La strategia del boomerang
Eterogenesi dei fini: le mosse del presidente americano Trump hanno prodotto effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati
La strategia del boomerang
Massimo Nava | 25 aprile 2026Eterogenesi dei fini: le mosse del presidente americano Trump hanno prodotto effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati
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L’eterogenesi dei fini è un concetto coniato da un non molto conosciuto filosofo tedesco, Wilhelm Wundt, il quale sostiene che la Storia non procede secondo obiettivi e decisioni di singoli o di governi, ma è il risultato di combinazioni spesso opposte. Una concezione simile era stata teorizzata anche da Giambattista Vico a proposito di corsi e ricorsi della Storia e di risultati avversi a quelli prefissati. È possibile che queste tesi siano sconosciute in un Paese in cui il ministro della guerra confonde la Bibbia con Pulp Fiction e il presidente si propone di distruggere in una notte una civiltà ultramillenaria come quella persiana, ma è un fatto che trovino numerose conferme da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca.
La decisione di attaccare l’Iran mirava a mettere fine al programma nucleare di Teheran, provocare un cambio di regime e azzerarne la nefasta influenza nella regione. Di fatto il regime non è caduto, probabilmente si è ricompattato, il programma nucleare è tuttora in atto e il blocco dello stretto di Hormuz ha messo, almeno temporaneamente, l’Iran nella condizione di player mondiale con formidabili forme di ricatto e lucrosi balzelli sulle rotte dell’energia e dei commerci. Se otterrà anche la fine delle sanzioni e i danni di guerra il disastro dell’avventura trumpiana sarà completo.
Un altro esempio, meno drammatico, ma parimenti significativo, è stato offerto dai minacciosi propositi di Trump sulla Groenlandia. La Ue è andata subito in soccorso della Danimarca, cui il territorio appartiene. E in Canada, il cui governo ha duramente raffreddato i rapporti con gli Stati Uniti in seguito allo scontro sui dazi, si riflette sulla continuità territoriale con l’Europa (c’è un confine formale sulla piccola isola di Hans, mentre uno stretto braccio di mare separa in effetti il Paese dal Vecchio Continente). Complicato parlare d’integrazione, ma si rafforzano sempre più le relazioni commerciali, culturali e politiche con Bruxelles: e il Quebec francofono fa da apripista.
Dal Canada all’Australia e più recentemente in Ungheria, i risultati elettorali sono stati opposti a quelli auspicati dalla Casa Bianca, nonostante smaccati tentativi d’influenza. Inoltre partiti, movimenti e leader patriottici e nazionalisti che hanno flirtato con Trump si misurano oggi con pesanti cadute di consenso. La Bulgaria, con la vittoria di un leader filorusso domenica scorsa, potrebbe essere un colpo di coda, ma è prematuro parlare di un nuovo caso Orbán.
La guerra dei dazi, la crisi del Medio Oriente, gli attacchi e gli insulti a paesi alleati ed amici, lo scontro con il Papa, la percezione ormai universale di un presidente mentalmente instabile — oltre a minare il patrimonio di simpatia e influenza degli Stati Uniti — stanno innescando o accelerando in tutto il mondo processi politici ed economici conflittuali rispetto agli interessi americani e presumibilmente alle aspettative dello stesso Trump. Basti dire dell’allargamento e della maggiore coesione dei Paesi che fanno parte dell’alleanza Brics (il gruppo di economie emergenti, fra cui Brasile, Russia, Cina, India e Sud Africa) che prelude ad un maggiore utilizzo di euro ed yen come monete di riferimento e di moneta digitale sganciata dal dollaro. Cina e India in particolare stanno inoltre intensificando partnership commerciali con la Ue che a sua volta ha finalmente definito l’accordo con il mercato sudamericano: il Mercosur è un’alleanza per l’interscambio commerciale che rappresenta anche una dura risposta ai dazi di Trump.
Ma forse l’eterogenesi dei fini più evidente consiste nel tentativo trumpiano di indebolire e dividere l’Europa e di considerare superata l’Alleanza Atlantica, probabilmente immaginando di farne comunque a meno o di contare su singoli alleati manovrabili e sottomessi. Risultato? Non solo diversi governi, in misura maggiore o minore, hanno preso le distanze dalla Casa Bianca, dissociandosi anche dall’avventura militare in Medio Oriente. È l’intero processo per la costruzione della difesa europea e per l’autonomia strategica dell’industria militare che ha subito un’accelerazione. Trump è riuscito anche nella non facile impresa di far attenuare le ricorrenti critiche politiche e culturali all’Ue e di resuscitare, sopratutto all’esterno dell’Europa, gli ideali e l’attrattività di un modello sociale ed economico che resta comunque il più progredito del mondo.
Nonostante i pesanti sacrifici che questo comporta e le evidenti sollecitazioni della Casa Bianca propensa ad accordi sottobanco con Mosca, la Ue ha anche resistito alla tentazione di un voltafaccia nei confronti dell’Ucraina.
Le conseguenze dell’eterogenesi cominciano a farsi sentire anche all’interno della società e del mondo politico americano. Il mantra dell’America più grande e più potente agitato da The Donald si risolve in una precipitosa e generalizzata caduta di consensi e nelle continue proteste di categorie economiche e sociali. C’è un solo ambito in cui il teorema di Wundt sembra non reggere : quello personale. Trump diventa sempre più ricco e, probabilmente, anche questo era un fine.
25 aprile 2026
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