Il nostro viaggio fra Brescia e Bergamo in bicicletta fra vigne, sentieri, borghi sconosciuti e salite mozzafiato
Due giorni di bikepacking lungo il traccia della Via delle Sorelle che unisce le due città in 150chilometri per oltre tremila metri di dislivello positivo
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Il nostro viaggio fra Brescia e Bergamo in bicicletta fra vigne, sentieri, borghi sconosciuti e salite mozzafiato
di Massimiliano Del BarbaDue giorni di bikepacking lungo il traccia della Via delle Sorelle che unisce le due città in 150chilometri per oltre tremila metri di dislivello positivo
Fra le eredità materiali di Bergamo e Brescia Capitali della Cultura 2023 c’è anche il sudore. Tanto sudore.
La Via delle Sorelle versione gravel - vale a dire quella disegnata per il cicloturismo fuoristrada - è un affare tosto. Tremila metri di dislivello attivo per 150 chilometri lineari per congiungere, in maniera alternativa, le città di Brescia e di Bergamo coinvolgendo buona parte del proprio entroterra collinare. Disegnata in tre tappe, la via - che sostanzialmente ricalca quella disegnata per il pellegrinaggio a piedi - si può fare anche in due giorni (come abbiamo scelto noi per ragioni di tempo), ma a condizione di avere nelle gambe la possibilità di affrontare 1.500 metri di dislivello per tratta. Il che, alternando frazioni stradali, sentieri in terra battuta, tratturi, forestali e single track più idonei alle mountain bike piuttosto che a gravel bike, può comportare qualche difficoltà (soprattutto in salita, perché alcuni dislivelli richiedono cassette esplicitamente da montagna oltre il rapporto 1:1 che solitamente è il limite delle gravel).
Il Borgo del Maglio, a Ome (foto mdb)
Lamentazioni a parte - la querelle fra cosa sia la disciplina gravel è vivissima nella community dei ciclisti, dato che come ogni via di mezzo rischia di non accontentare mai nessuno, essendo troppo stradale per l’off-road e troppo pesante per l’asfalto - si parte dal cuore storico di Brescia e, lasciando la città, si sale verso la Maddalena per poi puntare, attraverso la valle di Mompiano, verso i rilievi del Parco delle colline da cui si vede il limes fra pedemonte e bassa. Da qui, superando l’abbazia benedettina di Rodengo Saiano si entra in Franciacorta. Ma è subito una Franciacorta differente, ulteriore. Far from the madding crowd, il tracciato predilige infatti la parte meno conosciuta del territorio a sud del Sebino, fra saliscendi (i classici mangia-e-bevi)su strade secondarie, dentro piccoli centri abitati lontani dalle principali arterie, sopra tratturi che delimitano i vigneti e brevi tratti presi in prestito alla Ciclovia Culturale Bergamo Brescia.
Fra cultura e coltura (quella del lascito medievale di queste terre e quella vitivinicola che da una quarantina d’anni ha cambiato pelle a questa zona altrimenti industriale, preservandola dall’erosione dell’hinterland), tenendo alla propria destra le Torbiere del Sebino (che, attenzione, sono precluse al passaggio in bici) si supera l’Oglio per entrare in terra orobica, la quale subito offre un suo saggio di storia economica mostrando in copertina la produttività del cosiddetto O Ring District, il distretto delle guarnizioni oggi alle prese con la transizione all’elettrico del comparto della meccanica oleodinamica e dell’automotive. E poi di nuovo colline, e quindi rilievi. È la Valcalepio, l’altra faccia - meno conosciuta ma qualitativamente in crescita - della viticoltura delle due città sorelle. L’arrivo al borgo medievale di Costa di Mezzate, con il suo castello che domina la valle, vale una pausa di riflessione alla Madame de Staël sul rapporto fra antico e moderno.
Le vigne della Valcalepio (foto mdb)
Gli ultimi settanta chilometri costituiscono un tragitto affascinante che si snoda tra le colline, regalando un’esperienza tra vigneti (su tutti Scanzo), borghi storici e paesaggi naturali di rara bellezza. È, questa, a nostro giudizio, la parte più difficile del tracciato. La prima rampa impegnativa è quella di Gandosso, verso Grumello del Monte, la seconda la ritroviamo a Chiuduno. Da cartolina l’attraversamento della valle d’Argon, mentre più prosaico il lungo Serio fino a Nembro. Degno di nota, tuttavia, il progetto di riqualificazione naturalistica a Villa di Serio, attorno alla grande torre di raffreddamento dell’ex centrale termoelettrica Italgen.
Nella valle d'Argon (foto mdb)
Le ultime due fatiche (vere) sulla salita (troppo asfalto, per la verità) di Lonno, che inizia a Nembro e che condivide i primi chilometri con la ben più nota (e trafficata) scalata del Selvino, e soprattutto la via crucis (sia in senso letterale con le sue stazioni sia in senso figurato, data la pendenza che spesso supera il 13%) appena superato l’incantevole borgo di Olera, con le sue strade strettissime. Di lì una fresca discesa fra il bosco ceduo porta al Parco dei Colli di Bergamo e, infine, allo spettacolo naturale e architettonico della Città Alta.
L'arrivo in Città Alta, a Bergamo (foto mdb)
CronacaCon la gravel pedalando fra le vigne del Franciacorta in attesa della fine della vendemmia (e poi del «foliage»)
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25 aprile 2026 ( modifica il 25 aprile 2026 | 20:16)
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