Federico Zampaglione: «Diviso tra canzoni e film ma questa industria musicale non mi piace. Voglio girare una dark story in Puglia»
Dopo il successo di The Well, horror distribuito in 108 Paesi, l'artista torna ad esibirsi in tour con i Tiromancino. Le sue paure: «Viviamo in un mondo che preoccupa. Ma ho una figlia di 16 anni e il dovere di guardare avanti»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Federico Zampaglione: «Diviso tra canzoni e film ma questa industria musicale non mi piace. Voglio girare una dark story in Puglia»
di Nicola SignorileDopo il successo di The Well, horror distribuito in 108 Paesi, l'artista torna ad esibirsi in tour con i Tiromancino. Le sue paure: «Viviamo in un mondo che preoccupa. Ma ho una figlia di 16 anni e il dovere di guardare avanti»
«Fondamentalmente sono un ricercatore di emozioni». Quelle più oscure, ancestrali che animano il suo cinema dal 2007, quando uscì il suo primo film, Nero bifamiliare, e, in parallelo, la dimensione sentimentale, più pop, cifra delle hit sfornate negli anni con i Tiromancino. Federico Zampaglione, romano verace, pugliese d’adozione (è sposato con l’attrice tarantina Giglia Marra), si divide ormai stabilmente tra cinema e musica. A febbraio, è uscito il nuovo album della band, Quando meno me lo aspetto e, dopo il successo internazionale di The Well, è già al lavoro su un nuovo horror. Mercoledì 29 aprile, i Tiromancino saranno in concerto al teatro Orfeo di Taranto alle 21.
Zampaglione, qualche anno fa disse che la Puglia è il posto più bello del mondo dove vivere, conferma l’endorsement impegnativo?
«Confermo alla grande. Sto arrivando. Non vedo l’ora».
Ma non aveva giurato che non avrebbe più fatto dischi?
«Vero, infatti non era un album pianificato. Avevo detto che avrei fatto concerti, qualche singolo ogni tanto e film. Poi, la vita ha deciso per me, le canzoni sono arrivate da sole. Tutto in maniera spontanea, non troppo pianificata, non troppo ricercata. È un album di ispirazione pura, è venuto perché voleva esistere».
Un disco ricco di sfumature scritto in modo sincero, in pieno stile Tiromancino, tra ballad romantiche (“Gennaio 2016” dedicata alla moglie), omaggi blues e il singolo “Mi rituffo nella notte”.
«Le canzoni sono il diario della mia vita. Lo sono sempre state. Non ho mai scritto con scopi diversi. Alcune canzoni hanno avuto grande successo, ma erano fatte con questo spirito, non come hit costruite per dominare le classifiche. Pagine di un diario, ormai lungo più di 30 anni».
Ne avremo un assaggio in questo live?
«Ci sono buona parte delle canzoni del disco e poi i nostri pezzi storici. Lo spettacolo è molto vario: c’è spazio per l’intimità, per elementi più suonati, l’improvvisazione, il rock, il blues, ritmiche più incalzanti. Interviene anche il quartetto d’archi Parthenope String Quartet ad aggiungere la sua vibrazione emotiva».
Più volte ha espresso un certo disagio per le dinamiche attuali dell’industria musicale, si sente fuori da questo tempo?
«Non mi interessano cose che non mi fanno stare bene, mi concentro soltanto su quello che porta a qualcosa di buono. Le criticità intorno a noi sono infinite: non mi rivedo nella classe politica di oggi, in tanti atteggiamenti, nell’odio sui social, in alcune pratiche dell’industria musicale. Noi con la musica cerchiamo di portare benessere e positività. Sono sempre molto dentro la società però. Sono padre di una figlia di 16 anni per cui non posso disinteressarmi totalmente dell’oggi. È un periodo molto preoccupante, mi auguro che il mondo riprenda una piega diversa».
“The Well” è stato distribuito in 104 paesi, ne ha parlato il New York Times, in Italia l’horror però è ancora snobbato, perché?
«Io ho cominciato a fare film horror nel 2008, in tempi molto più duri per il genere. A me piaceva e l’ho fatto perché mi interessava. Da lì è partito un lungo percorso che mi porta a fare molti film, quasi uno dietro l’altro. Sto terminando il mio nuovo film, The Nameless Ballad; sarà un horror soprannaturale ambientato nel mondo della musica. Il genere viene snobbato da una certa critica, ma è amato dal pubblico, ed è questo che mi interessa. C’è tanta robaccia in giro, se si vedono i film sbagliati non si capisce la potenza dell’horror: ci sono diversi film molto belli, visionari, originali. Una stagione nuova, in cui l’horror ha superato i suoi punti deboli storici, le sceneggiature raffazzonate o la recitazione all’acqua di rose. Basta guardare film come Speak No Evil, When Evil Lurks, Together, Longlegs, Barbarian, e tanti altri».
Lei ha scritto “La descrizione di un attimo” e gira horror anche molto duri, come stanno insieme queste due anime?
«Sono un ricercatore di emozioni. La paura è una delle nostre emozioni primarie. Il processo creativo per me è lo stesso. Posso raccontare un’emozione più romantica, più intima e poi una più spaventosa, più angosciante. Da dentro vedo meno divisione, io inseguo l’emozione e la racconto».
Se dovesse scegliere, oggi quale dei due linguaggi sente più necessario?
«Sono due cose che amo e ho la fortuna di poterle fare entrambe, vorrei non dover fare questa scelta».
Prossimo passo: girare un horror in Puglia.
«A me piacerebbe molto raccontare una storia dark in Puglia. A livello visivo, scenografico, può essere interessantissima per un film di questo genere. Speriamo un giorno di riuscirci».
Vai a tutte le notizie di Lecce
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Puglia
26 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Iscriviti alla newsletterCorriere del Mezzogiorno
Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione