Da Scampia a Torino: il "Sogno di Carta" degli Spacciatori di Libri conquista il Salone 2026
Gli Spacciatori di Libri sbarcano al Salone Internazionale con una presenza senza precedenti: 7 stand coordinati, 140 metri quadri esposizione e una squadra di 18 dipendenti pronti a invadere i padiglioni del Lingotto
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Da Scampia a Torino: il "Sogno di Carta" degli Spacciatori di Libri conquista il Salone 2026
di Mirko LabriolaGli Spacciatori di Libri sbarcano al Salone Internazionale con una presenza senza precedenti: 7 stand coordinati, 140 metri quadri esposizione e una squadra di 18 dipendenti pronti a invadere i padiglioni del Lingotto
Non è più solo una provocazione, ma una solida realtà industriale e culturale. Gli Spacciatori di Libri sbarcano al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 con una presenza senza precedenti: 7 stand coordinati, 140 metri quadri esposizione e una squadra di 18 dipendenti pronti a invadere i padiglioni del Lingotto.
«Il Sogno è diventato Realtà - commenta l'editore e scrittore Rosario Esposito La Rossa, creatore degli Spacciatori di Libri con la compagna di vita Maddalena Stornaiuolo -. Quello che anni fa era iniziato come un atto di resistenza poetica tra i vicoli di Scampia, oggi si è trasformato in una filiera produttiva completa. Il traguardo più ambizioso è stato raggiunto: produrre i libri direttamente a Scampia per poi "spacciarli" in tutta Italia.
Ci dicevano che a Scampia si potesse solo consumare o distruggere. Noi abbiamo dimostrato che si può creare. Portare 140 metri quadri di Scampia a Torino non è solo marketing, è la prova che la cultura è l'unica sostanza che crea dipendenza positiva».
I numeri di questa invasione culturale sono importanti per l’editoria indipendente e sociale: 7 stand per coprire diversi generi e collane; 140 mq, uno spazio raddoppiato rispetto alle edizioni precedenti, progettato per essere un hub di incontro; 18 dipendenti: un team di professionisti che «porta con sé l’energia e il riscatto di un territorio che non si arrende».
ll Salone del Libro 2026 diventa così palcoscenico per raccontare come la produzione editoriale possa essere uno strumento di autodeterminazione. I libri "spacciati" dagli stand non sono semplici oggetti, ma mattoni di una nuova narrazione che parte dalle periferie per parlare a tutta la nazione. «Gli Spacciatori di Libri vi aspettano per condividere questo sogno, diventato finalmente realtà di carta, inchiostro e lavoro».
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