei dieci insegnanti più influenti d'Italia: «Un periodo ho smesso ma perdevo qualità nella scrittura. L'odio di Agassi per il tennis è una lezione per gli studenti»
di Paola GabrielliAl Celebrazioni «Sei un mito! Scopri chi sei attraverso i miti greci», la lezione-spettacolo del divulgatore : «Seguivo Luciano De Crescenzo e mi rapiva. La nostra professione non ha il giusto riconoscimento ed è a rischio burnout»
Enrico Galiano, tra i dieci insegnanti più influenti d'Italia
È un’avvincente lezione-spettacolo quella che Enrico Galiano porta al Teatro Celebrazioni con Sei un mito! Scopri chi sei attraverso i miti greci (ore 21, info 051-4399123). Scrittore, professore «stile Attimo fuggente» (cit. Gramellini), divulgatore ironico, in questo viaggio tra i miti intreccia gli interrogativi più profondi dell’esistenza: chi siamo, cosa vogliamo, talento, vocazione. Sua è la drammaturgia, con la collaborazione di Andrea Delfino. Raggiunto al telefono, risponde con un «presente!».
Come gli alunni all’appello, professor Galiano.
«No, a scuola faccio l’appello e chiedo: come stai? È importante per il clima emotivo. A teatro parto come in un test d’ingresso. Pongo domande sulla mitologia greca a risposta multipla, due sono serie, la terza è per ridere».
Un esempio?
«Il Dio del Cielo degli eventi atmosferici è anche un grande seduttore e si sceglie tra Zeus, Poseidone e Andrea Giuliacci».
Ma com’è nato lo spettacolo?
«È nato per colpa di un ragazzo che una sera mi martoriò con domande esistenziali. Solo dopo qualche giorno mi sono ricordato che solo i miti greci potevano dare le risposte giuste. Il miracolo di una storia sta qui: vuoi sapere come va a finire ma vuoi anche una chiave per capire le dinamiche».
Per Il Sole 24 Ore lei è tra i dieci insegnanti più influenti d’Italia.
«Anche qui ho dei colpevoli: la mia prof di Lettere delle medie che sapeva tenerci inchiodati per ore ad ascoltarla, Luciano De Crescenzo che seguivo rapito e Roberto Calasso che con Le nozze di Cadmo e Armonia ai tempi dell’università ha gettato un ponte. Prima erano solo storie, poi ho capito che quelle storie erano specchi».
Perché al centro del lavoro c’è il daimon?
«Il proprio daimon, questa guida che ci orienta, si può cercare anche a 80 anni. Per questo lo spettacolo è rivolto a tutti. Il mito, il daimon in particolare, in modo sottile dice che per capire cosa vuoi devi partire da cosa non vuoi e insegna a non confondere la vocazione con il talento. Tantissime persone hanno avuto successo pur avendo limiti: il naso di Barbra Streisand, la esse di Jovanotti, gli arti di Bebe Vio… Molte cose che sembrano impedire la realizzazione tengono attaccati alla vita. A scuola abbiamo una cosa che si chiama consigli orientativi e lì dobbiamo considerare che molti alunni bravi in una cosa possono essere infelici nel farla».
In effetti, basta pensare ad Agassi…
«L’esempio perfetto. Odiava il tennis, suo padre dispotico lo costringeva e lui trovò la motivazione solo quando capì che poteva aiutare gli altri».
Com’è lavorare nella scuola oggi?
«C’è sempre più pressione: da un lato bisogna far sempre meglio, essere appassionati, psicologi, ma al tempo stesso questa professione non viene riconosciuta a livello sociale che considera un insegnante ormai come un babysitter (e anche la paga è da babysitter). L’istituzione scolastica è attaccata e così c’è sempre più il rischio del burnout».
È un uomo di successo, ha mai pensato di smettere di insegnare?
«Ho preso un’aspettativa qualche anno fa, ma mi sono accorto che perdevo qualità nella scrittura e nei rapporti umani. Il rischio di scrivere è perdersi nel proprio eremo. Avevo bisogno di trovare, mi si passi il termine, il contatto con la strada».
Ma sa che c’è chi associa «Sei un mito» alla hit degli 883?
«Sì e va benissimo!».
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15 maggio 2026
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