Pompei, Antigone sfida Creonte. Prove di gruppo per 110 studenti
Corriere della Sera - Cultura

Pompei, Antigone sfida Creonte. Prove di gruppo per 110 studenti

Domenica 26 aprile 2026
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Nell’Auditorium degli Scavi si «costruisce» la tragedia che sarà rappresentata il 22 e 24 maggio

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Pompei, Antigone sfida Creonte. Prove di gruppo per 110 studenti

di Gimmo Cuomo

Nell’Auditorium degli Scavi si «costruisce» la tragedia che sarà rappresentata il 22 e 24 maggio

Nella democratica Atene di 2.500 anni fa, la patria di Pericle e di Sofocle, così come nella rivale Tebe, la polis dei miti, governata dai tiranni, che dunque offriva l’ambientazione ideale per le tragedie, Facebook e gli altri social non esistevano ancora. Ma le notizie giravano ugualmente alla velocità della luce. Specialmente se era il coro, cioè la stessa collettività, il poco tecnologico, ma straordinariamente efficace, diffusore. S’insinua dunque il coro in una conversazione che sarebbe dovuta restare riservata tra Antigone e sua sorella Ismene, durante la quale la prima racconta alla seconda dell’intenzione del tiranno Creonte di impedire la sepoltura del loro fratello Polinice, morto in battaglia alla testa dei nemici Argivi; e, allo stesso tempo, le chiede di aiutarla nell’impresa di rendere onore al cadavere in ossequio a una legge superiore non scritta. E quando Ismene rifiuta, le comunica l’intenzione di volerlo fare comunque da sola.

Centodieci ragazze e ragazzi provenienti da cinque istituti superiori del territorio vesuviano, la cosiddetta buffer zone, si riuniscono da pochi giorni, con cadenza quasi quotidiana, nell’Auditorium del Parco archeologico di Pompei, per continuare la marcia di avvicinamento alle rappresentazioni del 22 e 24 maggio. E a breve accederanno per le prove proprio al Teatro Grande che ospiterà il debutto e la replica, davanti a millecinquecento e passa spettatori per sera. La visione del direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel, il «Sogno di Volare», sta prendendo forma per il quinto anno, stavolta, dopo quattro lavori comici di Aristofane, sotto forma di tragedia. Di una delle opere più attuali della classicità: l’Antigone, di Sofocle, la principessa tebana che osa sfidare il diktat di Creonte, predecessore di tanti tiranni contemporanei, in nome di una pietà, al tempo, quasi (quasi perché altrimenti non sarebbe un sentimento universale) sconosciuta ai suoi concittadini, paralizzati dalla paura di dispiacere a chi gestisce il potere; e che non esita, quando è punita per la sua disobbedienza, all’estrema riaffermazione di libertà, più in empatia con chi è negli Inferi che con chi è di sopra.

Durante la prova, guidata dal grande capo in persona, il regista ravennate Marco Martinelli, che in realtà è visto con rispetto dai ragazzi come l’amico che riesce a tirar fuori l’impensabile furore da ciascuno di loro, la scena del prologo si ripete più e più volte. Si tagliano battute, se ne aggiunge qualcuna, l’italiano e il napoletano si fondono in un linguaggio unico per incisività e immediatezza; si mutano il gesto, la prospettiva. E i due bracci armati del regista, Valeria Pollice e Gianni Vastarella, arruolati agli albori di «Arrevuoto», cassano, aggiungono, adattano, propongono.

Antigone è Ylenia, da pochi giorni diciottenne, piccolina, apparentemente fragile, ma animata da una volontà di ferro. Nell’architettura a geometria variabile dello spettacolo ce ne saranno altre due. Una di queste è oggi assente giustificata, la seconda, Valentina, prende parte a un’altra scena, trascinata dai soldati al cospetto di Creonte dopo essere stata scoperta. Tanto diversa, ma interprete tenace della stessa ostinata ribellione verso una disposizione iniqua. Anche i Creonte “operativi” sono due, Alessandro e Christian, in totale saranno quattro, così come i Polinice, esanimi sulla scena.

Il coro, poi, quest’anno è davvero ipertrofico. Composto da 15 elementi nelle opere di Sofocle, ora ha sfondato quota cento per assicurare la partecipazione dei ragazzi quanto più ampia possibile. «Abbiamo proprio esagerato», scherza al suo arrivo Martinelli: «La malattia si è propagata, il contagio ha funzionato». Dopo tre ore e passa di prove si accomiata dai suoi ragazzi con qualche battuta che suona come un applauso. «Quello che è cambiato rispetto alle edizioni precedenti è la disciplina, l’attenzione che mettete nelle prove. Anche chi è nel coro in terza battuta, anche chi è dietro si fa vedere. E certamente gli spettatori lo capiranno, e si commuoveranno perché magari vi credevano solo schiavi dei vostri Iphone».
P. S. Marco Martinelli non utilizza WhatsApp.

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26 aprile 2026 ( modifica il 26 aprile 2026 | 07:26)

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