Ai Musei Capitolini gli angeli messaggeri, custodi o viandanti: una mostra con opere da Guercino ai contemporanei
Una antologica con 35 lavori, quadri e sculture dall'epoca paleocristiana a oggi, racconta la poesia ultra millenaria delle creature volanti (e non)
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Ai Musei Capitolini gli angeli messaggeri, custodi o viandanti: una mostra con opere da Guercino ai contemporanei
di Edoardo SassiUna antologica con 35 lavori, quadri e sculture dall'epoca paleocristiana a oggi, racconta la poesia ultra millenaria delle creature volanti (e non)
Spadarino, Santa Francesca Romana e l'angelo, 1630 circa, Collezione Bnl Bnp Paribas
È la dolcezza il tratto distintivo di questa mostra inaugurata il 12 maggio ai Musei Capitolini, nel Palazzo dei Conservatori. Può sembrare riduttivo dirlo per un’esposizione d’arte in un museo pubblico, ma non è affatto così. «Dolce» è infatti aggettivo, sia pure un filo desueto, che ben si accompagna alla (in)consistenza di queste figure eteree, né uomini né donne, la cui «storia» (mitologia? religione?) risale i millenni, indietro indietro fino a perdersi nella nebulosa delle origini del mondo...
Non solo quadri, anche vecchi santini
Il titolo dell’esposizione recita: Angeli. Messaggeri, custodi e viandanti. Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo. E per dichiarata volontà dei due curatori — Massimo Rossi Ruben e Viviana Mannucci — si tratta di un evento non solo artistico, ma anche spirituale. Lo chiarisce la dedica che segue il sottotitolo: «Un viaggio tra arte e spiritualità in memoria di Papa Francesco», a poco più di un anno dalla scomparsa del pontefice. Ma lo esplicita ancora meglio la natura dei materiali esposti o evocati nella pannellistica del percorso, dove oltre a veri e propri capolavori — scelti con perizia antologica in un serbatoio pressoché infinito data la vastità del tema — si fa cenno anche ai «dolcissimi» santini un tempo assai nelle case, o a quella preghiera che ha ritmato «dolcissimamente» le infanzie di milioni e milioni di bambini: «Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen».
Da Pietro da Cortona a Carlo Dolci
Non si tratta, va specificato, di una mostra con taglio religioso né tantomeno «bigotto». Piuttosto, di un tentativo — riuscito — di evocare la poesia di un tema fonte inesauribile di ispirazione, dalle sue origini (paleo e precristiane) fino ad alcune sue declinazioni recenti (Osvaldo Licini, Ugo Attardi, Omar Galliani...). Dai putti alati alle Annunciazioni, dagli arcangeli guerrieri ai custodi, fino alle figure viandanti e ai musici: tra le opere di rilievo anche un dipinto di Pietro da Cortona (1656), un Angelo annunziante di Carlo Dolci, dagli Uffizi, e un San Matteo con l’Angelo (1622) del Guercino, già ai Musei Capitolini. Ma se si parla di «dolcezza» non si può non evocare il nome di un pittore che ne è uno dei grandi cantori: il romano Giovanni Antonio Galli (1585-1652), più noto (ancora troppo poco oltre il ristretto giro degli storici dell’arte) col nome Spadarino.
Due capolavori di Spadarino
Di Spadarino nel percorso espositivo sono presenti due gioielli che da soli valgono il biglietto: L’Angelo Custode, 1620 circa, tre metri di altezza, in prestito dal Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno e conservato nella chiesa di San Rufo a Rieti; e l’altrettanto straordinario Santa Francesca Romana e l’Angelo in collezione Bnl. Due quadri a confermare un paradosso della storia dell’arte, quello di un pittore tanto eccezionale quanto vittima di un beffardo destino.
L'autore (contestato) del «Narciso» attribuito a Caravaggio
Il suo quadro più famoso, Il Narciso (Palazzo Barberini), è ostinatamente attribuito, in buona parte per ragioni di marketing, a Caravaggio, almeno da un certo numero di studiosi. Altra anomalia: a Spadarino non è mai stata dedicata neanche una mostra. E, terza stravaganza che rasenta la beffa, i suoi detrattori (più o meno gli stessi che optano per la mano di Merisi nel ritratto del fanciullo che si specchia in acqua) lo liquidano dicendo in sostanza che quel quadro, Narciso, non può essere di Spadarino non avendo egli mai creato opere altrettanto belle. I due capolavori ora in mostra sono lì, semmai ce ne fosse bisogno, a dimostrare il contrario.
Fino al 1° novembre, Palazzo dei Conservatori
(Info: Fino al 1° novembre, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, piazza del Campidoglio. Mostra promossa e organizzata da Roma Capitale e Centro Europeo per il Turismo Cultura e Spettacolo. Tutti i giorni 9.30-19.30, tel. 060608; museicapitolini.org. Catalogo: Gangemi Editore).
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