Felicia Kingsley e il trionfo del Romance al Salone del Libro: «In questo mondo cinico l’amore è terapeutico»
La sezione dedicata al genere più amato dalle giovani generazioni quest'anno durerà due giorni. La scrittrice da 18 romanzi e 4 milioni di copie vendute spiega il boom: «Libri "facili"? Prova a scriverli tu!»
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Felicia Kingsley e il trionfo del Romance al Salone del Libro: «In questo mondo cinico l’amore è terapeutico»
di Francesca AngeleriLa sezione dedicata al genere più amato dalle giovani generazioni quest'anno durerà due giorni. La scrittrice da 18 romanzi e 4 milioni di copie vendute spiega il boom: «Libri "facili"? Prova a scriverli tu!»
L’ha rinominato: «Non è un Salone per single». Felicia Kingsley viene per presentare, in tutte le salse davvero — riedizione del romanzo, audiolibro e soprattutto film con protagonisti Matilde Gioli e Cristiano Caccamo, domani alle 16.45 in Auditorium e anche sabato all’Uci Cinema, entrambi gli appuntamenti alla presenza del cast — il suo bestseller (ma tutti i suoi libri lo sono) Non è un paese per single (Newton Compton Editori). Diciotto romanzi pubblicati in 20 Paesi e oltre 4 milioni di copie vendute: Kingsley è ufficialmente una «queen» del Salone del Libro 2026. La sezione Romance, curata da Erin Doom, complice il mega successo dell’anno passato, raddoppia: due giorni per immergersi all’interno del genere più amato dalle giovani generazioni di lettrici e di (sempre più) lettori. Erano 19 mila i posti per sabato e domenica. Tutti esauriti.
È pronta per il Salone?
«In questo momento sto autografando 2.700 cartoline. Ho sempre avuto un bellissimo rapporto col Salone, anche quando lo frequentavo i primi anni e, magari, avevo una piccola presentazione. Le fiere letterarie sono un bel momento di aggregazione, è raro vederci gente china sul cellulare. Sono tutti lì per fare un’esperienza, cercare libri, interagire con altre persone. Andrebbe anche potenziato il Salone».
Lo spazio Romance è raddoppiato. Avete vinto voi?
«Ci sono ancora molti, nel mondo culturale, che concepiscono il Romance come qualcosa da tollerare ma non da rispettare davvero. Lo snobismo è radicatissimo. Il leitmotiv è: il Romance vende tanto ma non ha la stessa dignità».
E cosa ne pensa?
«A me viene da dire: “Credi sia facile? Tieni la biro e fammi vedere se riesci a fare quello che faccio io”. Non soffro per me stessa, ma vedo troppo spesso lettrici e lettori trattati con sufficienza. Io esigo rispetto per chi legge Romance».
Parlare e scrivere di Romance significa occuparsi d’amore, che è quanto mai importante. No?
«A me fa sempre molto ridere quando mi chiedono: “Secondo te perché le storie d’amore interessano così tanto oggi?”. Io penso: forse è meglio che interessino le storie d’amore invece delle storie di morti ammazzati. Noi viviamo in un mondo cinico, dove i sentimenti sono stati fatti ricadere nella famiglia delle debolezze. Se sei innamorato sei stupido. Se credi nell’amore sei stupido. Io invece penso che non ci sia niente di male quando qualcuno prende in mano un libro per due ore e spera di richiuderlo con un sorriso»
Le sue lettrici confermano?
«Una delle cose più belle che mi sento dire ai firmacopie è: “Grazie, ho letto i tuoi libri in un momento in cui stavo molto male”. E può essere per il lavoro, per problemi familiari, per la salute. Sapere che una persona ti ha scelto per farle compagnia in un momento difficile è un onore immenso. Io non ci vedo niente di male in questo piccolo effetto terapeutico delle storie d’amore».
A Torino porta Non è un paese per single. Che effetto le ha fatto vedere la sua storia sul grande schermo?
«Eravamo stati invitati, con l’editore, a una proiezione top secret subito dopo la fine del montato. A luci accese, quando la regista mi ha chiesto cosa ne pensassi, le ho risposto: “Guarda Laura, mi dispiace, ma a me questo film proprio non piace per niente”. Gelo. Ovviamente stavo scherzando. Sono davvero tanto contenta. In Italia non è come in America, cose così è difficile che accadano».
I protagonisti somigliano a quelli che ha scritto lei?
«Io non immagino mai davvero i miei personaggi. Restano sempre un po’ vaghi, onirici. Magari do loro un colore degli occhi, dei capelli, non insisto nelle descrizioni. Però, quando li ho visti sul set, li ho riconosciuti. Si è creata una bellissima alchimia: rendono sia sul piano della relazione affettiva, sia sul piano familiar. Mi hanno convinta totalmente».
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13 maggio 2026
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