Le cantine che raccontano il vino con il linguaggio dell’arte
Da Pasqua a Zenato a Marilisa Allegrini, i progetti delle cantine veronesi: installazioni, mostre, gemellaggi nel segno dell'architettura
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Le cantine che raccontano il vino con il linguaggio dell’arte
di Antonino PadoveseDa Pasqua a Zenato a Marilisa Allegrini, i progetti delle cantine veronesi: installazioni, mostre, gemellaggi nel segno dell'architettura
Marilisa Allegrini a Villa della Torre, Fumane
Molte cantine stanno raccontando il vino attraverso il linguaggio dell’arte. Basti pensare all'ultima edizione del Vinitaly, quando questo racconto era visibile sia tra i padiglioni di Veronafiere che in città.
Pasqua
Il caso più evidente è quello di Pasqua Vini, che ha affiancato alla presenza in fiera un vero palinsesto cittadino. Il format «Sips of Art» ha portato un’installazione immersiva firmata da Sara Ricciardi a Palazzo Maffei, incrociando la moda con lo stilista Antonio Marras e costruendo appuntamenti tra libri, fotografia e degustazioni.
Zenato
Su un piano diverso si è mossa Zenato, che ha confermato la propria Zenato Academy come laboratorio permanente. E al Vinitaly ha presentato «Maya», progetto dell’artista Rebecca Moccia, inaugurato dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e nato da una residenza tra Lugana e Valpolicella. Le immagini entrano nei processi produttivi e nel lavoro quotidiano, restituendo «un racconto collettivo fatto di visibilità e invisibilità». È un approccio che sposta l’arte dalla rappresentazione alla ricerca. E se allo stand tutto parlava di fotografia e sperimentazione, la sera il racconto cambiava registro: a Peschiera del Garda, nella cena «Impronte olimpiche» curata dai fratelli Cerea, il fil rouge era quello dello sport, con la presenza dell’olimpionico vicentino Davide Ghiotto (che sarà protagonista di uno dei prossimi «Salotti»), a conferma di una narrazione che tiene insieme linguaggi diversi.
Dentro la fiera, invece, è stata la siciliana Firriato a spingersi più in là, trasformando uno spazio dei padiglioni in una vera e propria galleria. Con la Firriato Art Gallery, lo stand è diventato luogo espositivo ospitando «Artificial Hell», progetto di Riccardo Boccuzzi che rileggeva l’Inferno di Dante attraverso l’intelligenza artificiale. Il lavoro già utilizzato al Maxxi di Roma e Cannes dimostra che anche lo spazio commerciale può diventare esperienza.
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Il rapporto tra vino e cultura ha preso forme diverse anche attraverso i luoghi. La cantina Tedeschi ha scelto la Biblioteca Capitolare di Verona per una cena durante la manifestazione, portando ospiti e operatori dentro uno dei più antichi complessi librari al mondo, attivo senza interruzioni dall’età tardoantica. Il luogo che custodisce secoli di storia e manoscritti è diventa parte del racconto della Valpolicella nella convivialità costruita attorno al tavolo per una cena resa unica dal luogo.
Marilisa Allegrini
Sul piano più ampio si muove da sempre il Gruppo Marilisa Allegrini, che lega il vino a contesti in cui arte e architettura non sono semplicemente una scenografia che resta sullo sfondo. A Fumane, Villa Della Torre, il capolavoro rinascimentale progettato da Giulio Romano nel XVI secolo, lo stesso architetto di Palazzo Te a Mantova (con cui il gruppo da tempo collabora e di cui ora ha in gestione anche il bistrot), è stata teatro di una cena firmata dallo chef Vito Mollica. Come ha ricordato Marilisa Allegrini nel saluto agli ospiti della cena organizzata per Vinitaly, il vino è «linguaggio universale, incontro, cultura», è capace di «coltivare la speranza come si coltiva una vigna» e, come gesto conviviale, invita «a sedersi insieme, ad ascoltarsi, a riconoscersi».
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26 aprile 2026
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