Dario Bellezza e il «Fuori!», affinità e divergenze. «Non era militante ma contribuì alla lotta politica degli omosessuali»
I rapporti del poeta, morto 30 anni fa, e il Fronte omosessuale rivoluzionario fondato a Torino. Le critiche, i convegni e i programmi su Radio Radicale. Alda Montori: «Battitore libero, ma riconosceva il valore delle battaglie»
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Dario Bellezza e il «Fuori!», affinità e divergenze. «Non era militante ma contribuì alla lotta politica degli omosessuali»
di Alessandro ChettaI rapporti del poeta, morto 30 anni fa, e il Fronte omosessuale rivoluzionario fondato a Torino. Le critiche, i convegni e i programmi su Radio Radicale. Alda Montori: «Battitore libero, ma riconosceva il valore delle battaglie»
Dario Bellezza, a destra, nella foto di Paola Agosti
Affinità e divergenze tra Dario Bellezza e noi. Potrebbe essere questa l’insegna giusta per raccontare il rapporto tra il poeta romano, scomparso trent’anni fa, e una delle formazioni più importanti per la lotta politica delle persone omosessuali nel nostro paese, il Fuori! – fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano, fondato a Torino nel ’71 da Angelo Pezzana.
Amore disamore
Spirito non solo libero ma sagace e corrosivo, Bellezza fu giocoforza incuriosito dalle primissime gesta del Fuori!, e fra queste il blitz a Sanremo contro i sessuologi riuniti a convegno. Però ben presto la furia dialettica dell’autore di Invettive e licenze, inevitabilmente pasoliniana (fu segretario del regista), confutò ciò che reputava eccessivo nelle azioni del gruppo torinese.
Nel dicembre del ’72 firmò su Paese Sera una recensione al volume I movimenti omosessuali di liberazione, a cura di Mariasilvia Spolato, con il seguente passaggio: «Anche il giornale Fuori, che non nasconde la sua filiazione francese (dal Fhar, front homosexuel d’action révolutionaire, ndr), curato autoritariamente dal gruppo “dissidente” del Fuori e che ha la pretesa di parlare a nome di tutti gli omosessuali italiani, dà uno spettacolo borghesemente atroce di sé: siamo al livello scontato della goliardia, del lirismo compiaciuto di sé». Frecciate alle modalità estetiche un po’ à la Allen Ginsberg più che alla sostanza della lotta ossia l’uscita dal ghetto dei gay italiani; fatto confermato dalla presenza di Bellezza agli incontri del Fuori! a Roma col Partito Radicale.
La Fondazione
Diverse foto lo ritraggono al tavolo del primo Congresso internazionale di controinformazione sulla sessualità (immagini reperibili chiedendo all’infaticabile archivista della Fondazione Fuori! di Torino, Maurizio Cagliuso, o nella sezione dedicata sul portale del Polo del ‘900).
La segretaria del Fuori! romano
Alba Montori ricorda bene quegli anni: è stata segretaria del Fuori! capitolino. «Io e Dario battibeccavamo di continuo – ricorda al Corriere - amore e odio, ma odio simulato, io sono suscettibile e lui pure lo era. Fu un battitore libero e non tutti lo rispettavano per questo, gli imputavano di essere sgradevole, con uno stile di vita eccessivo, e lui si nascondeva dietro atteggiamenti antipatici. In rotta di collisione semi-permanente col gruppo. Per almeno due anni mi ha costretta a mediare tra Massimo Consoli (tra i fondatori del movimento di liberazione omosessuale, ndr), quelli del Fuori!, e le varie anime in campo. Ma io detesto le liti se il fine è comune. Però in fondo anche Dario sapeva che il Fuori! era utile a smuovere le acque».
Un robusto apporto alla causa venne da Radio Radicale, «che ci diede spazio o meglio ce lo siamo preso, e Dario collaborò alle trasmissioni del Fuori!». La sua eredità, sostiene Montori, «non è stata raccolta tanto dalla sinistra quanto da Gaylib, di area liberale. In particolare Daniele Priori, che ha approfondito molto la sua poetica».
L
Il torinese Sergio Rovasio, esponente radicale e già assistente di Marco Pannella, ha conosciuto il poeta nel 1980. «Avevo 19 anni, andavamo insieme alla spiaggia gay naturista detta “il buco” a Torvaianica, chiamata così per un foro nella rete di recinzione. Dario era un tipo estroverso - osserva Rovasio - non indossava il costume, non faceva il bagno, ed essendo un nome noto si ritrovava circondato da persone e ogni tanto citava poesie o ne inventava di nuove». Tendeva a disertare le riunioni, «preferiva ospitarci a casa sua, mai stato snob, anzi. Il Fuori? In realtà non era contro, semplicemente non gli piaceva mostrarsi militante. Del resto i contrasti hanno caratterizzato i movimenti. Quando lavoravo a Roma con Bruno Di Donato, quanti litigi tra le donne trans...si prendevano per i capelli, si strappavano le parrucche, poi però si manifestava tutti insieme davanti a Montecitorio, uniti».
Dario Bellezza è morto di Aids il 31 marzo 1996. «Un lutto che mi colpì moltissimo, furono anni terribili per tutti», conclude Rovasio.
Finiamo confidando nell’unica voce possibile, i versi.
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Lenta invasione del Paradiso nel tuo sepolcro
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14 maggio 2026
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