L'arte guarda la storia, al Mart le opere di Sandro Chia, Mimmo Paladino e Giulia Andreani
A Palazzo delle Albere a Trento inaugurata la mostra «Anacronismi e discronie». Cinquanta artiste e artisti tra memorie, archetipi e iconografie
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
L'arte guarda la storia, al Mart le opere di Sandro Chia, Mimmo Paladino e Giulia Andreani
di Camilla BertoniA Palazzo delle Albere a Trento inaugurata la mostra «Anacronismi e discronie». Cinquanta artiste e artisti tra memorie, archetipi e iconografie
È un «tempo fuor di sesto», per citare Shakespeare attraverso le parole che Amleto esclama dopo l’apparizione del fantasma del padre. È il tempo di cui parla Ivan Quaroni per raccontare l’opera di un certo tipo di artiste e artisti in Italia dagli anni Ottanta a oggi. Le loro opere sono raccolte a Trento nella mostra «Anacronismi e discronie» aperta dal Mart a Palazzo delle Albere. Ivan Quaroni ne è curatore, insieme a Margherita de Pilati del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. «Il tempo fuor di sesto – spiega Quaroni - è quello di una società infestata di spettri, che non riesce a immaginare un futuro, a progettare in avanti, a cui non resta che pescare nel passato».
Il percorso con 70 opere
Formato negli anni Ottanta, Quaroni si riferisce alla cultura postmoderna, fondata sulla citazione, che ha caratterizzato quel momento e oltre. «Dalla fine degli anni Settanta in poi - continua - la pittura italiana è stata spesso il riflesso di questo tempo fuor di sesto. Dalla Transavanguardia ai Nuovi Nuovi, dall’Anacronismo ai Nuovi Futuristi, fino alle generazioni più recenti, l’arte è stata strumento di riesumazione e riscrittura, che ha riportato alla luce memorie, archetipi e iconografie perdute. Non si è trattato soltanto di nostalgia per il passato, ma di un confronto forzato con i propri fantasmi, con ciò che continua a ritornare». Una cinquantina di artiste e artisti, di generazioni e percorsi differenti, in questo percorso di circa settanta opere. «Hanno scelto di lavorare apparentemente contro il proprio tempo - racconta la curatrice Margherita de Pilati - instaurando un rapporto irregolare, intermittente o deliberatamente anacronistico con la storia».
La Transavanguardia
Punto di partenza la Transavanguardia di Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino, con Mimmo Germanà. «Quando gli artisti escono dal clima ideologico degli anni precedenti – dice Quaroni – e entrano nel privato. Si colgono i riferimenti alle pennellate di Van Gogh o al linguaggio espressionista, ma la loro non è mai citazione pedissequa». Tra artiste e artisti che hanno sviluppato «forme di temporalità disallineata», ci sono gli Anacronisti, che perseguono un ritorno alla classicità e a una pittura che sembra appartenere a un’altra epoca, come Stefano Di Stasio, Omar Galliani, Paola Gandolfi e Carlo Maria Mariani.
LEGGI ANCHEFuturismo e pop reality, la mostra interattiva del cartoonist trentino Fulberdi Martina Dei Cas
Anselmo Bucci, la mostra al Mart di Rovereto: «Una delle figure più colte del XX secolo»di Sara Santolini
Alla scoperta del Muse: ecco UranIA, l’assistente virtuale che risponde alle domande dei visitatoridi Roberto Brumat
Il rapporto con il presente
Diverse le atmosfere e le scelte cromatiche dei Nuovi Nuovi, come Aldo Mondino, Salvo o Luigi Ontani, che si ritrae nelle vesti della pittrice neoclassica Angelika Kauffmann. Sono luminose anche quelle dei Nuovi futuristi, come Lodola, Postal, Innocente, Plumcake, cresciuti intorno alla galleria milanese Il Diagramma di Luciano Inga Pin. «Non c’è un manifesto, non c’è una galleria che li tenga insieme – scrive la curatrice de Pilati -. C’è piuttosto una sensazione condivisa: quella di dover fare i conti con il presente, così com’è. Non filtrato, non idealizzato. Fatto di televisione, pubblicità, musica, design. Di immagini che scorrono continuamente davanti agli occhi». Nell’epoca del digitale, dove passato e presente, realtà e finzione si sovrappongono continuamente.
Il confronto con la storia
Rifugiarsi nella storia attraverso le opere d’arte antiche può essere anche una scelta salvifica, come spiega Nanni Cuoghi davanti a una sua opera che si intitola non a caso «Salviamoci». Un titolo che gioca con le parole e con le foglie di salvia, rigorosamente dipinte a olio su tavola, che circondano la riproduzione fotografica di un polittico del pittore lombardo Bergognone. E sono molte le artiste e gli artisti che si confrontano con la storia, da Gian Marco Montesano ad Andrea Mastrovito, da Paolo Ventura a Giulia Andreani, e ancora Nicola Samorì e Francesco Vezzoli. I loro dipinti emanano una sensazione di sospensione temporale, come nel grande «Hostia» di Nicola Verlato, dedicato a Pasolini: costruito sulla citazione, ma insieme espressione del tempo di profonda crisi che viviamo adesso. Un tempo a cui anche più giovani artiste e artisti danno forme e colori carichi di inquietudine.
Vai a tutte le notizie di Trento
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino
26 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Renato Baldessari, pastore da quando aveva 7 anni: «A piedi dalla val di Fiemme alla pianura»
Renato Baldessari e il suo gregge di mille pecore tra Veneto e Trentino
LA PRIMA PAGINA DI OGGI