Torino, la morte lenta delle fontane. Vasche asciutte e sorgenti spente, ne funziona una su quattro. Il comune: «Mancano fondi»
L’assessore Francesco Tresso: «Sono oggetti delicati, con costi di gestione elevati». Quelle che resistono, le recuperabili e quelle perse per sempre, la mappa aggiornata da piazza Statuto al Valentino
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Torino, la morte lenta delle fontane. Vasche asciutte e sorgenti spente, ne funziona una su quattro. Il comune: «Mancano fondi»
di Mattia AimolaL’assessore Francesco Tresso: «Sono oggetti delicati, con costi di gestione elevati». Quelle che resistono, le recuperabili e quelle perse per sempre, la mappa aggiornata da piazza Statuto al Valentino
Scordatevi la fontana di Trevi e i suoi riti. A Torino la monetina lanciata dai turisti non affonderà nell’acqua ma, al massimo, rimbalzerà sul cemento. È l’immagine più efficace per raccontare la stagione difficile delle fontane torinesi: vasche asciutte, giochi d’acqua spenti, impianti fermi. Delle circa ottanta presenti in città oggi se ne salvano poco più di una ventina, tra quelle già attive e quelle che torneranno a breve. Le altre restano sospese tra manutenzioni troppo costose, riconversioni e dismissioni. Perché una fontana non è solo arredo urbano. È un sistema fatto di pompe, quadri elettrici, impermeabilizzazioni, filtri e consumi. Quando gli impianti invecchiano, i costi esplodono. Lo spiega l’assessore Francesco Tresso: «Sono oggetti molto delicati, con costi di gestione elevati. Alcune non riusciamo a mantenerle».
La sete della fontana del Valentino
Il caso simbolo è quella dei 12 Mesi al Valentino, uno dei monumenti più amati della città. «Ha pompe che non possono essere estratte, una situazione complicata, solo per riempirla servono 1500 euro». Non a caso il Comune sta ragionando su come inserirne il recupero nel più ampio rilancio del parco. Sempre al capitolo spese, l’assessore cita anche il laghetto di Italia ’61: «Per rimettere in funzione il grande gioco d’acqua servirebbero circa 100 mila euro». E per le lame d’acqua dell’area del Pala Alpitour il conto sale ancora: «Rifare la soletta e sistemare i problemi strutturali costerebbe tra i 200 e i 300 mila euro». Intanto però ci sono tre ritorni annunciati. «Entro giugno ripartirà l’Angelica di piazza Solferino: abbiamo completato i lavori di pulizia delle statue, tolto il calcare, reimpermeabilizzato la vasca. Stiamo revisionando le pompe». Dovrebbe tornare presto in funzione anche la fontana della Tesoriera, mentre la terza molto importante è l’Igloo di Merz: «Stiamo completando i lavori grazie alla sponsorizzazione di Iren, entro l’estate ripartirà». Mario Merz non è un nome qualsiasi. È stato uno dei maggiori artisti italiani del Novecento, protagonista dell’Arte Povera, movimento che ha trasformato materiali semplici in opere visionarie. Torinese d’adozione, ha lasciato un segno profondo nella cultura cittadina. Per questo la sua fontana non è soltanto un impianto urbano, ma un’opera pubblica tra arte e memoria. Tenerla spenta significava spegnere anche un pezzo di identità contemporanea.
Quella di piazza Benefeica oggi è una fioriera
Tra i dossier aperti c’è anche la Fontana luminosa del Valentino. Per Tresso è un impianto da recuperare anche per ragioni di sicurezza urbana: «Va ripristinata. Un po’ di luce nelle ore serali aiuta». Un ragionamento che lega il decoro alla vivibilità degli spazi pubblici, soprattutto nelle zone dei parchi frequentate la sera. Accanto ai recuperi ci sono le rinunce. «Alcune fontane è giusto che non vengano riattivate, le stiamo convertendo in aiuole», dice Tresso. È il caso di piazza Benefica, trasformata in fioriera anche grazie alla collaborazione dei residenti. Stessa sorte per la fontana Maroncelli all’incrocio con corso Unità d’Italia, per la Ratti nel Giardino Roccioso del Valentino e per quella di via Oropa. Anche la fontana Spina Reale, in via Stradella, è stata convertita a verde ed è oggi in gestione a un’associazione.
In altri quartieri si è scelta una nuova funzione. Le fontane Don Gnocchi, Sempione e Parco Di Vittorio sono state riconvertite in aree ludiche con giochi d’acqua. A Falchera, in piazza Astengo, la vecchia vasca è diventata luogo di aggregazione. In via Catania lo spazio è stato trasformato in area ludica, mentre quella di via Di Nanni è stata demolita per problemi di sicurezza.
I «getti» che resistono
Non mancano però le strutture ancora vive. Restano attive o in via di attivazione la Sambuy di piazza Carlo Felice, quella di piazza Statuto, i laghetti della Pellerina, il lago naturalistico di piazza d’Armi e diversi giochi d’acqua del Valentino, dal Lago dei Cigni ai ruscelli interni del parco. Resistono anche alcune fontane del Parco Dora e del Colonnetti.
Sul futuro interviene anche Paolo Romano, presidente Smat, che gestisce le famose «Po» e «Dora» in piazza Cln e i giochi d’acqua in piazza Castello, oltre ai più di 700 Toret: «A livello tecnico non c’è problema, tutto si può fare, ma per garantire il funzionamento degli impianti serve una disponibilità economica importante». Per Romano è anche una questione di immagine: «Un turista che arriva davanti a una fontana importante come quella di Merz o di piazza Solferino non capisce perché sia spenta».
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