Russia, la Biennale di Venezia scrive alla Commissione Europea per scongiurare il taglio da 2 milioni
Kallas: «I nostri avversari non mollano, vigiliamo». L’ipotesi di estendere le sanzioni alla Cultura
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Russia, la Biennale di Venezia scrive alla Commissione Europea per scongiurare il taglio da 2 milioni
di Sara D'AscenzoKallas: «I nostri avversari non mollano, vigiliamo». L’ipotesi di estendere le sanzioni alla Cultura
Pietrangelo Buttafuoco
La prima risposta della Biennale alla Commissione Europea è arrivata a Bruxelles. Lo confermano fonti della Commissione Europea alle quali la documentazione da Ca’ Giustinian pare sia partita venerdì. Il 10 aprile la Commissione aveva scritto a Ca’ Giustinian in toni decisamente ultimativi minacciando nei fatti di bloccare il finanziamento dal 2,3 milioni di euro per la promozione dell’audiovisivo se la Biennale non avesse spiegato con una lettera documentata il perché e il per come del ritorno della Russia alla 61esima Biennale d’Arte di Venezia.
Le seconda missiva
Una seconda lettera era partita da Bruxelles il 30 aprile, in cui la richiesta di chiarimenti era stata ancora più stringente e circostanziata. E per quella c’è ancora tempo fino al 30 maggio. Ma qual è la linea difensiva della Biennale? Dalla fondazione veneziana tutto tace, ma i punti potrebbero essere quelli già ribaditi nel dossier inviato al ministero: il cuore della difesa è sempre il punto di partenza. Che la Russia è proprietaria di un Padiglione ai Giardini dal 1914 e che la Biennale con i Paesi proprietari non può far altro che prendere atto della richiesta di partecipazione. Altro nodo la fornitura di servizi economici per l’allestimento del Padiglione e anche su questo la Biennale avrebbe precisato di aver mantenuto il rapporto sul minimo indispensabile per l’allestimento, che - ricordiamo - è consistito in quattro giorni di performance dal 5 all’8 maggio, riprese in lungo e in largo da chi ha partecipato alle vernici e ora non più visibili se non attraverso registrazioni video che si possono vedere attraverso le porte-finestre del Padiglione. Da queste, però, le Pussy Riot hanno chiesto venissero cancellati quelli delle loro proteste.
Alta tensione
Circostanza sottolineata sui social dal Padiglione Russo con un commentino che la dice lunga: «Si autocensurano... Sembra non siano contenti della loro performance...». La tensione, visibilmente, resta alta. E lo si capisce da alcune dichiarazioni arrivate oggi da Bruxelles, dove era in corso il Consiglio per gli Affari Esteri: «I nostri avversari non stanno dormendo, quindi è evidente che vogliono aumentare la loro influenza in Europa - ha dichiarato l’Alta rappresentante per la politica estera europea Kaja Kallas -. Abbiamo visto anche questo alla Biennale di Venezia, dove, sapete, loro sono presenti come se nulla fosse successo. È chiaro che lavorano continuamente, e anche noi dobbiamo restare vigili». Oggi a Bruxelles per la riunione dei ministri dela Cultura arriverà anche il titolare italiano, Alessandro Giuli, protagonista domenica di un terremoto politico per aver licenziato in tronco due persone chiave del ministero: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del MiC e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, e per Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro. E la Biennale non sarebbe estranea da questo dies irae: Giuli, in particolare, avrebbe rimproverato a Merlino di aver comunicato prima a Fazzolari che a lui alcune delle tappe della vicenda del Padiglione della Russia, che ha provocato la rottura col presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.
L'isolamento del ministro
Non solo. Giuli avrebbe lamentato negli ultimi giorni un certo isolamento rispetto al punto nave da tenere con Buttafuoco: oltre all’adesione compatta della Lega alla posizione del presidente della Biennale a far salire la temperatura a via del Collegio Romano ci sarebbe stato anche un certo raffreddamento della premier Meloni nei suoi confronti, tanto da richiedere l’incontro chiarificatore di ieri pomeriggio. In questo clima la dichiarazione tiepida del ministro degli Esteri Antonio Tajani sembra voler dire a Lega e Fratelli d’Italia che Forza Italia non ha intenzione di entrare nello scontro: «La Biennale è un ente che non dipende dal governo. La nostra posizione è chiara: si dovrebbero invitare anche dissidenti. Quindi, non siamo favorevoli». Ma l’Europa non molla. Oggi alle 12.10 nel punto all’ordine del giorno alla voce «varie ed eventuali» si parlerà del caso Russia alla Biennale. E 14 Paesi chiederanno, come già fatto in sede di riunione Affari Esteri, l’allargamento delle sanzioni anche alla Cultura. Per scongiurare un altro caso Russia.
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