Israele non ha oggi una linea alternativa a quella di Netanyahu
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Caro Aldo,
da più parti, si è sempre detto peste e corna di Netanyahu, riassumendo in lui la causa di tutti i mali del Medio Oriente. Entro ottobre, si terranno le elezioni in Israele: che vinca di nuovo il premier uscente o prevalga l’alleanza Lapid-Bennett, penso che la politica dello Stato ebraico, sui temi caldi del momento (Gaza, Libano, Cisgiordania, Iran), non cambierà. Giusta o sbagliata che essa sia e a dispetto dei numerosi detrattori di Netanyahu. Lei che ne pensa?
Roberto Arvedi, Ponte dell’Olio (Piacenza)
Caro Roberto,
Il mio giudizio politico e morale su Netanyahu non potrebbe essere più severo. Netanyahu non ha mai voluto la pace, fin da quando vinse le elezioni per la prima volta dopo l’assassinio di Rabin, e bloccò il processo che il premier ucciso aveva faticosamente avviato. Quando tornò al potere, dopo gli ultimi tentativi di pace condotti da Sharon e da Olmert (falliti anche a causa degli errori delle leadership palestinesi), Netanyahu ha continuato a vincere le elezioni prima assicurando che con lui non sarebbe mai nato uno Stato palestinese (2019: c’ero), poi promettendo l’annessione della Cisgiordania. Quello che è accaduto e sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania si commenta da sé. Tuttavia, non dobbiamo mai fare l’errore di guardare il mondo soltanto con i nostri occhi. Per capirlo, dobbiamo anche guardarlo con gli occhi di chi la pensa diversamente da noi. E un israeliano di destra si è sempre sentito rassicurato da Netanyahu. Quando all’indomani del 7 ottobre quasi tutti dicevano che Netanyahu fosse politicamente finito, feci notare — ci sono le registrazioni tv — che se Netanyahu avesse colpito duramente Hamas, Hezbollah e l’Iran il suo governo si sarebbe rafforzato, altro che cadere. Ora per la prima volta il blocco guidato da Netanyahu è dato battuto nei sondaggi da un blocco alternativo, in cui sta emergendo la leadership di Bennett, mentre Lapid è ridimensionato e Gantz scomparso. È possibile che Netanyahu sia messo minoranza, ma il percorso è ancora lungo. Se si considera che i laburisti, la forza politica che aveva fondato lo Stato di Israele e l’aveva governato a lungo, adesso nei sondaggi arriva appena a nove seggi in alleanza con il partito di sinistra e pacifista Meretz, ci si rende conto di quanto l’asse politico di Israele si sia spostato a destra. E in effetti lei, gentile signor Arvedi, ha ragione quando sostiene che non si vede in cosa la linea politica di Bennett sia diversa da quella di Netanyahu. L’unica speranza è che cessino i bombardamenti e le violenze dei coloni e si apra una stagione, se non di pace, almeno di dialogo. Ma siamo sicuri che è quello che vuole l’opinione pubblica israeliana di destra?
13 maggio 2026
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