Ai Musei Capitolini gli angeli messaggeri, custodi o viandanti: una mostra con opere da Guercino ai contemporanei
Corriere della Sera - Cultura

Ai Musei Capitolini gli angeli messaggeri, custodi o viandanti: una mostra con opere da Guercino ai contemporanei

Mercoledì 13 maggio 2026
3 visualizzazioni

Una antologica con 35 lavori, quadri e sculture dall'epoca paleocristiana a oggi, racconta la poesia ultra millenaria delle creature volanti (e non)

Garlasco, i nuovi audio di Sempio in auto: «Sono preoccupatino». La madre in lacrime per lo scontrino: «La colpa è anche mia»

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Ai Musei Capitolini gli angeli messaggeri, custodi o viandanti: una mostra con opere da Guercino ai contemporanei

di Edoardo Sassi

Una antologica con 35 lavori, quadri e sculture dall'epoca paleocristiana a oggi, racconta la poesia ultra millenaria delle creature volanti (e non)

Spadarino, Santa Francesca Romana e l'angelo, 1630 circa, Collezione Bnl Bnp Paribas

È la dolcezza il tratto distintivo di questa mostra inaugurata il 12 maggio ai Musei Capitolini, nel Palazzo dei Conservatori. Può sembrare riduttivo dirlo per un’esposizione d’arte in un museo pubblico, ma non è affatto così. «Dolce» è infatti aggettivo, sia pure un filo desueto, che ben si accompagna alla (in)consistenza di queste figure eteree, né uomini né donne, la cui «storia» (mitologia? religione?) risale i millenni, indietro indietro fino a perdersi nella nebulosa delle origini del mondo...

Non solo quadri, anche vecchi santini

Il titolo dell’esposizione recita: Angeli. Messaggeri, custodi e viandanti. Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo. E per dichiarata volontà dei due curatori — Massimo Rossi Ruben e Viviana Mannucci — si tratta di un evento non solo artistico, ma anche spirituale. Lo chiarisce la dedica che segue il sottotitolo: «Un viaggio tra arte e spiritualità in memoria di Papa Francesco», a poco più di un anno dalla scomparsa del pontefice. Ma lo esplicita ancora meglio la natura dei materiali esposti o evocati nella pannellistica del percorso, dove oltre a veri e propri capolavori — scelti con perizia antologica in un serbatoio pressoché infinito data la vastità del tema — si fa cenno anche ai «dolcissimi» santini un tempo assai nelle case, o a quella preghiera che ha ritmato «dolcissimamente» le infanzie di milioni e milioni di bambini: «Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen».

Da Pietro da Cortona a Carlo Dolci

Non si tratta, va specificato, di una mostra con taglio religioso né tantomeno «bigotto». Piuttosto, di un tentativo — riuscito — di evocare la poesia di un tema fonte inesauribile di ispirazione, dalle sue origini (paleo e precristiane) fino ad alcune sue declinazioni recenti (Osvaldo Licini, Ugo Attardi, Omar Galliani...). Dai putti alati alle Annunciazioni, dagli arcangeli guerrieri ai custodi, fino alle figure viandanti e ai musici: tra le opere di rilievo anche un dipinto di Pietro da Cortona (1656), un Angelo annunziante di Carlo Dolci, dagli Uffizi, e un San Matteo con l’Angelo (1622) del Guercino, già ai Musei Capitolini. Ma se si parla di «dolcezza» non si può non evocare il nome di un pittore che ne è uno dei grandi cantori: il romano Giovanni Antonio Galli (1585-1652), più noto (ancora troppo poco oltre il ristretto giro degli storici dell’arte) col nome Spadarino.

Due capolavori di Spadarino

Di Spadarino nel percorso espositivo sono presenti due gioielli che da soli valgono il biglietto: L’Angelo Custode, 1620 circa, tre metri di altezza, in prestito dal Fondo Edifici di Culto del ministero dell’Interno e conservato nella chiesa di San Rufo a Rieti; e l’altrettanto straordinario Santa Francesca Romana e l’Angelo in collezione Bnl. Due quadri a confermare un paradosso della storia dell’arte, quello di un pittore tanto eccezionale quanto vittima di un beffardo destino.

L'autore (contestato) del «Narciso» attribuito a Caravaggio

Il suo quadro più famoso, Il Narciso (Palazzo Barberini), è ostinatamente attribuito, in buona parte per ragioni di marketing, a Caravaggio, almeno da un certo numero di studiosi. Altra anomalia: a Spadarino non è mai stata dedicata neanche una mostra. E, terza stravaganza che rasenta la beffa, i suoi detrattori (più o meno gli stessi che optano per la mano di Merisi nel ritratto del fanciullo che si specchia in acqua) lo liquidano dicendo in sostanza che quel quadro, Narciso, non può essere di Spadarino non avendo egli mai creato opere altrettanto belle. I due capolavori ora in mostra sono lì, semmai ce ne fosse bisogno, a dimostrare il contrario.

Fino al 1° novembre, Palazzo dei Conservatori

(Info: Fino al 1° novembre, Musei Capitolini, Palazzo dei Conservatori, piazza del Campidoglio. Mostra promossa e organizzata da Roma Capitale e Centro Europeo per il Turismo Cultura e Spettacolo. Tutti i giorni 9.30-19.30, tel. 060608; museicapitolini.org. Catalogo: Gangemi Editore).

LEGGI ANCHE

Vai a tutte le notizie di Roma

Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma

13 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ecco il video della nutria morta sull'Isola Tiberina che nessuno rimuove

La carcassa dell'animale giace da giorni sulla banchina del Tevere, a pochi metri da un ingresso del Pronto soccorso del Gemelli Isola

Iscriviti alle newsletter di Corriere

Ogni sabato, GRATIS, fatti e misfatti
della capitale

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo