A tutta velocità con una moto d'epoca sul Muro della Morte: «Non è sfidare la gravità ma imparare a restarci dentro»
Corriere della Sera - Cultura

A tutta velocità con una moto d'epoca sul Muro della Morte: «Non è sfidare la gravità ma imparare a restarci dentro»

Giovedì 14 maggio 2026
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Treviso, la performance Davide Terenghi che corre su una parete di legno circolare del 1937: «Niente casco e bisogna sentire il mezzo. Ogni minimo problema può diventare fatale»

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A tutta velocità con una moto d'epoca sul Muro della Morte: «Non è sfidare la gravità ma imparare a restarci dentro»

di Federica Gabrieli

Treviso, la performance Davide Terenghi che corre su una parete di legno circolare del 1937: «Niente casco e bisogna sentire il mezzo. Ogni minimo problema può diventare fatale»

Il rumore si sente già dalla strada. Un rombo pieno, continuo, che rimbalza dalla struttura cilindrica e attira curiosi e appassionati del weekend Rockabilly al Nasty Boys a Treviso. Poi, entrando, lo sguardo sale: un cilindro di legno, alto, chiuso, quasi austero. È lì dentro che prende vita uno degli spettacoli più intensi della rassegna. Si chiama «Muro della Morte» e a portarlo in scena è Davide Terenghi, in arte Devid. Una performance che affonda le radici nei primi del Novecento e che, ancora oggi, conserva intatto il suo impatto: motociclisti che corrono lungo pareti verticali sfruttando la forza centrifuga, sospesi a pochi centimetri dal pubblico.

Il silenzio che si rompe

Al Nasty, lo spettacolo è tra i più seguiti del festival. «Il Muro della Morte non è sfidare la gravità. E’ imparare a starci dentro, trovando equilibrio e controllo. Quando sei lassù non puoi fingere: o sei presente al cento per cento, o il muro ti butta giù», afferma Devid. A ogni esibizione, il pubblico si stringe lungo il bordo superiore della struttura, affacciandosi verso l’interno. Quando il motore si accende, il silenzio si rompe di colpo. Terenghi entra in pista senza gesti eclatanti. Poi accelera. In pochi secondi la moto sale lungo la parete, si stabilizza in orizzontale e comincia a girare. 

«Devi sentire la moto»

Il legno vibra, il suono cresce, il passaggio si fa sempre più vicino agli spettatori. A rendere ancora più particolare l’esibizione sono anche i mezzi: Terenghi alterna due motociclette Indian, entrambe d’epoca. Una ha cent’anni, l’altra risale agli anni Cinquanta. Nel Muro non si usano protezioni, niente casco, né per lui né per la figlia. Non per spettacolarizzare il rischio, ma per una necessità tecnica. «Devi sentire la moto», spiega. «Anche un’anomalia minima si percepisce subito. Con il casco rischieresti di accorgertene troppo tardi. Lì dentro non stai solo guidando. Stai ascoltando. Il legno, la moto, il pubblico: devi sentire tutto insieme. Se perdi anche solo un attimo di connessione, il muro te lo ricorda subito», racconta Devid. «È una questione di fiducia. Fiducia nella velocità, ma soprattutto in quello che hai intorno». Perché il rapporto con il pubblico è parte integrante dello spettacolo. «Quando arrivo a pochi centimetri dalle persone, li guardo negli occhi. Vedo paura, entusiasmo, incredulità. E quella energia ti entra dentro, ti spinge a dare di più. Senza quella carica, il giro resta incompleto».
Terenghi arriva dalla Brianza, Nord Italia. Un’infanzia lontana dai motori, fatta di biciclette e strade sterrate, prima che la passione per le due ruote prendesse il sopravvento. Da vent’anni quella passione è diventata mestiere. Una vita itinerante, condivisa con la famiglia, che lo accompagna in ogni tappa.

Il Muro della Morte, a tutta velocità con la moto su una parete di legno

Il recupero del cilindro

Il cuore dello spettacolo è la struttura stessa: un cilindro di legno costruito nel 1937. Nato negli Stati Uniti, passato attraverso la guerra e diversi Paesi, è stato recuperato da Terenghi in Olanda dopo anni di inattività. «Quando l’ho trovato era in disuso, in un angolo dimenticato. Dovevo ridargli vita. Ricordo che ero con mia moglie, lei incinta di Gloria, ma non lo sapevamo, e salì in moto con me per provarlo. Abbiamo restaurato l’esterno, senza toccare l’interno. Quello è il cuore, e andava rispettato». Accanto alla dimensione spettacolare, c’è quella familiare. La moglie che si occupa dell’organizzazione, la figlia di quindici anni, ha già iniziato a esibirsi all’interno del Muro: affronta la struttura con un go-kart, seguendo le traiettorie del padre, mentre il più piccolo di dieci anni muove i primi “giri” con la bici. «Quando sale mia figlia, il cuore si ferma per un attimo», continua Terenghi. «È una sensazione difficile da spiegare: da una parte c’è l’orgoglio, dall’altra la paura. Ma poi la guardo e vedo nei suoi occhi la stessa determinazione che avevo io alla sua età». 

«Se lo sentono dentro»

Un passaggio generazionale che si consuma sotto gli occhi del pubblico, tra prove e spettacoli. «Non è qualcosa che imponi. Se lo sentono dentro. È successo a me, sta succedendo a lei. In quel momento capisci che questa non è solo una professione: è una storia che continua». Al Nasty, intanto, tra musica, auto d’epoca e cultura rockabilly, il Muro della Morte si conferma uno dei punti centrali del festival. Non solo per l’impatto visivo, ma per la capacità di coinvolgere chi guarda.

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14 maggio 2026

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