Se Taiwan diventa merce di scambio
Corriere della Sera - Cultura

Se Taiwan diventa merce di scambio

Martedì 12 maggio 2026
3 visualizzazioni

Finora Trump è stato ambiguo ma c’è chi teme che in Cina possa fare concessioni a Xi

Perché Sempio non è stato arrestato? Esiste una «prova regina»? Cosa succede ora? Le risposte di Fiorenza Sarzanini ai lettori

Se Taiwan diventa merce di scambio

Guido Santevecchi | 12 maggio 2026

Finora Trump è stato ambiguo ma c’è chi teme che in Cina possa fare concessioni a Xi

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Chi tra Xi Jinping e Donald Trump arriva in vantaggio al vertice di Pechino? Si è detto che il prolungamento del conflitto iraniano rafforza la posizione cinese, perché ha distratto il presidente americano dal dossier asiatico, con spostamento di imponenti equipaggiamenti militari da basi in Sud Corea, per esempio. Xi può essersi ulteriormente convinto che «l’America è in declino e l’Oriente (il suo Oriente) è in ascesa». Però, non è detto che il suo grande ego suggerisca al presidente americano la stessa considerazione. Trump è capace di sorprendere, l’imprevedibilità è la sua grande forza e anche la sua debolezza. Di sicuro vorrà prendersi la scena a Pechino. La crisi iraniana presto o tardi sarà superata (presumibilmente con un nuovo stallo, sempre meno grave di una soluzione di forza schiacciante). L’attenzione americana dal Golfo tornerà sul Pacifico. Xi è rimasto concentrato su Taiwan. I cinesi hanno cerchiato di rosso la T nella loro lista di richieste alla Casa Bianca per il vertice, assieme alle t di tariffe doganali da congelare e di tecnologia americana utile allo sviluppo dell’industria cinese. Da quasi ottant’anni gli Stati Uniti hanno protetto l’isola dalle ambizioni cinesi di riunificazione, o annessione a seconda degli opposti punti di vista. Tutti i presidenti si sono trincerati dietro l’ambiguità strategica, la formula in base alla quale Washington riconosce che esiste «Una sola Cina» ma non è disposta a lasciar cadere Taipei in mano a Pechino.

Per questo l’America continua a rifornire Taiwan di armi difensive e tiene pronto il suo ombrello militare schierato dalla Sud Corea al Giappone, fino alle Filippine. Trump ha destabilizzato il sistema di alleanze degli Stati Uniti. Ci si chiede se sarebbe pronto a sacrificare l’isola democratica sull’altare di un’intesa con Pechino. John Bolton, che fu consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump 1 e poi è diventato un critico feroce del presidente, sostiene che «i taiwanesi dovrebbero essere molto preoccupati» dal vertice che comincia questa sera a Pechino. Secondo Bolton, il sogno di Trump è di «fare il più grande accordo commerciale della storia con la Cina, anche vendendo Taiwan». L’ex consigliere ricorda un episodio nello Studio Ovale durante il primo mandato del presidente: «Seduto alla Resolute Desk donata alla Casa Bianca dalla regina Vittoria, tirò fuori una penna, indicò la punta e disse: “Questa è Taiwan”; guardando la scrivania massiccia concluse: “Questa è la Cina”». Basta una battuta, una delle tante di Trump, a segnare il destino di Taipei?
Nell’ultimo colloquio telefonico con la Casa Bianca, a febbraio, Xi ha consigliato al collega di «usare molta cautela nella vendita di armi» a Taiwan. Prima di partire per il summit il presidente ha detto che effettivamente affronterà la questione nei colloqui. Significa che la previsione di Bolton è fondata?

Vediamo le mosse di Trump in questi mesi, al solito ambivalenti se non sfacciatamente contraddittorie e caotiche. Ha esordito nel 2025 dichiarando che anche Taiwan, come tutti gli altri alleati storici, «ha troppo a lungo sfruttato l’America», «rubando la tecnologia dei semiconduttori Usa» per diventare superpotenza nella produzione dei microchip che mandano avanti l’industria tecnologica mondiale. Subito ha minacciato dazi a Taipei, ordinando al suo governo di investire 250 miliardi in nuove fabbriche negli Usa. A dicembre però ha autorizzato la vendita a Taiwan di armi per oltre 11 miliardi di dollari: il pacchetto di forniture militari più consistente nella storia dei rapporti tra l’America e la sua protetta. Pechino ha reagito con due giorni di manovre militari a fuoco intorno all’isola: Marina, Aviazione ed Esercito cinesi hanno simulato il blocco dei porti taiwanesi e la presa di controllo di teste di ponte nell’Est dell’isola. L’Esercito popolare di liberazione ha rafforzato il messaggio affermando che «la corda intorno al collo dei separatisti si sta stringendo sempre di più». Trump ha taciuto, giocando bene la carta della «strategic ambiguity» per lasciare nel dubbio Xi senza far saltare le trattative commerciali. E ha tenuto in sospeso il via libera a un nuovo pacchetto di forniture difensive a Taipei, del valore di 14 miliardi di dollari.

Xi ha continuato a giocare la sua lunga partita verso «l’inevitabilità storica della riunificazione». I voli di caccia-bombardieri e i movimenti di navi da guerra con la bandiera rossa intorno all’isola si sono un po’ diradati, forse anche perché il leader cinese si è dedicato alla purga massiccia dei suoi generali, accusati di corruzione o di slealtà. A gennaio è stato arrestato il generale Zhang Youxian, vicepresidente della Commissione militare centrale e vecchio amico della famiglia Xi. Si dice che Zhang fosse contrario a un’azione di forza per far capitolare Taiwan, che ritenesse impossibile sfidare la reazione armata degli Stati Uniti e che questa opposizione alla soluzione di forza abbia contribuito a scavargli la fossa.
Sta di fatto che Xi da allora ha ripreso a giocare carte per una soluzione politica della questione, che dovrebbe essere una resa condizionata di Taipei a Pechino, con qualche garanzia di autonomia alle quali è difficile credere dopo il tradimento dell’impegno cinese («un Paese due sistemi») a Hong Kong. Ad aprile, aspettando Trump, Xi ha invitato e ricevuto a Pechino la signora Cheng Li-wun, che guida il Kuomintang, partito d’opposizione dell’isola «ribelle». Un modo per cercare di dividere il fronte interno taiwanese e di allontanare l’isola dagli Stati Uniti. Da dieci anni Pechino rifiuta ogni contatto con il governo di Taipei, ora guidato dal presidente Lai Ching-te, accusato di essere un indipendentista.

Ed ecco la domanda che potrebbe cadere sul tavolo del vertice con Trump: negli ultimi tempi Pechino ha fatto sapere che sarebbe opportuna una dichiarazione in base alla quale gli Stati Uniti «si oppongono all’indipendenza» di Taiwan. Al momento la posizione formale di Washington è che «appoggiamo lo status quo e non sosteniamo l’indipendenza». Sembra una sottile questione semantica, ma il cambio di linguaggio sarebbe considerato da Xi un successo e a Taipei come una prova di ulteriore isolamento e abbandono. Trump ha mostrato di essere capace di dire tutto e il contrario di tutto, anche nello stesso giorno. Finora su Taiwan ha tenuto viva l’ambiguità essenziale a mantenere lo status quo. C’è da sperare che la previsione di Bolton non si avveri.

12 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Guido Santevecchi

Se Taiwan diventa merce di scambio

Martedì 12 maggio 2026 di Federico Fubini

Trump è rimasto solo

Lunedì 11 maggio 2026 di Ian Bremmer

Il nuovo disordine mondiale

Lunedì 11 maggio 2026 di Rita Querze

Prezzi in salita: non ripetiamo gli errori già fatti

Lunedì 11 maggio 2026 di Dacia Maraini

Arazzi e tappeti per costruire la pace

Lunedì 11 maggio 2026 di Valter Tucci *

Il genetista: «Remigrazione, vi spiego perché non è una parola scientifica»

Lunedì 11 maggio 2026 LEGGI TUTTI

Gli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo