Il gioco sporco del pallone nell'ultimo libro di Marco Niro: «In Qatar nel 2022 morirono seimila operai per far divertire noi»
Il noir civile «Romanzo mondiale» racconta il rapporto tra potere e calcio, spesso segnato da trame politiche e corruzione
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Il gioco sporco del pallone nell'ultimo libro di Marco Niro: «In Qatar nel 2022 morirono seimila operai per far divertire noi»
di Silvia M. C. SenetteIl noir civile «Romanzo mondiale» racconta il rapporto tra potere e calcio, spesso segnato da trame politiche e corruzione
Marco Niro entra in campo e lancia il suo Romanzo mondiale. Il gioco sporco del potere (Garrincha editore, 162 pagine, 15 euro), un’autopsia dello sport più amato e tradito del pianeta. Un noir civile, corale e feroce che arriva in libreria a meno di due mesi dai mondiali americani per ricordare che, sotto il manto erboso degli stadi, spesso riposano i fantasmi. «Parliamo del potere che governa il calcio, ma da lì si ragiona in modo più ampio», spiega l’autore trentino. Il romanzo affonda le radici nel fango del 2022, in quel Qatar dei seimila morti nei cantieri e della corruzione elettorale elevata a sistema. «Il libro era pronto tre anni fa, ma ho voluto aspettare i mondiali negli Stati Uniti perché le dinamiche di sportwashing sono identiche - anticipa Niro -. Il potere usa il grande evento per lavarsi la faccia, per piegarlo ai propri scopi. Lo sta facendo anche Trump, in perfetta intesa con i vertici della Fifa». La scelta del tempismo è chirurgica e condivisa con l’editore: «Era fondamentale uscire a ridosso del grande evento e il fatto che l’Italia sia fuori dai mondiali per la terza volta paradossalmente aiuta: evita che ci si trasformi tutti in tifosi sfegatati ma si resti più critici».
Il protagonista
Giornalista d’inchiesta prestato alla narrativa, Niro scrive con la rabbia di chi ha visto i report di Amnesty International restare nell’ombra. La sua è una «Rabona» letteraria: un gesto tecnico speciale che stritola inchiostro e parola per regalare storie che tolgono il respiro. Il ritmo è serrato e diviso per fasi torneo, dagli ottavi alla finale, seguendo destini che hanno il fiato corto di chi corre verso un finale già scritto. «C’è tanta documentazione dietro - ammette l’autore - e, leggendo, la rabbia è montata parecchio. Per il nostro divertimento sono morte migliaia di persone in modi atroci. Vedere che tutto questo è accaduto nel silenzio, quasi fosse un prezzo accettabile per uno spettacolo patinato, mi ha fatto venire i brividi». In questo scenario si muove Rashidi, l’operaio nigeriano che sognava di giocare in quegli stadi e finisce schiavo tra i ponteggi di «Petrolia». «Lui poteva scegliere: diventare un campione, quell’uno su mille che arriva in Europa, o lavorare al mondiale. Ha scelto la seconda opzione ed è finito in un girone dantesco».
Il campione e lo schiavo
All’opposto della piramide sociale siede Sentenza, il campione ossessionato dalla vittoria, parabola vivente di un declino che non sa accettare. «L’ossessione per il trionfo sportivo qui diventa una malattia. Nelle opere precedenti non avevo mai trattato una figura così, capace di diventare una sorta di mostruosità pur di non perdere il primato» . Ma il personaggio che Niro sente più compiuto è «lo Schiavo», il faccendiere delle mazzette. «Non c’è il mio pensiero in lui, c’è l’antitesi radicale: l’intento di calpestare tutto e tutti in nome del denaro. Corrompe ovunque e riesce a portare il mondiale nel deserto». A tentare un sabotaggio grottesco sono invece Rita ed Ernesto, teatranti falliti che da una Roma periferica puntano tutto sull’incredibile somiglianza tra l’uomo e «il Mago», l’eterno rivale di Sentenza. «Affido allo sberleffo il compito di portare avanti il mestiere di antieroe: un ruolo centrale dell’ironia amara».
L'incontro col pubblico
Marco Niro non parla ai soli tifosi, ma a chiunque voglia sbirciare dietro il sipario del capitalismo. «Se ti piace il calcio devi leggerlo, se non ti piace devi leggerlo ancora di più». Il pallone è una lente allegorica per guardare in faccia la prevaricazione. «Se riuscissimo a diventare sostenibili nelle nostre esigenze energetiche, eviteremmo di affidare uno sport bellissimo a chi lo usa in modo impuro». Una sfida culturale che non paga le bollette, ma che resta un dovere morale: «In Italia pochissimi autori vivono di narrativa civile e anche quei dieci devono fare altro per campare degnamente».
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Mentre si prepara al tour - Trento il 12 maggio alla libreria Due Punti, Rovereto il 13 all’Arcadia e Bolzano il 21 all’Enoteca Gandolfi - aleggia un ritorno atteso: il cuore del collettivo Tersite Rossi ha ripreso a battere, lui e Mattia Maistri sono tornati operativi. «Abbiamo ricominciato a lavorare insieme, a documentarci, e il “dispaccio di Tersite” è tornato a viaggiare verso gli iscritti», ammette. Per il prossimo romanzo firmato dal binomio servirà tempo, «forse un anno o due, il progetto è complesso», ma la brace arde sotto la cenere. Oggi, intanto, è il tempo del Niro solista che ha smesso di fare il terzino per segnare il suo gol ai dittatori nel nome del calciatore austriaco Matthias Sindelar.
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