Biennale, il record di pubblico non ferma le polemiche: 52 artisti si ritirano dai «Leoni popolari». Diffida delle Pussy Riot
Corriere della Sera - Cultura

Biennale, il record di pubblico non ferma le polemiche: 52 artisti si ritirano dai «Leoni popolari». Diffida delle Pussy Riot

Domenica 10 maggio 2026
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La Russia (chiusa) mostra nei suoi video i filmati dei blitz del collettivo dissidente: «Avete 24 ore per rimuoverli, poi querela». Diciannove Padiglioni non partecipano al voto popolare, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi

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Biennale, il record di pubblico non ferma le polemiche: 52 artisti si ritirano dai «Leoni popolari». Diffida delle Pussy Riot

di Gloria Bertasi

La Russia (chiusa) mostra nei suoi video i filmati dei blitz del collettivo dissidente: «Avete 24 ore per rimuoverli, poi querela». Diciannove Padiglioni non partecipano al voto popolare, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi

(Sopra, foto da Instagram e, sotto, Sabadin/Vision) 

Biennale, pubblico (e polemiche) da record. Dopo un primo giorno di apertura, sabato 9 maggio, con code interminabili agli accessi e oltre diecimila visitatori, l’Esposizione veneziana continua a far discutere tutti: politici e curatori, nessuno escluso. E tornano a contestare Russia e il presidente Pietrangelo Buttafuoco anche le Pussy Riot. D’altronde, sabato sui video all’esterno del Padiglione della discordia venivano proiettate in loop le immagini della protesta del collettivo di dissidenti. Immediato l’invio di una diffida al loro utilizzo.

La decisione

Sabato sera, cinquantadue tra curatori e artisti della Biennale Arte 2026 hanno deciso di sottrarsi alla competizione. La giuria internazionale si è dimessa a tre giorni di distanza dalla decisione (che aveva, anche quella, suscitato malumori) di non ammettere ai Leoni Israele e Russia e la Fondazione ha stabilito che quest’anno i premi li stabilirà il pubblico, due «Leoni popolari», da assegnare il 22 novembre alla chiusura della Biennale a seguito delle votazioni online dei visitatori (paganti) di Arsenale e Giardini. Va da sé che a molti la scelta non è piaciuta: sabato, attraverso la rivista e-flux che nelle scorse settimane ha fatto da megafono alle proteste del mondo della cultura, la presa di posizione di quanti dicono «no, grazie» a riconoscimenti che non passano dal vaglio di giurati competenti in materia, ma semplicemente dal gusto di chi visita l’Esposizione.

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«I sottoscritti artisti di In Minor Keys (il tema dell’Esposizione numero 61, ndr), selezionati da Koyo Kouoh, direttrice artistica dell’edizione, e partecipanti in Padiglioni nazionali ci ritiriamo dai “Leoni popolari”. E lo facciamo in solidarietà con le dimissioni della giuria selezionata da Koyo Kouoh», si legge online. Seguono firme come Yto Barrada del Padiglione Francia, l’artista Miet Warlop e la curatrice Caroline Dumalin del Belgio, Aline Bouvy e Stilbé Schroeder (Lussemburgo), il team di Slovenia, Lettonia, Lituania, dalla Svizzera Gianmaria Andreetta, Luca Beeler, Miriam Laura Leonardi, Lithic Alliance, Yul Tomatala, Nina Wakeford, lo spagnolo Oriol Vilanova, Dries Verhoeven e Rieke Vos (rispettivamente artista e curatrice dei Paesi Bassi). E ancora, Ecuador, Irlanda, Kossovo, Finlandia, Repubblica Ceca, Cipro, Albania, Emirati Arabi e Turchia. Oltre a un lungo elenco di artisti selezionati, appunto, dalla direttrice prematuramente scomparsa nel 2025, quasi a un anno prima che esplodesse il caos.

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Le Pussy Riot

E se il Padiglione Russia sabato ha incuriosito i visitatori (che della polemica anti-Putin si sono rivelati disinteressati), non sono passati inosservati i video con le Pussy Riot la cui leader Nadya Tolokonnikova, oltre ad aver scontato quasi due anni di pena in carcere tra il 2012 e il 2014, è ricercata dal 2021 dalla Federazione. Alla vista delle immagini, la diffida di Tolokonnikova: «Pietrangelo Buttafuoco, Anastasia Karneeva e Mikhail Shvydkoy vedo che vi piace molto il nostro lavoro – o forse siete invidiosi della visibilità mediatica che le nostre azioni hanno avuto a Venezia – tanto che lo avete imperniato e incluso nel programma del Padiglione russo. Ora che è chiuso, mostrate immagini del nostro gruppo con i passamontagna rosa che io stessa ho dipinto. Voglio segnalarvi che le Pussy Riot sono state dichiarate organizzazione estremista in Russia la cui legge prevede che la distribuzione di materiali estremisti può portare a anni di carcere come dagli articoli 20.29 del codice civile e 282.2 del penale. Buona fortuna a difendervi in tribunale». Quindi, la richiesta di «rimuovere entro 24 ore tutti i filmati con le Pussy Riot dal Padiglione Russia. Nel caso non lo faceste, provvederò a depositare una querela presso il Comitato investigativo russo per la diffusione di materiali estremisti. Se si giocano giochi stupidi, si vincono premi stupidi». Firmato, Nadya Tolokonnikova.

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